Mediterraneo: Antonio Tajani ministro delle Banalità

Come è possibile che riesca, senza arrossire, a ripetere, ripetere, ripetere affermazioni che sono, al tempo stesso, di un’assoluta banalità e, cosa ancor più grave, un insulto

Mediterraneo: Antonio Tajani ministro delle Banalità
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

2 Settembre 2023 - 15.54


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Lo chiediamo con stupefatta sincerità: ma in che mondo vive il Ministro Tajani? Come è possibile che riesca, senza arrossire, a ripetere, ripetere, ripetere affermazioni che sono, al tempo stesso, di un’assoluta banalità e, cosa ancor più grave, un insulto all’intelligenza delle tante e tanti che sanno, perché la vivono quotidianamente, la realtà. Una realtà che definire terrificante è un eufemismo.

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Banalità a gogò

Ora, che il Mediterraneo sia diventato ormai da tempo un immenso cimitero marittimo, che il Mediterraneo sia il “mare della morte”, che la rotta mediterranea sia la più pericolosa al mondo, lo sanno anche le pietre.

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Eppure, l’ineffabile titolare della Farnesina continua a propinare, col supporto complice deli media mainstream, le solite fasi fatte, i triti buoni propositi che restano sempre tali, i rinvii a ridicoli “piani Mattei” per l’Africa. Una recita riproposta al Forum Ambrosetti, a Cernobbio, dove Tajani nel suo intervento ha liquidato così la tragedia dei migranti: “Vogliamo che il Mar Mediterraneo si trasformi in un mare “di pace, di commercio e di sviluppo” anziché “un cimitero di migranti”, ha detto il vicepremier. “C’è una situazione crescente di instabilità e noi non sappiamo questa instabilità nell’Africa subsahariana, con i golpe che ci sono, dove porterà il continente africano”.

Signor Ministro ma non si vergogna un po’. Ma Lei e il governo di cui fa parte che state facendo per far sì che il Mediterraneo si trasformi in un mare “di pace, di commercio, e di sviluppo”, anziché “un cimitero di migranti”?

La risposta è nei fatti. Non state facendo niente, se non proseguire nella sciagurata politica di esternalizzazione delle frontiere, col sostegno della complice Europa. Peggio. State sostenendo autocrati razzisti come il presidente tunisino Kais Saied e farabutti di varie risme libici. Non solo. Con il suo collega di governo, il ministro-prefetto dell’Interno, Matteo Piantedosi, non solo avete dichiarato, in tutti i modi possibili e immaginabili tranne il cannoneggiamento in mare, le navi delle Ong, ma state smantellando, scatenando la rivolta trasversale dei sindaci, il sistema di accoglienza. Insomma, state portando avanti una politica inumana,

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Condannati in Europa

Inumana, un termine che ricorre nella vicenda raccontata su il Sole24Ore da Marina Castellaneta. Una storia di cui Globalist ha scritto, ma crediamo importante riportarla alla memoria con l’autorevole firma di una collega che scrive per un giornale non tacciabile di essere “anti governativo” per partito preso.

“I minori stranieri non accompagnati non possono essere ospitati in centri di accoglienza per adulti perché le autorità nazionali hanno un obbligo di particolare vigilanza per assicurare un’adeguata protezione a persone che si trovano in una particolare situazione di vulnerabilità. Lo ha chiarito la Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza depositata il 31 agosto nel caso M.A. contro Italia (ricorso numero 70583/17) con la quale è stata accertata la violazione dell’articolo 3 della Convenzione dei diritti dell’uomo che vieta i trattamenti inumani o degradanti. 

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In un centro per adulti

Alla Corte si era rivolta una giovane del Ghana, minorenne all’epoca dei fatti, che era arrivata in Italia con uno dei tanti barconi della speranza. La ragazza, che aveva 16 anni, era stata trasferita in un centro di accoglienza per minori in Calabria e dopo poco tempo spostata a Como in un centro per adulti. Durante gli accertamenti per arrivare alla concessione dell’asilo, era stato rilevato che la minore era stata vittima di abusi sessuali in Ghana e poi in Libia.

Trasferimento tardivo 

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Diverse volte la ragazza aveva chiesto il trasferimento in un centro di accoglienza per minori ma le richieste presentate dal suo rappresentante erano rimaste sempre senza risposta. Solo dopo l’intervento di Strasburgo, che aveva adottato una misura provvisoria chiedendo al Governo di trasferirla in un centro idoneo alla sua età, la giovane era stata inserita in un contesto adatto ai minori. Intanto l’azione era proseguita davanti alla Corte europea che ha accertato la violazione dell’articolo 3 della Convenzione da parte dell’Italia.

