Ascoltare il ministro Urso in versione ‘bello addormentato nel bosco’ spiegare il fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad con l’assenza di un “buon vino a tavola” non è solo sconcertante. È rivelatore della pochezza politica di questo ministro. Uno pensa: era satira? No, l’ha detto davvero.
Da restare senza parole, non tanto per la sequela di fesserie — la diplomazia informale, i gesti simbolici hanno avuto un ruolo nella storia — quanto perché aveva la postura di colui pensava che queste stupidaggini potessere essere perle di saggezza. “La convivialità’ su cui riflettere ha gravemente detto come un novello Seneca.
Tra l’altro lo sprovveduto Urso sembrava non sapere che Pakistan e Iran fossero paesi musulmani, dove il vino non è esattamente qualcosa che si possa offrire, soprattutto in un contesto formale. Evocare un fiasco di rosso come l’elemento mancante di un accordo internazionale dimostra che il nostro non percepisce nemmeno lontanamente la differenza tra una frasca e un tavolo internazionale di trattative.
E poi, a destare lo sconforto nello sconforto, c’è il luogo in cui tutto questo è stato detto: Vinitaly, la vetrina dell’industria vinicola italiana. Ossia il tentativo maldestro di fare da imbonitore e propagandare il vino in un contesto nel quale i produttori sono leggermente (leggermente è ironico) incavolati con la ducetta e i sovranisti per i dazi imposti dal loro beniamino Trump che tanti danni stanno facendo.
Imbonitore o bello addormentato che fosse il nostro non si è minimamente accorto che confronto tra Teheran e Washington non si è mai giocato sul terreno delle buone maniere. Stanno volando le bombe. Di mezzo c’è il nucleare, il possesso del petrolio, l’influenza regionale e internazionale. Interessi contrapposti da risolvere in un complicato braccio di ferro. Non all’osteria del sor Capanna all’insegna del ‘volemose bene.
Che altro dire: che nel maggio 2024 un altro ministro del governo Lollobrigida aveva spiegato dall’alto del suo desco a tutti noi imbecilli il concetto di ‘convivialità’ dello stare a tavola: “Quanto è importante stare a tavola, discutere, ragionare, bere un bicchiere di vino, dialogare… Quante guerre non ci sarebbero state di fronte a cene ben organizzate”.
Convivialità e bicchiere di vino: ieri Lollobrigida e adesso Urso: ministri di un governo nel quale le stupidaggini si dicono con lo stampino.
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