Il Libano continua a pagare un prezzo devastante sotto i bombardamenti israeliani. Secondo il Ministero della Salute libanese, almeno 2.869 persone sono state uccise e altre 8.730 ferite dall’inizio della nuova fase dei combattimenti, ripresi il 2 marzo. Numeri che raccontano una crisi umanitaria sempre più grave, mentre nel sud del Paese si susseguono raid, distruzioni e vittime civili.
Nelle ultime ore nuovi attacchi aerei israeliani hanno colpito la regione di Nabatieh, nel Libano meridionale, provocando altre vittime tra la popolazione. Nel villaggio di Abba un bombardamento ha centrato un’abitazione civile, uccidendo Najia Hassan Rammal, 78 anni, e il nipote undicenne Fadl Wahab Tarhini. La loro casa è stata completamente distrutta. Almeno altre quattro persone sono rimaste ferite.
Un secondo raid ha colpito Jarjouaa, sempre nel governatorato di Nabatieh. Nell’attacco sono morti i fratelli Ali e Nidal Naeem Moussa, mentre un’altra persona è rimasta ferita. Le immagini provenienti dalle aree colpite mostrano edifici sventrati, macerie e intere comunità costrette a vivere sotto il costante terrore dei bombardamenti.
La situazione nel sud del Libano appare sempre più drammatica. Molti villaggi risultano gravemente danneggiati o parzialmente svuotati, mentre le infrastrutture civili continuano a essere colpite. Beirut denuncia da settimane violazioni continue del cessate il fuoco da parte israeliana, accusando Tel Aviv di proseguire operazioni militari, demolizioni e incursioni oltre il confine.
Il presidente libanese Joseph Aoun ha incontrato l’ambasciatore statunitense Michel Issa, affrontando gli sviluppi diplomatici legati al terzo incontro tra Libano e Israele previsto questa settimana negli Stati Uniti. Durante il colloquio, Aoun ha ribadito la necessità di esercitare pressioni internazionali su Israele affinché cessino immediatamente gli attacchi, le operazioni militari e la distruzione sistematica delle abitazioni nel sud del Paese.
Mentre la diplomazia tenta di evitare un’ulteriore escalation regionale, sul terreno il bilancio continua ad aggravarsi giorno dopo giorno. Famiglie intere vengono travolte dai raid, i civili restano intrappolati nelle zone di combattimento e il rischio di un conflitto sempre più ampio in Medio Oriente appare ormai concreto.