I minori non accompagnati – precisa la Corte – si trovano in una particolare situazione di vulnerabilità e hanno così diritto a una protezione rafforzata. È vero che la minore inizialmente era stata collocata in un centro predisposto per i non maggiorenni, ma successivamente era stata posta in un centro per adulti. Inoltre, per ben quattro volte le richieste inviate alle autorità nazionali per ottenere un trasferimento erano rimaste senza risposta. Di conseguenza, la minore aveva vissuto in un centro per adulti per un tempo considerevole e non aveva beneficiato di sistemazione e di assistenza necessaria in rapporto alla sua situazione.

Senza assistenza psicologica

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Il trattamento inumano e degradante della sedicenne– scrive la Corte europea – ha raggiunto il livello minimo di gravità richiesto per considerare che l’Italia ha commesso una violazione dell’articolo 3 della Convenzione anche perché il Centro di accoglienza non sembrava attrezzato per fornire alla ricorrente un’opportuna assistenza psicologica e le autorità italiane sono state inerti rispetto alle richieste del rappresentante della minore”.

Trattamento inumano e degradante. Parole comprensibili anche al Ministro Tajani.

Memorandum Ue-Tunisia: l’Ue sottoscrive rastrellamenti, deportazioni illegali e violenze contro i migranti

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Promemoria per il capo della diplomazia italiana. “Domenica 16 luglio l’Unione europea ha siglato un Memorandum di intesa con la Tunisia. La gestione delle migrazioni è uno dei cinque pilastri su cui verte l’accordo: l’Ue si impegna a fornire ulteriori 100 milioni di euro alla Tunisia per rafforzare la gestione delle frontiere, le operazioni di ricerca e soccorso in mare e le misure “anti-traffico” al fine di ridurre il numero degli arrivi dal paese. La retorica securitaria e del contrasto alle “cause profonde della migrazione” agitata dalla Commissione maschera a stento l’intenzione di bloccare ogni forma di mobilità dalla Tunisia all’Europa, con la conseguenza di impedire a chi cerca protezione di accedere al diritto di asilo.

A partire dall’inizio dell’anno sono 44.151   le persone arrivate in Italia dalla Tunisia e solo una parte di queste è di nazionalità tunisina: si tratta infatti, in maniera crescente, di persone provenienti dall’Africa occidentale che, nel paese nordafricano, vivono una situazione di crescente razzismo e violenza in primo luogo ad opera delle istituzioni.

La firma dell’accordo arriva a convalidare l’operato delle autorità tunisine degli ultimi mesi. Il razzismo istituzionale, che attinge anche alle teorie della cd sostituzione etnica, si è concretizzato in gravi violazioni dei diritti fondamentali da parte delle autorità:

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  • Violenze, rastrellamenti e arresti sommari contro la popolazione di origine subsahariana, che è stata sottoposta a feroci attacchi, anche da parte della popolazione, rimasti impuniti.
  • La deportazione illegale di centinaia di persone di origine subsahariana nelle zone militari di confine con la Libia e con l’Algeria, dove з migranti sono irraggiungibili dalle organizzazioni della società civile e dalle organizzazioni umanitarie e dove rischiano inoltre di essere sottoposti a ulteriori violenze.
  • I tentativi di fuga delle persone migranti dal paese sono ostacolati da una rafforzata Guardia Costiera tunisina, largamente finanziata ed equipaggiata dall’Italia 
  •  e dall’Ue, che negli ultimi mesi ha incrementato l’attività di monitoraggio delle partenze e le intercettazioni in mare. Sono numerose le testimonianze che descrivono modalità di intercettazione e riconduzione a terra violente e pericolose da parte della Guardia costiera. Il furto dei motori a imbarcazioni poi lasciate alla deriva, l’esecuzione di manovre intorno alle imbarcazioni per provocare onde e bloccarne la navigazione, l’uso di gas lacrimogeni durante le intercettazioni, sono alcune delle pratiche che hanno in alcuni casi provocato la morte delle persone a bordo. 

La firma del Memorandum con la Tunisia non solo ratifica la complicità dell’Unione europea con le violente politiche tunisine nei confronti delle persone migranti, ma avviene in totale spregio delle norme e dei principi che – quantomeno sulla carta – vincolano la stessa Ue.

Nelle condizioni fin qui descritte, come può la Tunisia essere considerato un paese sicuro per i cittadini terzi o anche per i propri cittadini? Non si vede nemmeno come possa essere ritenuto  un luogo “sicuro” per lo sbarco delle persone soccorse in mare, in particolare per i cittadini di altri Paesi. 

