Un gruppo composto in gran parte da leader mondiali autoritari e dai loro inviati sta volando a Washington per la riunione inaugurale del nuovo Board of Peace istituito da Donald Trump.
L’organismo è stato creato per attuare la sua visione per il futuro di Gaza dopo la devastazione causata da Israele, ma Trump ne ha ampliato la portata, definendolo «l’organismo internazionale più consequenziale della storia».
Le potenze globali, inclusi gli alleati tradizionali di Washington, temono che l’organismo guidato dagli Stati Uniti sia un tentativo di aggirare la più democratica Nazioni Unite e sostituirla con un club a pagamento gestito secondo i capricci di un solo uomo.
Non è chiaro quanti dei più di 20 membri del Board of Peace — che Trump dirige e presiede — parteciperanno alla prima riunione di giovedì. Come soluzione di compromesso, diversi governi, tra cui Italia e Grecia, stanno inviando osservatori.
È invece chiaro che molti dei paesi membri fondatori sono governati da regimi militari o dittature, mentre altri hanno aderito per compiacere Trump. Di seguito alcuni partecipanti confermati e la posizione dei loro paesi nell’indice annuale sui diritti politici e le libertà civili compilato da Freedom House.
Medio Oriente
Mostafa Madbouly – Primo ministro egiziano
Punteggio Freedom House: 18/100 — Non libero
L’ultimo rapporto di Freedom House descrive una situazione dei diritti in Egitto molto negativa, con libertà civili e di stampa fortemente limitate. «Le forze di sicurezza commettono abusi dei diritti umani con impunità», afferma.
Secondo il rapporto, il presidente Abdel Fattah al-Sisi governa il paese «in modo sempre più autoritario» dal colpo di stato del 2013. «Un’opposizione politica significativa è praticamente inesistente», aggiunge.
Hakan Fidan – Ministro degli Esteri turco
Punteggio: 33/100 — Non libero
Trump ha annunciato che sotto il Board opererà anche un Gaza Executive Board, di cui Fidan farebbe parte.
Fidan risponde al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che secondo Freedom House ha consolidato il potere «attraverso modifiche costituzionali e l’imprigionamento di oppositori politici, giornalisti indipendenti e membri della società civile».
Gideon Sa’ar – Ministro degli Esteri israeliano
Punteggio:
- Israele: 73/100 — Libero
- Cisgiordania: 22/100 — Non libera
- Gaza: 2/100 — Non libera
Sa’ar rappresenterà Israele per conto del primo ministro Benjamin Netanyahu.
Freedom House distingue tra Israele e i territori palestinesi occupati. Gli israeliani godono di una democrazia parlamentare multipartitica con istituzioni indipendenti, mentre per i palestinesi la situazione è molto più grave.
A Gaza, l’indice afferma che l’esercito israeliano ha perseguito una strategia che ha causato «sfollamenti di massa e perdita di vite umane». In Cisgiordania si registrano restrizioni ai diritti politici e alle libertà civili, oltre all’espansione degli insediamenti.
Asia
Hun Manet – Primo ministro cambogiano
Punteggio: 23/100 — Non libero
Il sistema politico cambogiano è dominato da oltre tre decenni dal Partito Popolare Cambogiano e dal suo storico leader Hun Sen. Nel 2023 Hun Sen si è dimesso favorendo però «un trasferimento di potere antidemocratico» al figlio.
Secondo Freedom House, il governo usa intimidazioni, procedimenti politici e violenza contro opposizione, media indipendenti e società civile.
Prabowo Subianto – Presidente indonesiano
Punteggio: 56/100 — Parzialmente libero
L’Indonesia ha compiuto «notevoli progressi democratici» dalla caduta del regime autoritario nel 1998, ma persistono problemi significativi, tra cui corruzione sistemica, discriminazioni e uso politico delle leggi su diffamazione e blasfemia.
Kassym-Jomart Tokayev – Presidente kazako
Punteggio: 23/100 — Non libero
Freedom House è netta: in Kazakistan elezioni parlamentari e presidenziali non sono né libere né corrette; i principali media sono controllati dallo stato o da imprenditori vicini al governo; libertà di parola e di assemblea restano limitate e la corruzione è diffusa.
Shehbaz Sharif – Primo ministro pakistano
Punteggio: 32/100 — Parzialmente libero
Il Pakistan tiene elezioni multipartitiche competitive, ma — secondo Freedom House — l’esercito esercita enorme influenza sulla politica, intimidisce i media e gode di impunità per l’uso extragiudiziale della forza.
Shavkat Mirziyoyev – Presidente uzbeko
Punteggio: 12/100 — Non libero
Nonostante alcune riforme, l’Uzbekistan «rimane uno stato autoritario con pochi segni di democratizzazione». Nessun partito di opposizione opera legalmente.
Tô Lâm – Segretario generale del Partito comunista vietnamita
Punteggio: 20/100 — Non libero
Il Vietnam è uno stato a partito unico. Freedom House segnala forti restrizioni alla libertà di espressione, religiosa e all’attivismo civico, oltre a una crescente repressione dell’uso dei social media per il dissenso.
Europa
Edi Rama – Primo ministro albanese
Punteggio: 68/100 — Parzialmente libero
L’Albania è considerata parzialmente libera e tiene elezioni competitive, ma corruzione e tangenti restano problemi seri, sebbene il governo stia cercando di riformare la magistratura.
Viktor Orbán – Primo ministro ungherese
Punteggio: 65/100 — Parzialmente libero
Orbán, stretto alleato di Trump, è accusato da Freedom House di aver promosso politiche anti-migranti e anti-LGBT+ e leggi che ostacolano opposizione, giornalisti, università e ONG.
Vjosa Osmani – Presidente del Kosovo
Punteggio: 60/100 — Parzialmente libero
Il Kosovo tiene elezioni credibili e ben amministrate, ma molte istituzioni pubbliche sono indebolite da una corruzione radicata, sebbene emergano segnali di riforma.
Sud America
Javier Milei – Presidente argentino
Punteggio: 85/100 — Libero
L’Argentina è descritta come una democrazia rappresentativa vivace, con elezioni competitive, media dinamici e ampio dibattito pubblico.
Tuttavia, il paese sta cambiando sotto Milei, ex celebrità televisiva e presidente libertario, che insieme ad altri funzionari ha accusato le università di «indottrinare gli studenti con ideologia di sinistra». Milei è un alleato stretto di Trump.
