Parolin: "La Russia metta fine all'aggressione come prima condizione di un negoziato con l'Ucraina"

Lo ha detto a «Il Corriere della Sera» il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che è il collaboratore più stretto del Papa e guida la diplomazia della Santa Sede.

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12 Marzo 2024 - 10.13


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Parole che aggiustano il tiro. E’ «ovvio» che creare le condizioni di un negoziato spetti a entrambe le parti in conflitto, Russia e Ucraina, che la «prima condizione» sia di «mettere fine all’aggressione» e a cessare il fuoco debbano essere «innanzitutto gli aggressori», cioè Mosca.

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Lo ha detto a «Il Corriere della Sera» il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che è il collaboratore più stretto del Papa e guida la diplomazia della Santa Sede. Chiaro che ne abbia parlato con Francesco, dopo le polemiche planetarie seguite all’intervista nella quale il Pontefice, alla radiotelevisione svizzera, in risposta a una domanda sull’Ucraina e il coraggio della bandiera bianca´, aveva detto che bisognava avere quel coraggio nel senso di negoziare´.

Parolin ricorda che l’appello del Pontefice è che si creino le condizioni per una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura´. Non bisogna mai dimenticare il contesto e, in questo caso, la domanda che è stata rivolta al Papa, il quale, in risposta, ha parlato del negoziato e, in particolare, del coraggio del negoziato, che non è mai una resa. La Santa Sede persegue questa linea e continua a chiedere il cessate il fuoco´ e quindi l’apertura di trattative”.

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«Il Santo Padre – continua il cardinale – spiega che negoziare non è debolezza, ma è forza. Non è resa, ma è coraggio. E ci dice che dobbiamo avere una maggiore considerazione per la vita umana, per le centinaia di migliaia di vite umane che sono state sacrificate in questa guerra nel cuore dell’Europa. Sono parole che valgono per l’Ucraina come per la Terra Santa e per gli altri conflitti che insanguinano il mondo». Ci sono ancora possibilità di arrivare a una soluzione diplomatica: «Trattandosi di decisioni che dipendono dalla volontà umana, rimane sempre la possibilità di arrivare a una soluzione diplomatica. La guerra scatenata contro l’Ucraina non è l’effetto di una calamità naturale incontrollabile ma della sola libertà umana, e la stessa volontà umana che ha causato questa tragedia ha anche la possibilità e la responsabilità di intraprendere passi per mettervi fine e aprire la strada a una soluzione diplomatica».

La preoccupazione della Santa Sede è un’escalation: «La Santa Sede è preoccupata per il rischio di un allargamento della guerra. L’innalzamento del livello del conflitto, l’esplodere di nuovi scontri armati, la corsa al riarmo sono segnali drammatici e inquietanti in questo senso. L’allargamento della guerra significa nuove sofferenze, nuovi lutti, nuove vittime, nuove distruzioni».

Francesco ha parlato anche del conflitto israelo-palestinese, evocando la `responsabilità’ dei contendenti: «Le due situazioni hanno certamente in comune il fatto che si sono pericolosamente allargate oltre ogni limite accettabile, che non si riesce a risolverle, che hanno dei riflessi in diversi Paesi, e che non possono trovare una soluzione senza un negoziato serio. Mi preoccupa l’odio che stanno generando. Quando mai si potranno rimarginare ferite cosi’ profonde?», ha concluso Parolin.

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