L'impero di Trump trema dopo le maxi sanzioni da mezzo miliardo di dollari

Traballa l'impero di Donald Trump dopo le maxi sanzioni da oltre mezzo miliardo di dollari imposte dalla magistratura di New York. Forse, per la prima volta nella sua vita, il tycoon della Trump Tower è in questi giorni costretto a farsi i conti in tasca.

L'impero di Trump trema dopo le maxi sanzioni da mezzo miliardo di dollari
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19 Febbraio 2024 - 00.48


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Traballa l’impero di Donald Trump dopo le maxi sanzioni da oltre mezzo miliardo di dollari imposte dalla magistratura di New York. Forse, per la prima volta nella sua vita, il tycoon della Trump Tower è in questi giorni costretto a farsi i conti in tasca.

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L’ultimo e più urgente tassello lo ha aggiunto venerdì il giudice Arthur Engoron condannando l’ex presidente a pagare oltre 350 milioni di dollari che salgono a 463,9 milioni, secondo i calcoli dell’Attorney General Letitia James, una volta calcolati gli interessi: una cifra che va oltre la liquidità conclamata dallo stesso Trump e che va ad aggiungersi agli 88,3 milioni di dollari dovuti alla scrittrice E. Jean Carroll per diffamazione e abuso sessuale. Cifre da capogiro per un business emerso dall’ultima battaglia legale come un castello di carte inflazionato per eccesso.

Trump ha annunciato che presenterà ricorso contro il verdetto di «un giudice corrotto» e ci potranno volere mesi, se non addirittura anni, per arrivare alla fine della vicenda. Intanto però il tempo stringe per l’ex capo della Casa Bianca: Trump ha 30 giorni di tempo (fino a metà marzo) per saldare quanto imposto dallo stato di New York.

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Alcuni trumpiani di ferro hanno lanciato raccolte online, ma sono ancora gocce nel mare di poche decine di migliaia di dollari. In alternativa a pagare di tasca sua, Trump potrebbe cercare di ottenere un bond, la garanzia cioé di una finanziaria che l’imprenditore alla fine sarà solvibile. Alla luce dei molti problemi legali non è una strada semplice, né a buon mercato: potrebbe comportare alti interessi e la richiesta di liquidità o altri asset come collaterali.

Trump non finirà in bancarotta e la Trump Organization non è sul letto di morte, ma almeno fino al 2028 – grazie anche al bando di tre anni di fare affari a New York – la società del tycoon sarà una delle tante imprese immobiliari in una città che ne conta a decine di ben più prestigiose e solvibili. Trump, che lo ha già fatto negli ultimi mesi proprio in vista delle sue grane legali, potrebbe dover vendere alcune proprietà: un colpo all’immagine di invincibile player nel mercato immobiliare a New York grazie a un portafoglio di palazzi di lusso che tuttavia, secondo alcune recenti analisi, non sarebbero più sulla cresta dell’onda: da quando è stato eletto presidente, i condomini col nome Trump sul portone hanno cominciato a vendere sotto i valori di mercato e persino alla Trump Tower, gioiello della corona quando fu inaugurata 31 anni fa, il prezzo al metro quadro di un appartamento è calato del 49% dal 2013, secondo Ondel Hylton, capo ricercatore di CityRealty

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