Il gangster israeliano, al secolo Benjamin Netanyahu, continua a colpire Gaza. Morti, feriti, distruzione sofferenza. E il mondo sta a guardare. Di questo mondo complice non appartengono gli studenti del liceo Berchet di Milano.
Racconta su il Fatto Quotidiano.it Youssef Taby: “Ventimila nomisu un enorme foglio bianco steso nell’atrio della scuola insieme alla bandiera palestinese. Oltre ventimila bambini uccisi a Gazadal 7 ottobre 2023. Al liceo Giovanni Berchet di Milano, la mattina del 15 maggio, l’atrio della scuola attraversato quotidianamente si è trasformato in una distesa di nomi. Un colpo d’occhio netto, quasi impossibile da ignorare. È così che il Collettivo Politico Berchetha scelto di ricordare la Nakba (la “catastrofe” in arabo) palestinese iniziata nel 1948 con l’esodo forzato di oltre 700mila palestinesi dopo la nascita dello Stato di Israele. “Da lontano sembrano solo puntini neri”, spiegano gli studenti a ilfattoquotidiano.it. “Ma ognuno di quei puntini è un nome, una vita”. Un’iniziativa pensata per interrompere il silenzio che, secondo il collettivo, sta tornando a calare su Gaza. “Anche se ne parla meno, i bambini continuano a morire. E quello che sta succedendo oggi in Palestina non nasce nel 2023: è un processo storicoche parte dal 1948”[…] Migliaia di nomi uno accanto all’altro nel centro della scuola. “Non volevamo parlare solo di numeri”, spiegano. “Volevamo rendere visibile quello che spesso viene ridotto a una statistica. Si tratta di vite spezzate dalla brutalità della reazione del governo israeliano, di persone colpevoli solo di essere nate in Palestina”. Per il collettivo, il punto è specialmente politico: mantenere acceso un faromentre l’attenzione mediatica diminuisce. “È importantissimo che a ricordarlo siano gli studenti”, spiegano. “Perché siamo la classe dirigente di domani. E se cala l’attenzione pubblica, allora diventa ancora più necessario prendere posizione”.
Gaza, il genocidio dei bambini. Denuncia l’Unicef: “A Gaza la guerra non è finita. Continua nelle tende, tra i rifiuti, nelle fogne rotte, tra i topi. Migliaia di famiglie vivono ammassate in ripari di fortuna, circondate da macerie, senza acqua pulita, senza servizi igienici, senza raccolta dei rifiuti. Un ambiente collassato, disumano.
Qui i parassiti proliferano: pidocchi, scabbia, cimici.
Qui i topi entrano nelle tende, contaminano il cibo, mordono i bambini, trasmettono infezioni.
Qui oltre 17.000 persone sono state colpite da malattie legate ai roditori dall’inizio dell’anno. I bambini sono i primi a pagarne il prezzo. Pelle piagata, infezioni che non guariscono, febbri persistenti.
Malattie che altrove si curerebbero facilmente, ma che qui diventano una condanna. Il sistema sanitario è al collasso”.
Dall’Unicef a Medici senza Frontiere.
Così un recente report: “Secondo un’analisi dei dati medici pubblicata oggi, 15 maggio, da Medici senza Frontiere, lamalnutrizione artificiosamente provocata da Israele a Gazaha avuto conseguenze devastanti sulle donne incintee su quelle che allattano, sui neonati e sui bambini di età inferiore ai 6 mesidurante i periodi di intense ostilità e assedio, come quello di metà 2025.
In 4 strutture sanitarie gestite e supportate dalle équipe MsF, tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026, si sono registrate livelli più elevati di prematurità e mortalità tra i neonati nati da madri affette da malnutrizione durante la gravidanza, alti livelli di aborti spontanei, e un forte aumento delle interruzioni delle cure tra i bambini malnutriti.
“Attribuiamo questi dati al blocco dei beni essenziali imposto da Israele e agli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le strutture mediche – ha spiegato l’Ong -. L’insicurezza, gli sfollamenti, le restrizioni agli aiuti e l’accesso limitato al cibo e alle cure mediche hanno avuto conseguenze devastanti per la salute materna e neonatale. La situazione rimane estremamente fragile nonostante il cosiddetto cessate il fuoco ed esorta le autorità israeliane a consentire immediatamente l’ingresso senza ostacoli di assistenza e rifornimenti vitali”.
