Stop all'invio di armi a Israele: se non ora, quando?

Stop all’invio di armi a Israele. Una richiesta che acquista ancor più stringente e drammatica attualità con l’avvio dell’operazione militare terrestre d’Israele a Rafah.

Stop all'invio di armi a Israele: se non ora, quando?
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

8 Maggio 2024 - 00.38


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Stop all’invio di armi a Israele. Una richiesta che acquista ancor più stringente e drammatica attualità con l’avvio dell’operazione militare terrestre d’Israele a Rafah.

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Stop alla complicità

Così una nota di Rete Italiana Pace Disarmo (Ripd): A sette mesi di distanza dagli efferati attacchi di Hamas e nelle ore in cui il Governo israeliano ha deciso di iniziare l’invasione militare via terra tramite il valico di Rafah (quindi di fatto chiudendo l’unico passaggio di aiuti umanitari verso Gaza) continua a levarsi con forza la voce della società civile internazionale che chiede passi concreti per un “Cessate il fuoco” a partire dallo stop di tutte le forniture militari.
Una volontà espressa con chiarezza da oltre 250 organizzazioni internazionali a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite affinché smettano di alimentare la crisi a Gaza, scongiurando ulteriori catastrofi umanitarie e perdite di vite civili, interrompendo immediatamente il trasferimento di armi, parti e munizioni a Israele e ai gruppi armati palestinesi. Armamenti che corrono un alto rischio di essere utilizzate per commettere o facilitare gravi violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani. I bombardamenti e l’assedio di Israele stanno privando la popolazione civile delle basi per la sopravvivenza e, in queste ore più che mai, stanno rendendo Gaza inabitabile. Oggi la popolazione civile di Gaza si trova ad affrontare una crisi umanitaria di gravità e portata senza precedenti.
Il documento della società civile internazionale è stato rilanciato lo scorso 2 maggio con una “Giornata di mobilitazione internazionale” che oggi viene rafforzata: ”I bombardamenti e l’assedio di Israele stanno privando la popolazione civile del minimo indispensabile per sopravvivere e stanno rendendo Gaza inabitabile” si legge nella lettera congiunta “oggi la popolazione civile di Gaza si trova ad affrontare una crisi umanitaria di gravità e portata senza precedenti”. 

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A fronte di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiede un cessate il fuoco, il governo di Israele continua a usare armi e munizioni esplosive in aree densamente popolate, con enormi conseguenze umanitarie per la popolazione di Gaza. L’attività militare israeliana ha distrutto una parte sostanziale delle case, delle scuole, degli ospedali, delle infrastrutture idriche, dei rifugi e dei campi profughi di Gaza. La natura indiscriminata di questi bombardamenti e la tipologia sproporzionata di danni ai civili che essi causano abitualmente sono illegali e possono costituire crimini di guerra. Con l’aggravarsi della crisi, alimentata dalla proliferazione delle armi, è indispensabile chiedere che i Governi di tutto il mondo (Italia compresa) non si rendano complici di queste violazioni del diritto internazionale trasferendo armi a Israele. L’impegno assunto dalla società civile mira, dunque, a mobilitare una solidarietà globale e a chiedere atti di responsabilità e umanità ai governi coinvolti nel commercio di armi. 


“Tutti gli Stati hanno l’obbligo di prevenire i crimini di atrocità e di promuovere l’adesione alle norme che proteggano i civili – evidenzia la Rete Italiana Pace e Disarmo – per cui insieme a tutte le altre organizzazioni firmatarie di questo Appello chiediamo alla comunità internazionale di tenere fede a questi impegni“. La Rete rilancia dunque le richieste della campagna globale “Control arms” di cui fa parte, affinché siano rafforzate le norme internazionali sul controllo del commercio di armi che anche l’Italia ha sottoscritto. In tal senso il Trattato sul commercio delle armi (ATT) è chiaro: qualsiasi trasferimento di armi, munizioni, parti e componenti che rischiano di essere utilizzate a Gaza è suscettibile di violare il diritto umanitario internazionale e, pertanto, deve cessare immediatamente. 
Ormai è evidente come solo un cessate il fuoco duraturo potrà fermare l’ulteriore perdita di vite civili e garantire che aiuti sufficienti arrivino a chi ne ha bisogno. Ed è questo il punto centrale delle richieste della coalizione #CeasefireNOW, a partire dalla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’impatto devastante dei trasferimenti di armi sui diritti umani, in particolare nella Striscia di Gaza, dove i civili sopportano il peso maggiore della violenza. Occorre dunque:
Fermare tutti i trasferimenti di armi, parti e munizioni utilizzate per alimentare la crisi a Gaza.- Chiedere che i responsabili delle violazioni del diritto umanitario internazionale e dei crimini di atrocità siano chiamati a risponderne.

