All’aeroporto internazionale di Minneapolis–St. Paul, nel cuore del Midwest americano, la repressione dell’amministrazione Trump ha mostrato uno dei suoi volti più cupi e simbolicamente violenti: circa cento tra pastori, sacerdoti e leader religiosi sono stati arrestati mentre pregavano contro le deportazioni di migranti. In ginocchio sul cemento gelato, con temperature polari, cantavano inni e recitavano il Padre Nostro. Sono stati ammanettati uno a uno e portati via come criminali, sotto l’obiettivo dei cellulari e delle telecamere.
Non si trattava di una protesta improvvisata. Religiosi cristiani di diverse confessioni si erano radunati all’aeroporto perché convinti – come hanno poi riferito alla stampa statunitense – che da lì stessero partendo voli di deportazione con migranti detenuti, famiglie spezzate, persone strappate nel cuore della notte alle loro comunità. “Sappiamo che da questo aeroporto partono aerei carichi di esseri umani trattati come merci”, ha spiegato Justin Lind-Ayres, pastore luterano di Minneapolis. “E noi siamo qui perché il Vangelo non è compatibile con la crudeltà”.
Gli arresti sono avvenuti durante la cosiddetta “Giornata della Verità e della Libertà”, una mobilitazione di massa contro l’Immigration and Customs Enforcement (Ice) che ha invitato i cittadini del Minnesota a scioperare, boicottare lavoro, scuole e consumi. Migliaia di persone hanno sfidato il gelo artico per riempire le strade di Minneapolis e St. Paul, mentre la polizia interveniva a protezione di un apparato federale sempre più aggressivo. Secondo la Metropolitan Airports Commission, i manifestanti avrebbero “superato i limiti del permesso” e “interrotto le operazioni aeroportuali”. Una giustificazione burocratica, fredda quanto l’asfalto su cui i religiosi erano inginocchiati.
Tra loro c’era la reverenda Elizabeth Barish Browne, ministra unitariana universalista arrivata apposta dal Wyoming. “Quello che sta accadendo è chiaramente immorale”, ha dichiarato ai media locali. “Fa freddo, sì. Ma il ghiaccio più pericoloso non è quello del clima: è quello che si sta formando nei cuori e nelle istituzioni di questo Paese”.
Il Minnesota è ormai paralizzato da uno sciopero generale contro la stretta sull’immigrazione voluta da Donald Trump e contro i metodi sempre più brutali dell’Ice. La rabbia cresce soprattutto dopo l’arresto di minori, bambini inclusi. Il caso più emblematico è quello di Liam, cinque anni, fermato a Minneapolis: un episodio che il Dipartimento per la sicurezza interna continua a minimizzare o negare, mentre l’Ecuador – Paese d’origine del piccolo – ha formalmente chiesto chiarimenti a Washington per tutelarne “sicurezza e benessere”. Il consolato ecuadoregno ha sollecitato “informazioni ufficiali immediate” sulle circostanze dell’arresto e sulle condizioni del bambino.
Come se non bastasse, la Casa Bianca ha aggiunto propaganda alla repressione. Ha fatto esplodere polemiche una foto manipolata dell’attivista per i diritti civili Nekima Levy Armstrong, arrestata durante un’irruzione dell’Ice in una chiesa a St. Paul. Nell’immagine originale, pubblicata dalla segretaria agli Interni Kristi Noem, Armstrong appare composta, lo sguardo fermo. Nella versione ritoccata e rilanciata dagli account ufficiali della Casa Bianca, il suo volto è stravolto dal pianto. Quando lo scandalo è esploso, un portavoce ha liquidato tutto come un “meme”. “L’applicazione della legge continuerà. I meme continueranno”, ha scritto su X il vicedirettore delle comunicazioni Kaelan Dorr. Un cinismo che dice tutto del clima politico attuale.
Intanto centinaia di attività commerciali hanno chiuso in segno di protesta, migliaia di cittadini hanno sospeso la loro vita quotidiana, mentre l’Ice accumula nuovi poteri. Una circolare interna, rivelata dalla stampa statunitense, autorizza ora gli agenti a entrare nelle abitazioni senza mandato giudiziario. Giuristi e costituzionalisti parlano apertamente di violazione del Quarto Emendamento, uno dei pilastri della Costituzione americana. Anche per gli standard di un’amministrazione abituata a forzare i limiti dell’autorità esecutiva, questa direttiva segna un salto di qualità inquietante: ignora divieti secolari contro le perquisizioni arbitrarie e riporta gli Stati Uniti a una logica pre-costituzionale.
Nonostante tutto questo, la Camera dei Rappresentanti ha approvato il rifinanziamento del Dipartimento della Sicurezza nazionale: 64,4 miliardi di dollari, di cui 10 destinati direttamente all’Ice. Sette democratici hanno votato insieme ai repubblicani. Dopo lo shock per l’arresto del bambino di cinque anni, è tornato a parlare anche Gregory Bovino, comandante della polizia di frontiera. “Siamo esperti nella gestione dei minori”, ha detto. “Non perché lo desideriamo, ma perché siamo costretti”. Parole che, rilette alla luce delle immagini di bambini ammanettati e pastori trascinati via mentre pregano, suonano come una confessione involontaria: quella di un sistema che ha normalizzato l’estremismo e trasformato la crudeltà in prassi amministrativa.
