Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver accettato di entrare nel Board of Peace del presidente statunitense Donald Trump, dopo che in precedenza il suo ufficio aveva criticato la composizione del comitato incaricato di supervisionare Gaza.
Il board, presieduto da Trump, era stato inizialmente concepito come un ristretto gruppo di leader mondiali incaricati di vigilare sul piano di cessate il fuoco per Gaza. Le ambizioni dell’amministrazione Trump si sono però ampliate, trasformando l’iniziativa in un progetto molto più esteso, con inviti rivolti a decine di Paesi e con Trump che ha lasciato intendere che il board potrebbe presto mediare anche altri conflitti globali.
L’annuncio segna un cambiamento rispetto alla posizione precedente dell’ufficio di Netanyahu, che aveva affermato che la composizione del comitato esecutivo per Gaza — che include la Turchia, considerata un rivale regionale chiave — non era stata coordinata con il governo israeliano e andava “contro la sua politica”, senza tuttavia chiarire nel dettaglio le obiezioni.
La decisione di Netanyahu di aderire al board potrebbe ora metterlo in conflitto con alcuni alleati dell’estrema destra all’interno della sua coalizione, come il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che ha criticato il board e ha invocato una gestione unilaterale israeliana del futuro di Gaza.
Tra i Paesi che hanno già aderito al board figurano Emirati Arabi Uniti, Marocco, Vietnam, Bielorussia, Ungheria, Kazakistan e Argentina.
Altri Paesi — tra cui Regno Unito, Canada, Egitto, Russia, Turchia e l’organo esecutivo dell’Unione europea — hanno dichiarato di aver ricevuto l’invito, ma non hanno ancora risposto.
L’annuncio di Netanyahu è arrivato mentre Trump si recava al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, dove è atteso per fornire ulteriori dettagli sul board.
Restano molte questioni aperte. Non è ancora chiaro quanti né quali altri leader riceveranno un invito.
Interrogato martedì da un giornalista sulla possibilità che il board possa sostituire le Nazioni Unite, Trump ha risposto: «Potrebbe».
Ha sostenuto che l’organizzazione mondiale “non è stata di grande aiuto” e “non è mai stata all’altezza del suo potenziale”, pur aggiungendo che l’ONU dovrebbe continuare a esistere “perché il potenziale è enorme”.
Queste dichiarazioni hanno alimentato polemiche, con alcuni osservatori che accusano Trump di voler sostituire le Nazioni Unite.
In risposta a Trump, il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha dichiarato martedì: «Sì all’attuazione del piano di pace presentato dal presidente degli Stati Uniti, che sosteniamo pienamente, ma no alla creazione di un’organizzazione, così come è stata presentata, che sostituirebbe le Nazioni Unite».
Dopo aver appreso, nella tarda serata di lunedì, che il presidente francese Emmanuel Macron difficilmente avrebbe aderito al board, Trump ha commentato: «Be’, nessuno lo vuole perché uscirà di scena molto presto».
In base all’accordo di cessate il fuoco, il comitato esecutivo per Gaza del board sarà incaricato di attuare la difficile seconda fase dell’intesa. Questa prevede il dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale, il disarmo del gruppo militante palestinese Hamas e la ricostruzione del territorio devastato dalla guerra. Il comitato supervisionerà inoltre un nuovo organismo composto da tecnocrati palestinesi, incaricato della gestione quotidiana di Gaza.
La Casa Bianca afferma che tra i membri figurano l’inviato di Trump Steve Witkoff, il genero del presidente Jared Kushner, l’ex primo ministro britannico Tony Blair, l’amministratore delegato di Apollo Global Management Marc Rowan, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, il diplomatico qatariota Ali Al-Thawadi, Hassan Rashad (direttore dell’intelligence generale egiziana), la ministra emiratina Reem Al-Hashimy, l’imprenditore israeliano Yakir Gabay e Sigrid Kaag, ex vicepremier dei Paesi Bassi ed esperta di Medio Oriente.
Nickolay Mladenov, ex politico bulgaro ed ex inviato ONU per il Medio Oriente, dovrebbe svolgere il ruolo di rappresentante del comitato esecutivo per Gaza, supervisionando le attività quotidiane.
Separatamente dal comitato esecutivo per Gaza, il comitato esecutivo fondatore include il segretario di Stato USA Marco Rubio, Witkoff, Kushner, Blair, Rowan, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga e il vice consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Robert Gabriel.