Organizzare, supportare e finanziare l’intercettazione sistematica di chi fugge via mare – questo il chiaro obiettivo del rafforzamento della Guardia costiera tunisina stabilito nell’accordo -significa costringere le persone bloccate in mare a rientrare in un Paese che, oltre ad essere attraversato dalla violenza razzista ed essere caratterizzato per una svolta pesantemente autoritaria, è privo di un sistema in grado di garantire la tutela dei diritti e la protezione dei cittadini stranieri presenti sul territorio. 

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Ci sembra in questo senso fondamentale una presa di distanza da parte delle organizzazioni internazionali come Oim e Unhcr, affinchè non si facciano strumento di legittimazione e di produzione, in ultima analisi, delle violazioni che deriveranno dall’implementazione del Memorandum in modo simile a quanto accade in Libia. La loro presenza e attività in Tunisia non può essere considerata una reale garanzia di protezione per le-i migranti né può ovviare alla palese violazione del diritto di asilo che rappresenta la politica di blocco implementata dall’accordo. Meccanismi come il reinsediamento o i corridoi umanitari hanno dimostrato in Libia la loro insufficienza. Inoltre, hanno comportato uno slittamento dal piano dei diritti al piano della concessione a pochi della possibilità di lasciare il territorio di uno Stato, incluso il proprio, per cercare protezione. Allo stesso modo lo strumento del rimpatrio volontario, nelle modalità con cui è attuato, presenta profili di grave illegittimità e costituisce una forma di espulsione mascherata. 

Con le dovute differenze, la dinamica che si sta sviluppando sembra avere inquietanti tratti comuni con il modello libico tanto nella modalità attuativa quanto nelle conseguenze. Quanto alla prima, si tratta dell’ennesimo accordo tra attori del diritto internazionale che viene pericolosamente sottratto al rispetto delle regole sui trattati e dei sistemi costituzionali interni: nessuna pubblicità nel corso delle trattive, nessun controllo, nessuna ratifica da parte degli organi rappresentativi. Quanto alle conseguenze, anche questo accordo ha come effetto la messa a sistema della violenza indiscriminata come strumento di deterrenza alla mobilità, un crescente ruolo di una Guardia costiera spregiudicata, un sistematico e progressivo svuotamento del diritto di asilo attraverso strumenti umanitari che non hanno un reale impatto in termini di diritti. 

A fronte di questa situazione si chiede

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  • Alla Commissione europeae algoverno italianodi interrompere immediatamente l’operatività del Memorandum e ogni finanziamento finalizzato al rafforzamento delle autorità di controllo delle frontiere;
  • Al governo tunisino, di sospendere immediatamente i trasferimenti forzati dei migranti verso le aree di frontiera desertiche al confine con la Libia e l’Algeria, che espongono le persone a trattamenti inumani e degradanti e rappresentano tentativi di espulsioni collettive vietate dal diritto internazionale; di garantire il diritto di fuga via terra e via mare, evitando di mettere ulteriormente a rischio la vita delle persone in operazioni di intercettazione violente della imbarcazioni di migranti;  
  • Alle organizzazioni internazionali, in primo luogo a Unhcr e all’Oim, di sospendere ogni forma di cooperazione con il governo tunisino finalizzata al governo delle migrazioni e di prendere pubblicamente posizione contro il Memorandum;
  • Alla Commissione Africana di avviare una commissione di inchiesta per verificare le condizioni e le azioni denunciate dalle persone migranti nel paese;
  • Alle Nazioni Unite di organizzare una missione di fact-finding per verificare la violazione dei diritti umani;
  • Al Parlamento dell’Uedi rivendicare il ruolo di colegislatore riconosciutogli dai Trattati, in particolare dall’art. 78 c. 2 lett. g) del Tfue, e di esercitare il proprio potere di controllo sul Memorandum e sulla sua attuazione.
  • Al Parlamento Italianodi rafforzare il suo ruolo di scrutinio e controllo sulla crescente spesa che negli ultimi anni l’Italia ha destinato al rafforzamento del controllo delle frontiere tunisine attraverso il Fondo premialità per le politiche di rimpatrio.

Organizzazioni firmatarie

Forum Tunisien pour les Droits Économiques et Sociaux (FTDES)

Avocats Sans Frontières (ASF)

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Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI)

Un Ponte Per (UPP)

Action Aid

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EuroMed Rights

Watch the Med – Alarm Phone

SOS Humanity

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Iuventa

PS: Nulla di tutto questo è stato fatto. Vero, Ministro Tajani?

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