– Esortare i Governi a non essere complici delle continue violazioni del diritto internazionale, adempiendo ai loro obblighi legali e garantendo un cessate il fuoco permanente. Ora, con urgenza.

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#StopSendingArms #CeasefireNOW

L’appello dei 250

“Noi, le organizzazioni sottoscritte, chiediamo a tutti gli Stati di interrompere immediatamente il trasferimento di armi, parti e munizioni a Israele e ai gruppi armati palestinesi finché c’è il rischio che vengano utilizzate per commettere o facilitare gravi violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani.

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I bombardamenti e l’assedio di Israele stanno privando la popolazione civile delle basi per sopravvivere e stanno rendendo Gaza inabitabile. Oggi la popolazione civile di Gaza si trova ad affrontare una crisi umanitaria di gravità e portata senza precedenti.

Violazioni del diritto umanitario internazionale

Inoltre, gli attacchi guidati dai gruppi armati palestinesi hanno ucciso circa 1.200 persone e preso in ostaggio centinaia di israeliani e stranieri, compresi bambini, e continuano a tenere prigionieri più di 130 ostaggi all’interno di Gaza. I gruppi armati di Gaza hanno continuato a lanciare indiscriminatamente razzi verso i centri abitati di Israele, interrompendo le scuole per i bambini, sfollando e minacciando la vita e il benessere dei civili. La presa di ostaggi e gli attacchi indiscriminati sono violazioni del diritto umanitario internazionale e devono cessare immediatamente.

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Agenzie umanitarie, gruppi per i diritti umani, funzionari delle Nazioni Unite e più di 153 Stati membri hanno chiesto un cessate il fuoco immediato. Tuttavia, Israele continua a utilizzare armi e munizioni esplosive in aree densamente popolate con enormi conseguenze umanitarie per la popolazione di Gaza. I leader mondiali hanno esortato il governo israeliano a ridurre le vittime civili, ma le operazioni militari israeliane a Gaza continuano a uccidere persone a livelli senza precedenti, secondo le osservazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Gli Stati membri hanno la responsabilità legale di utilizzare tutti gli strumenti possibili per ottenere una migliore protezione dei civili e il rispetto del diritto umanitario internazionale. L’ultima ancora di salvezza di Gaza – la risposta degli aiuti umanitari finanziati a livello internazionale – è stata paralizzata dall’intensità delle ostilità, che hanno incluso l’uccisione di convogli di aiuti, ricorrenti blackout delle comunicazioni, strade danneggiate, restrizioni sulle forniture essenziali, un divieto quasi totale sulle forniture commerciali e un processo burocratico per l’invio di aiuti a Gaza.

Distruzione e danni ai civili

L’attività militare di Israele ha distrutto una parte sostanziale delle case, delle scuole, degli ospedali, delle infrastrutture idriche, dei rifugi e dei campi profughi di Gaza; la natura indiscriminata di questi bombardamenti e il modello di danni civili apparentemente sproporzionati che causano abitualmente sono inaccettabili. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha avvertito del “rischio elevato di crimini di atrocità” commessi a Gaza e ha invitato tutti gli Stati a impedire che tali crimini si verifichino. Dopo questo appello, la crisi umanitaria a Gaza si è ulteriormente aggravata:

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Secondo il Ministero della Sanità di Gaza, negli ultimi sei mesi sono stati uccisi più di 33.000 palestinesi, di cui almeno 14.500 bambini. Altre migliaia di persone sono sepolte sotto le macerie e si presume siano morte.

