Il conflitto si allarga, Unhcr si prepara a fronteggiare l'inasprirsi della crisi umanitaria

Nella conferenza stampa odierna a Ginevra il portavoce Babar Baloch ha confermato l'impegno dell'agenzia, nell'area con criticità pregresse. Al momento il nuovo fronte libanese ha prodotto oltre 30.000 sfollati da sostenere.

Il conflitto si allarga, Unhcr si prepara a fronteggiare l'inasprirsi della crisi umanitaria
La giornalista libanese Farah Omar e il cameraman Rabih al Mamari uccisi da Israele
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3 Marzo 2026 - 21.26 Culture


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Si allarga il fronte di guerra in Medio Oriente, con gli attacchi da parte dell’IDF a Beirut e nel sud del Libano. A giustificare l’ampliamento del teatro delle operazioni, la prossimità di oltre cinquanta villaggi libanesi a strutture di Hezbollah. Per questo le forze israeliane hanno intimato alla popolazione di lasciare le proprie abitazioni, dando il via a raid aerei e attacchi via terra.  

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A citare anche la nuova emergenza umanitaria che ne segue, il portavoce dell’UNHCR, Babar Baloch alla conferenza stampa svolta questa mattina a Ginevra al Palais des Nations. Nel corso dell’incontro coi giornalisti, ha confermato l’impegno dell’agenzia sovranazionale, durante questa nuova fase di instabilità, in un’area diffusa in cui le crisi umanitarie non mancavano affatto.

“Lo staff dell’UNHCR, Agenzia ONU per i rifugiati, si sta mobilitando dall’Iran e dall’Afghanistan, al Libano e alla Siria, per garantire sostegno alle persone costrette a fuggire dalle loro case per l’intensificarsi della crisi della regione”. Il portavoce ha riportato i numeri degli sfollati in Libano: 30.000 persone nella zona sud, spiegando “Si segnalano importanti spostamenti di popolazione in alcune zone del Libano meridionale, nella Bekaa [ndr, cioè la zona della valle nel Libano orientale] e nella periferia sud di Beirut, dopo che Israele ha emesso avvisi di evacuazione agli abitanti di oltre 53 villaggi libanesi e ha condotto intensi attacchi aerei”. 

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L’agenzia delle Nazioni Unite, esprimendo preoccupazione l’intensificarsi del conflitto lungo il confine tra Israele e Libano, ha richiesto però che venga rispettata la protezione dei civili da parte delle forze di offensiva. Da parte loro l’UNHCR ribadisce l’incremento del lavoro di monitoraggio da vicino e sul campo della zona, al fianco delle autorità affinché gli sfollati che arrivano nei rifugi che il governo libanese ha messo a disposizione, possano avere il miglior sostegno possibile.

Babar Baloch ha, inoltre, reso noto come siano stati registrati passaggi di confine anche con la Siria: secondo le autorità di Damasco, sono circa 11.000 le persone che hanno transitato in entrata la frontiera, un numero ben superiore rispetto alla media giornaliera, e che richiede quindi attenzione e sostegno.  

Al momento non si registrano invece analoghi movimenti tra i confini dell’Iran con l’Afghanistan e la Turchia. 

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Baloch ha ricordato di come a Teheran UNHCR è presente dal 1984, e tra le agenzie delle Nazioni Unite ha la maggiore rappresentanza, con diversi uffici nella capitale. Alla luce delle recenti incursioni aeree l’agenzia internazionale si prepara a dover fronteggiare una crisi dentro e fuori dal paese, nell’area vasta del Medio Oriente. Il portavoce ha esortato tutti i Paesi in questo frangente a mantenere aperte le frontiere per quanti nell’eventualità fuggissero a causa del conflitto, specificando che il contrario equivarrebbe ad attuare la pratica dei respingimenti. 

Eppure, nel lungo discorso del portavoce UNHCR emerge anche una questione non indifferente. Ormai da un anno i fondi che l’agenzia riceve da parte dei paesi per il sostegno alle emergenze umanitarie si è drasticamente ridotta. Baloch ha infatti apertamente parlato di una carestia di fondi. Delle 454,2 milioni di dollari necessari ad affrontare le complesse situazioni umanitarie nella zona mediorientale, l’UNHCR ha ricevuto solo una minima parte, il 15%. Infatti nell’area oltre al nuovo conflitto suscitato dagli attacchi all’Iran di Stati Uniti e Israele, vi erano già criticità pregresse, soprattutto in Afghanistan, Pakistan, oltre che nello stesso Iran e Asia centrale. 

Nel frattempo il conflitto prosegue, e oggi oltre i raid sull’aeroporto Mehrabad di Teheran, a Qom, seconda città santa dell’Iran, si è verificato un attacco all’Assemblea degli Esperti mentre si stava svolgendo l’elezione della nuova Guida Suprema. A riportarlo è l’emittente israeliana Kan, rilanciata da Fox News. 

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