Ice, la storia del "cannibale deportato" era falsa: Kristi Noem nella bufera per le menzogne razziste

Noem ha ripetutamente sostenuto che agenti dell’Immigration and Customs Enforcement avrebbero deportato un immigrato cannibale

Ice, la storia del "cannibale deportato" era falsa: Kristi Noem nella bufera per le menzogne razziste
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23 Febbraio 2026 - 21.12


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Il 23 febbraio 2026 l’inchiesta pubblicata da The Intercept ha demolito una delle narrazioni più grottesche diffuse dalla segretaria per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti Kristi Noem durante l’amministrazione di Donald Trump. Secondo la ricostruzione giornalistica, Noem ha ripetutamente sostenuto — sia in conferenze stampa accanto al presidente sia in un intervento su Fox News nell’estate 2025 — che agenti dell’Immigration and Customs Enforcement avrebbero deportato un immigrato cannibale.

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La funzionaria aveva descritto l’episodio come prova estrema della pericolosità degli irregolari, arrivando ad affermare che l’uomo, durante il volo di rimpatrio, avrebbe iniziato a mangiare se stesso fino a richiedere un intervento medico d’urgenza.

L’inchiesta smonta punto per punto questa storia. Tre funzionari federali delle forze dell’ordine — tra cui almeno uno appartenente allo stesso Department of Homeland Security guidato da Noem — hanno dichiarato in modo netto che l’episodio non è mai avvenuto. «È completamente falso», ha affermato un alto funzionario a conoscenza dei fatti; un secondo ufficiale ha parlato senza mezzi termini di «bugia»; un terzo ha ribadito che la vicenda è «completamente inventata». I registri dell’Enforcement and Removal Operations non contengono alcuna traccia: nessun rapporto di volo, nessun intervento di marshal, nessuna emergenza medica compatibile con quanto raccontato dalla segretaria.

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Il caso si inserisce, secondo l’inchiesta, in un pattern preoccupante di affermazioni fuorvianti attribuite alla leadership del DHS negli ultimi mesi. Tra gli esempi citati figurano l’etichettatura postuma come “terroristi domestici” di cittadini americani uccisi da agenti federali — tra cui Renee Nicole Good e Alex Pretti — la permanenza online di liste dei presunti “worst of the worst” contenenti errori gravi e la rappresentazione sistematica di manifestanti anti-ICE come cellule coordinate di estremismo interno in procedimenti poi spesso conclusi con assoluzioni o archiviazioni.

La reazione politica non si è fatta attendere. La senatrice Tammy Duckworth ha denunciato «uno schema di menzogne per coprire abusi», mentre la deputata Robin Kelly, promotrice di articoli di impeachment contro Noem con decine di co-sponsor, ha accusato la segretaria di aver giustificato con affermazioni infondate operazioni che hanno colpito anche persone innocenti. Di fronte alle richieste di chiarimento, Noem non ha risposto per mesi alle domande dei giornalisti. Il DHS si è limitato a una difesa generica, sostenendo che la segretaria avrebbe riferito informazioni ricevute da un air marshal, senza però produrre alcuna verifica documentale.

Il punto politico, tuttavia, va oltre la singola falsità. Come osserva l’inchiesta, la figura dell’“immigrato cannibale” richiama una lunga tradizione di propaganda razzista che disumanizza i migranti — soprattutto non bianchi — presentandoli come selvaggi o mostri. Non a caso, la retorica dell’amministrazione Trump ha più volte flirtato con immaginari da fiction, evocando perfino il personaggio di Hannibal Lecter per alimentare paure primarie nell’opinione pubblica.

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In un contesto già segnato dall’espansione aggressiva delle deportazioni di massa e da raid che hanno coinvolto perfino cittadini statunitensi, la vicenda appare come un caso emblematico di disinformazione istituzionale usata per legittimare politiche sempre più dure. Se confermato in tutte le sue implicazioni, l’episodio rischia di restare negli archivi come uno dei momenti più imbarazzanti — e più rivelatori — della stagione securitaria inaugurata da Trump e affidata all’esecuzione zelante di Kristi Noem.

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