I 'grandiosi' piani dell'Idf per un'offensiva terrestre nel Libano del sud non riusciranno a rovesciare Hezbollah

Questa è la storia di una esecuzione. L’esecuzione di una intera famiglia palestinese. Questa è la storia di ciò che è diventato, sotto il governo fascista e messianico di Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich, l’”esercito più etico del mondo”

I 'grandiosi' piani dell'Idf per un'offensiva terrestre nel Libano del sud non riusciranno a rovesciare Hezbollah
Esercito italiano
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

17 Marzo 2026 - 15.47


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Questa è la storia di una esecuzione. L’esecuzione di una intera famiglia palestinese. Questa è la storia di ciò che è diventato, sotto il governo fascista e messianico di Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich, l’”esercito più etico del mondo”.

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Gli aedi mainstream del fu Belpaese, ultras del “Bibistan” – ciò che è diventato Israele sotto il dominio del primo ministro criminale di guerra Benjamin Netanyahu – sono pronti a sbraitare contro l’informazione pro-Pal e antisemita. E allora ecco l’editoriale di Haaretz, giornale indipendente di Tel Aviv, tra i più autorevoli e diffusi quotidiani israeliani, e il j’accuse di una delle più conosciute e affermate giornaliste israeliane a livello internazionale: Amir Hass. 

Così l’editoriale: “La responsabilità dell’uccisione della famiglia Odeh a Tammun, nella Valle del Giordano settentrionale, avvenuta nella notte di sabato, ricade sul comando superiore delle Forze di Difesa Israeliane, sulla Polizia israeliana e sul governo israeliano. Le scuse non servono a nulla: senza alcuna giustificazione, un’unità in borghese della Polizia di Frontiera in Cisgiordania ha aperto il fuoco contro un’auto che trasportava innocentemente un padre, una madre e quattro bambini mentre tornavano a casa. I soldati non erano in pericolo e, anche se avessero percepito una minaccia, nulla può giustificare quella raffica di colpi pesante e indiscriminata.

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L’unità in borghese è entrata nel villaggio a bordo di un’auto con targa palestinese mentre la famiglia stava tornando da Nablus, dove era andata a fare la spesa in vista del Ramadan. Secondo testimoni oculari, le truppe hanno aperto il fuoco contro di loro. I primi ad essere colpiti sono stati Othman, 7 anni, che secondo quanto riferito aveva bisogni speciali ed era cieco, e Mohammed, 5 anni, seguiti dai loro genitori, Ali Khaled Bani Odeh, 37 anni, e Waad Othman Bani Odeh, 35 anni. Un terzo bambino, Khaled, di 11 anni, sopravvissuto all’attacco, ha raccontato che dopo la sparatoria un soldato lo ha tirato fuori dall’auto, lo ha picchiato e ha detto: ‘Abbiamo ucciso dei cani’. 

Il portavoce dell’Idf ha affermato che il veicolo ‘ha accelerato verso le truppe’  e che l’unità ‘si è sentita in pericolo’. Un parente ha chiesto: ‘Un padre, una madre e quattro bambini. Chi accelererebbe? Questo è un omicidio a sangue freddo’.

La vita dei palestinesi in Cisgiordania è diventata a poco prezzo, sia per i coloni in uniforme o in abiti civili, sia per l’esercito. Né la polizia né l’esercito, che a volte si oppone alla violenza e a volte vi si unisce, possono lavarsene le mani.

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Tutto questo sta avvenendo sotto il comando del capo del Comando Centrale Avi Bluth, che ha intrapreso una politica sconsiderata in Cisgiordania, un capo di stato maggiore che non sta facendo nulla per porvi fine e un ministro della sicurezza nazionale assetato di sangue.

La situazione si è deteriorata nelle ultime settimane. All’incendio di case e terreni agricoli, all’abbattimento di alberi e agli attacchi con mazze si è aggiunto l’uso di armi da fuoco. Sabato i coloni hanno ucciso un abitante del villaggio di Qusra. La scorsa settimana, tre palestinesi sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco a Khirbet Abu Falah, mentre un abitante di Wadi al-Rahim è stato ucciso da un colono in uniforme militare. Una settimana prima, un colono in servizio di riserva ha ucciso due abitanti a Qaryout. E tre settimane fa, un giovane abitante di Mukhmas è stato picchiato e ucciso a colpi d’arma da fuoco, mentre le truppe dell’Idf erano nella zona.

Questi atti non rappresentano un crollo, ma sono il risultato di politiche che consentono ai coloni e ai soldati di agire senza controllo e di fare del male a palestinesi innocenti. L’unità affari interni della polizia ha aperto un’indagine, ma quando la norma è che nessuno venga perseguito e l’esercito si rifiuta di assumersi la responsabilità, gli omicidi non faranno che aumentare.

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Dal punto di vista del governo guidato da Benjamin Netanyahu, promotore del “Piano Decisivo”, di Bezalel Smotrich, del temerario ministro della Difesa Israel Katz e del ministro della Sicurezza Nazionale kahanista Itamar Ben-Gvir, l’uccisione fa parte di un piano volto ad annettere la Cisgiordania ed espellere la sua popolazione palestinese”.

Questo l’editoriale di Haaretz. Più chiaro di così.