“La crisi di malnutrizione è interamente artificiale – ha tenuto a precisare Mercè Rocaspana, referente medico di MsF per le emergenze -. Prima della guerra, la malnutrizione a Gaza era praticamente inesistente.Da 2 anni e mezzo, il blocco sistematico degli aiuti umanitari e delle merci commerciali, unito all’insicurezza, ha fortemente limitato l’accesso al cibo e all’acqua potabile. Le strutture sanitarie sono state costrette a chiudere e le condizioni di vita sono gravemente peggiorate. Di conseguenza, le persone più vulnerabili sono esposte a un rischio maggiore di malnutrizione”.
Analizzando i dati raccolti da 201 madri di neonati in cura nelle unità di terapia intensiva neonatale degli ospedali Al Nasser e Al Helou, a Khan Younis e Gaza City, tra giugno 2025 e gennaio 2026, emerge che più della metà delle donne ha sofferto di malnutrizione nel corso della gravidanza e il 25% era ancora malnutrito al momento del parto.
Il 90% dei bambini nati da madri affette da malnutrizione è nato prematuro e l’84% presentava un basso peso alla nascita, un’incidenza molto più elevata rispetto ai bambini nati da madri non malnutrite al momento del parto. La mortalità neonatale era doppia tra i neonati nati da madri affette da malnutrizione rispetto a quelli nati da madri non malnutrite.
Tra ottobre 2024 e dicembre 2025, i team MsF hanno ammesso 513 neonati di età inferiore ai 6 mesi nei programmi ambulatoriali di alimentazione terapeutica presso le strutture sanitarie di base di Al Mawasi e Al Attar a Khan Younis. Di questi, il 91% era a rischio di ritardi nella crescita e nello sviluppo.
A dicembre, 200 neonati non facevano più parte del programma: solo il 48% di loro era guarito, il 7% era deceduto, il 7% era stato indirizzato a un programma per bambini più grandi e un incredibile 32% aveva interrotto il trattamento, principalmente a causa dell’insicurezza e dello sfollamento.
“La riduzione dei ricoveri tra la fine di luglio e l’inizio di agosto 2025 ha coinciso con un periodo di intensificata insicurezza e interruzioni nella distribuzione di cibo – ha spiegato Marina Pomares, coordinatrice medica di MsF per la Palestina -. La maggior parte delle madri ha richiesto sostegno nutrizionale anche quando ai bambini non era ancora stata diagnosticata la malnutrizione, il che riflette la diffusa insicurezza alimentare causata dal blocco imposto da Israele, che ha di fatto impedito l’ingresso di cibo a Gaza per mesi. Le famiglie hanno adottato meccanismi di adattamento, spesso dando la priorità agli uomini e ai bambini rispetto alle madri nella distribuzione del cibo limitato”.
Prima della guerra non esistevano reparti specializzati nell’alimentazione terapeutica. Le équipe di Medici Senza Frontiere hanno individuato i primi casi di malnutrizione infantile nel gennaio 2024. “Da allora fino a febbraio 2026, abbiamo ricoverato 4.176 bambini di età inferiore ai 15 anni, il 97% dei quali sotto i 5 anni, per malnutrizione acuta nell’ambito dei programmi ambulatoriali e di ricovero”. Nello stesso periodo, 3.336 donne in gravidanza e in allattamento sono state inserite nei programmi ambulatoriali.
Il cessate il fuoco del gennaio 2025 è terminato a metà marzo 2025. Entro la fine di maggio 2025, i punti di distribuzione alimentare sono passati da circa 400 ai soli 4 della Gaza Humanitarian Foundation, molti dei quali operavano in condizioni precarie e con aperture irregolari. Inoltre, il blocco sui camion commerciali di generi alimentari ha limitato drasticamente l’accesso al cibo, mentre la presenza di punti di distribuzione militarizzati e ritenuti insicuri ha reso ancora più difficile per la popolazione ricevere l’assistenza alimentare di cui c’era tanto bisogno.
Nei mesi successivi, le strutture da noi supportate, hanno registrato un forte aumento dei pazienti in cerca di cure a causa delle violenze perpetrate nei punti di distribuzione alimentare e della malnutrizione legata alla privazione di cibo.
Molte donne hanno anche riferito di aver vissuto uno stress e un’ansia estremi legati ai rischi significativi affrontati dai membri maschi della famiglia che tentavano di procurarsi cibo nei siti della GHF, nonché agli intensi bombardamenti aerei e agli sfollamenti che ne sono derivati.
Le équipe dell’Ong hanno osservato un numero elevato di aborti spontanei durante questo periodo, identificando l’alto livello di stress come un fattore determinante.
Tra il 16 ottobre e il 30 novembre 2025, secondo la Classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare, che ad agosto aveva dichiarato una carestia, la prima in assoluto nella regione mediorientale, si stima che circa 3/4 della popolazione di Gaza abbiano dovuto affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta”.
Gaza, per non dimenticare.
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