Cuba e Trump, cronaca di un attacco annunciato: ogni silenzio è complice

Il gangster della Casa Bianca rivendica di avere l’esercito più potente al mondo e manifesta, praticandola, l’intenzione di usarlo su scala globale.

Cuba e Trump, cronaca di un attacco annunciato: ogni silenzio è complice
Donald Trump
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

28 Marzo 2026 - 15.37


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Il gangster della Casa Bianca rivendica di avere l’esercito più potente al mondo e manifesta, praticandola, l’intenzione di usarlo su scala globale. Dopo il Venezuela, l’Iran. E prossimamente toccherà a Cuba. Ovvero cronaca di un attacco annunciato. Il gangster in questione non conosce altra legge che quella della giungla. Il diritto internazionale non esiste. Esiste solo la sua “moralità” che lo porta a decidere chi, dove, quando, come attaccare. La moralità di un immorale. Che non si fa scrupolo di affamare popoli, di oscurarli (non è una metafora, è la realtà). Un carnefice che si erge a giudice. Le sue sentenze sono inappellabili. 

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Di Cuba si parla poco. Anche a sinistra. Una rimozione solo in parte contrastata dall’iniziativa di quel mondo solidale, l’Arci per citarne una, che non chiude gli occhi né volta le spalle di fronte alle punizioni collettive inflitte al popolo cubano. Quel mondo che ha promosso la grande manifestazione di oggi a Roma, quella del movimento “No Kings Italia”, fatto di oltre 700 diverse realtà, dall’Anpo a Emergency, da Amesty alla Rete Italiana Pace e Disarmo, dall’Arci alla Cgil, ai collettivi studenteschi e tanti altri ancora. 

Qui non si tratta di sostenere un regime, sul quale è lecito aprire un confronto critico. Qui si tratta di denunciare la protervia di un’amministrazione Usa che continua a ritenere l’America latina come il cortile di casa, dove al padrone tutto è permesso. 

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Così non deve essere. Sta ai cubani decidere il loro futuro. A loro e. a nessun altro. Così come per i palestinesi, così per gli iraniani e via elencando.

La democrazia non la si esporta con le bombe. Non la s’impone con la forza. Per Cuba, poi, la storia è davvero magistra vitae. A Trump e ai suoi accoliti del benessere del popolo cubano non frega niente. La Cuba castrista è sempre stata una spina nel fianco degli Usa. Un modello per le lotte di liberazione dei popoli latinoamericani, e non solo. Un modello entrato in crisi, ma provate voi a reggere embarghi, sanzioni, pressioni che durano da decenni. Sia chiaro: questo non giustifica l’irrigidimento del regime, le responsabilità nella crisi che attanaglia il Paese né chiudere gli occhi di fronte a gravi violazioni dei diritti umani puntualmente denunciate da Amnesty International e Human Rights Watch.

Ma difendere l’indipendenza di Cuba non può venir meno. Oggi più che mai. Oggi che siamo in prossimità di un attacco annunciato. Oggi che Donald Trump, il gangster della Casa Bianca, minaccia l’intervento armato. 

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La sinistra non deve rimuovere alcuno scheletro dai suoi armadi. Ma essere coerente senza eccezioni. Senza se e senza ma. Vale per la Palestina, dove denunciare il genocidio d’Israele non ha significato schierarsi con Hamas. Vale per l’Iran, dove denunciare la guerra criminale di Trump e Netanyahu, non vuol dire fare sconti al truce regime teocratico-militare degli ayatollah e dei pasdaran. Vale per il Libano, invaso dall’esercito israeliano e che i fascisti che governano lo Stato ebraico intendono trasformare in una nuova Gaza. Denunciarlo non significa schierarsi con Hezbollah.

E vale per Cuba. Il Che, Fidel, il nostalgismo non c’entrano nulla.  C’entra l’oggi. E un NO alla sporca guerra in atto, nel silenzio dei media mainstream, contro l’isola che si sarebbe voluta “normalizzare” da decenni, riportandola ai tempi in cui era il bordello americano.

Già li sento gli “avvoltoi” delle tastiere, i frequentatori fissi dei talkshow, gridare “ecco i comunisti che difendono l’indifendibile”. Gli stessi che danno dell’antisemita a chiunque si indigni per il genocidio di Gaza e i pogrom in Cisgiordania. 

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Il silenzio è sinonimo di resa. 

Accanto alle bandiere palestinesi, sventolino quelle cubane. Le belle bandiere. 

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