Tra tutti i giornalisti, non solo israeliani, che in questi decenni hanno raccontato la tragedia palestinese, Amira Hass, storica firma di Haaretz, è la più coraggiosa, capace. La più brava. Amira Hass la vita dei palestinesi, con il dolore, la sofferenza, le umiliazioni quotidiane, non l’ha solo raccontata in centinaia di reportage, e in libri, che hanno fatto il giro del mondo e che le sono valsi, più che meritatamente, premi e riconoscimenti internazionali; quella vita Amira l’ha vissuta in prima persona, quando ha deciso di trasferirsi per un lungo periodo in Cisgiordania, attirandosi per questo, anche per questo, l’odio, con tanto da minacce di morte, da parte della destra messianica e dei coloni pogromisti.

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Questo è il suo report-j’accuse , sempre da Haaretz: “: “Abitanti di Beita, vi consigliamo di cominciare a fare le valigie’, ha commentato lunedì l’amministratore del gruppo WhatsApp in lingua ebraica News of the Hills», dopo aver spiegato che ‘Beita è solo un esempio di ciò che accade quando gli ebrei decidono… di comportarsi come padroni di casa’. Come al solito, ha tirato in ballo Dio, concludendo il suo sermone con: ‘C’è una sola soluzione: il trasferimento. Accadrà presto, se Dio vorrà’.

L’amministratore ha pubblicato un consiglio simile meno di un giorno dopo che alcuni ebrei israeliani hanno fatto irruzione nel villaggio di Khirbet Abu Falah e ucciso a colpi d’arma da fuoco due dei suoi residenti: ‘A tutti i piccoli terroristi di Abu Falah… il miglior consiglio che potrete ricevere è semplicemente quello di fuggire. Trasferitevi in Turchia, a Dubai o in Francia. … Qui non avete futuro. Le colline vi sconfiggeranno’. In quasi tutti i casi noti, gli aggressori ebrei recitano alle vittime palestinesi il consiglio di fuggire in un altro paese.

E così, in pieno giorno, sotto le telecamere di sorveglianza delle Forze di Difesa Israeliane e del servizio di sicurezza Shin Bet e nei video in diretta streaming degli attaccati, le squadre terroristiche ebraiche continuano instancabilmente a sparare ai palestinesi, a distruggere boschetti e condutture idriche, invadono i campi e picchiano e tormentano donne e anziani, giovani e anche il bestiame, picchiano a morte   gli attivisti di ‘presenza protettiva’ e poi si vantano apertamente che l’obiettivo è espellere i palestinesi dalla loro patria.

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La spiegazione si articola in due parti. La prima è che la loro “soluzione” di espulsione si adatta perfettamente ai piani ufficiali che non sono più nascosti nel presente e alle linee guida politiche segrete che sono state attuate in passato. Inoltre, la loro visione da incubo risponde alle speranze, ai desideri e ai lunghi anni di lavaggio del cervello etnocentrico di fin troppi ebrei israeliani.

La seconda parte è che alla maggior parte dei membri della società ebraica israeliana non importerebbe se i palestinesi scomparissero completamente da questa terra, e non solo dietro recinti di filo spinato, muri di separazione, la Strada 6 e i ristoranti di Wadi Ara.

La prima parte dice che dietro ogni adolescente trasandato o cowboy con tzitzit e pistola c’è una lunga fila di avvocati e pianificatori ben vestiti, laureati nelle migliori università, ministri del governo e funzionari del Fondo Nazionale Ebraico, comandanti militari e capi e ispettori dell’Amministrazione Civile.

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Quelli che per anni hanno finto che la ‘sicurezza’ fosse l’unica ragione per dichiarare zone di tiro e divieti di coltivazione dei terreni. Quelli che, in nome dell’applicazione della legge, hanno ordinato la distruzione delle cisterne d’acqua e hanno proibito alle comunità palestinesi di allacciarsi all’acqua e all’elettricità. Quelli che hanno redatto e stanno redigendo leggi e ordinanze che stabiliscono, in crudo linguaggio militare o in pomposo gergo legale, che i terreni pubblici saranno assegnati solo agli ebrei.

Sono loro che hanno progettato e autorizzato muri di separazione e autostrade in modo da divorare quanto più possibile di terreni agricoli palestinesi e futuri lotti edificabili – su entrambi i lati della Linea Verde, nel Negev e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.  Il terrore sacro ebraico, che raggiunge ogni giorno nuovi livelli, non fa che accelerare notevolmente la violenza burocratica e l’espropriazione che lo Stato porta avanti da decenni.

Le colline hanno già vinto, anche se la soluzione finale che stanno delineando non si concretizzerà. Stanno vincendo in virtù del fatto che solo la violenza che provoca lesioni gravi o la morte supera la soglia della cronaca. Stanno vincendo semplicemente perché l’opposizione sionista non ha inviato le sue migliaia di sostenitori con esperienza di combattimento a proteggere le comunità palestinesi. Le colline stanno vincendo perché i partiti di opposizione non arabi chiariscono con il loro silenzio che ciò che stanno facendo i pogromisti non li disturba. Le colline stanno vincendo perché le comunità ebraiche all’estero continuano a sostenere Israele, il che incoraggia il terrorismo ebraico a conquistare più territorio, in modo da poter accogliere più immigranti in cerca di una casa per le vacanze invernali”, conclude Amira Hass.

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In una intervista a l’Unità, Ehud Olmert, ex primo ministro (Likud) d’Israele, un moderato perbene, ha parlato di terrorismo ebreo. Un terrorismo dei coloni ma anche un terrorismo in divisa militare. Ecco cos’è quel terrorismo che ha annientato la famiglia. Odeh. Un terrorismo di Stato. 

Intanto, l’esercito israeliano ha invaso il Libano. Oltre 900mila sfollati, oltre mille civili uccisi, tra cui 100 bambini. Il Paese dei Cedri, la “nuova Gaza”.

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