Più di 75.000 persone sono state ferite, molte delle quali con lesioni che cambiano la vita e che lasceranno loro disabilità permanenti; tra queste, più di 1.000 bambini palestinesi hanno perso uno o più arti superiori o inferiori.

Secondo le Nazioni Unite, un numero imprecisato di civili palestinesi, tra cui anche bambini, è stato detenuto illegalmente e deve essere rilasciato.

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I palestinesi continuano a essere uccisi quasi ogni giorno nelle aree da cui il governo israeliano ha detto loro di fuggire. Nella prima settimana del 2024, un attacco aereo israeliano ha ucciso 14 persone – la maggior parte bambini – vicino a un’area che le forze israeliane hanno definito “zona umanitaria”.

Oltre il 70% della popolazione di Gaza, circa 1,7 milioni di persone, è stata sfollata con la forza. Molti hanno seguito l’ordine di Israele di trasferirsi a sud e ora sono schiacciati in piccole sacche di terra che non possono sostenere la vita umana e che sono diventate terreno fertile per la diffusione di malattie.

Bambini e famiglie rischiano di morire di fame

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Metà della popolazione di Gaza – circa 1,1 milioni di palestinesi – sta affrontando livelli catastrofici di fame e carestia, il numero più alto mai registrato dall’organismo tecnico umanitario responsabile della valutazione dell’insicurezza alimentare basata su dati concreti, con una carestia ormai imminente nel nord di Gaza. L’intera popolazione della Striscia di Gaza – circa 2,2 milioni di persone – sta affrontando alti livelli di insicurezza alimentare.

Oltre il 70% delle abitazioni, gran parte delle scuole e delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie di Gaza sono state distrutte o danneggiate e la popolazione non ha quasi più accesso all’acqua potabile.

Non c’è una sola struttura medica nell’enclave che sia pienamente operativa e quelle parzialmente funzionanti sono sovraccariche di casi di trauma e di carenza di forniture mediche e di medici. Più di 489 operatori sanitari sono stati uccisi.

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A Gaza sono stati uccisi almeno 243 operatori umanitari, il numero più alto di tutti i conflitti di questo secolo.

Gaza oggi è il luogo più pericoloso per essere un bambino, un giornalista e un operatore umanitario. Ospedali e scuole non dovrebbero mai diventare campi di battaglia. Queste condizioni hanno creato una situazione di totale disperazione all’interno di Gaza, inducendo i più importanti funzionari degli aiuti a dichiarare che non ci sono più le condizioni per una risposta umanitaria significativa a Gaza. La situazione non cambierà finché non finiranno l’assedio, i bombardamenti e i combattimenti. A gennaio, le Nazioni Unite hanno descritto l’accesso umanitario come un “significativo deterioramento”. Le forze israeliane hanno ripetutamente negato il permesso ai convogli di aiuti di raggiungere le aree a nord di Wadi Gaza, dove la popolazione corre il rischio più elevato di morire di fame.

Nelle ultime settimane, alti funzionari israeliani hanno iniziato a chiedere l’espulsione dei civili palestinesi da Gaza. Il trasferimento forzato all’interno di Gaza e la deportazione di una parte della popolazione al di là delle frontiere, senza alcuna garanzia di ritorno, costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale, pari a un crimine atroce.

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Chiediamo un cessate il fuoco immediato

Chiediamo un cessate il fuoco immediato e invitiamo tutti gli Stati a fermare il trasferimento di armi che possono essere utilizzate per commettere violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deve adempiere alla sua responsabilità di mantenere la pace e la sicurezza globale adottando misure per fermare il trasferimento di armi al governo di Israele e ai gruppi armati palestinesi e impedire la fornitura di armi che rischiano di essere utilizzate per commettere crimini internazionali, con effetto immediato.

Tutti gli Stati hanno l’obbligo di prevenire i crimini di atrocità e di promuovere l’adesione alle norme che proteggono i civili. La comunità internazionale è in ritardo nel rispettare questi impegni”.

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Un ritardo che equivale a complicità. Complicità in genocidio. 

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