Il think tank di Tony Blair ha collaborato a un progetto che prevede un piano per la ricostruzione di Gaza dopo la guerra, che includeva la creazione di una “Trump Riviera” e di una zona manifatturiera smart intitolata a Elon Musk.
Il progetto, guidato da imprenditori israeliani e basato su modelli finanziari elaborati dalla società di consulenza statunitense Boston Consulting Group (BCG), si sviluppava sullo sfondo della visione di Donald Trump di trasformare il territorio palestinese in una località turistica.
Sebbene il Tony Blair Institute for Global Change (TBI) abbia dichiarato di non aver partecipato alla stesura del piano, due membri del suo staff hanno preso parte a riunioni telefoniche man mano che il progetto si evolveva. Gli stessi membri hanno anche partecipato a un gruppo di messaggistica utilizzato per discutere del progetto, insieme a rappresentanti della BCG e agli imprenditori israeliani. All’interno del gruppo è stato condiviso un documento del TBI intitolato “Gaza Economic Blueprint”, secondo quanto riportato dal Financial Times.
Il rapporto ha suscitato una reazione indignata da parte dell’istituto fondato da Blair dopo la fine del suo mandato da primo ministro del Regno Unito. Il TBI oggi conta oltre 900 dipendenti in più di 45 paesi.
Tony Blair, che ha lavorato nella regione per quasi otto anni come rappresentante del Quartetto (ONU, USA, UE e Russia) per il processo di pace israelo-palestinese, si è dimesso da quell’incarico nel 2015.
L’istituto ha negato qualsiasi coinvolgimento nella preparazione della presentazione, che secondo il Financial Times era stata elaborata dagli imprenditori israeliani utilizzando modelli finanziari della BCG. Il piano prevedeva, tra l’altro, il pagamento di una somma di mezzo milione di dollari a ciascun palestinese disposto a lasciare Gaza.
Secondo quanto riferito, la presentazione, denominata “Great Trust”, è stata condivisa con l’amministrazione Trump. Il piano immaginava l’arrivo di investitori privati in Gaza, una volta che una parte significativa della popolazione fosse stata incentivata economicamente a partire.
Tra i dieci “mega progetti” contenuti nella presentazione figuravano anche l’autostrada “MBS Ring” e il nodo viario “MBZ Central”, nomi che fanno riferimento ai leader di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre a una “zona manifatturiera smart Elon Musk”.
A febbraio, Donald Trump ha ritwittato un video generato con intelligenza artificiale dichiarando: “Abbiamo l’opportunità di fare qualcosa di fenomenale… la Riviera del Medio Oriente, potrebbe essere magnifico”.
Il Tony Blair Institute ha ribadito di non aver avuto alcun ruolo nella stesura delle slide, definite come “un documento BCG”, e ha aggiunto di non aver contribuito in alcun modo ai suoi contenuti.
«Tony Blair non ha mai parlato con le persone che hanno preparato queste slide né ha commentato il documento. Il team del TBI parla con molti gruppi e organizzazioni che stanno lavorando su piani per la Gaza del dopoguerra, ma non ha avuto alcun ruolo nella stesura di questo piano», ha dichiarato un portavoce.
«I membri dello staff del TBI hanno partecipato a due telefonate, come è avvenuto anche con molte altre persone che propongono “piani per Gaza”. Il fatto di interagire con loro non implica un’approvazione. Non abbiamo contribuito alla preparazione delle slide, e non si tratta in alcun modo di un lavoro del TBI né di un lavoro congiunto. Qualsiasi insinuazione in tal senso sarebbe completamente errata».
«Siamo ovviamente contrari a qualsiasi piano che preveda di far lasciare Gaza ai suoi abitanti. Vogliamo che possano restare e vivere a Gaza».
Secondo il portavoce, il documento del TBI citato dal Financial Times è un’analisi interna che prende in esame diverse proposte avanzate da vari attori, relative a cosa potrebbe accadere a Gaza nel periodo postbellico. «È solo uno dei molti documenti interni dell’istituto», ha precisato.
Il portavoce ha inoltre sottolineato che il lavoro del TBI nella regione è sempre stato orientato a costruire un futuro migliore per i palestinesi a Gaza. «Tony Blair si impegna in questa direzione fin da quando ha lasciato la politica. Non si è mai trattato di ricollocare i gazawi: questa è un’idea che il TBI non ha mai proposto, sviluppato né sostenuto».
Il Tony Blair Institute si definisce «un’organizzazione no profit e apartitica che aiuta i governi e i leader a trasformare idee ambiziose in realtà».
La BCG, da parte sua, è stata recentemente travolta da un’altra polemica legata ai suoi rapporti con la Gaza Humanitarian Foundation (GHF), un gruppo per la distribuzione degli aiuti sostenuto da Israele e dagli Stati Uniti.
Il mese scorso, la società di consulenza ha annunciato di aver interrotto il contratto con la GHF, dopo un’escalation mediatica che ha sollevato interrogativi sul lavoro della fondazione e sulle sue fonti di finanziamento.
La BCG ha preso le distanze dal progetto su Gaza e avrebbe licenziato due partner che, secondo quanto riportato, avrebbero ingannato i vertici dell’azienda. Il Financial Times ha rivelato che il team BCG era coinvolto nella modellizzazione finanziaria delle ipotesi per la ricostruzione del territorio.
