Sudan: la solidarietà che non fugge e i silenzi complici di un'apocalisse ignorata

Cresce la preoccupazione dell’Unhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati, per la sicurezza ed il benessere dei rifugiati e dei civili coinvolti nel conflitto in Sudan, poiché l’accesso umanitario rimane limitato

Sudan: la solidarietà che non fugge e i silenzi complici di un'apocalisse ignorata
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

2 Giugno 2023 - 18.20


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Cresce la preoccupazione dell’Unhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati, per la sicurezza ed il benessere dei rifugiati e dei civili coinvolti nel conflitto in Sudan, poiché l’accesso umanitario rimane limitato e aumentano le segnalazioni di abusi dei diritti umani.

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Siamo particolarmente preoccupati per la situazione dei rifugiati a Khartoum. Sebbene il numero di rifugiati nella capitale sia diminuito in modo significativo, scendendo a meno della metà del totale precedente al conflitto e attestandosi ora al di sotto delle 150.000 unità, coloro che sono ancora presenti devono affrontare una situazione disastrosa, che comporta problemi di sicurezza e di accesso al cibo e ai servizi di base.


“La situazione della sicurezza sta ostacolando in modo significativo la nostra capacità di svolgere attività umanitarie a Khartoum, al di là di un minimo monitoraggio della protezione per telefono attraverso i volontari della comunità, un nuovo canale Telegram e una linea telefonica diretta per i rifugiati attiva 24 ore su 24 quando c’è connessione”, ha dichiarato Fatima Mohammed Cole, vice Rappresentante dell’Unhcr in Sudan. “Tutti i nostri precedenti tentativi di raggiungere la capitale e aiutare i rifugiati sono finora falliti e i nostri due uffici a Khartoum sono stati saccheggiati”.

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Si stima che 150.000 rifugiati abbiano lasciato autonomamente Khartoum per trasferirsi in condizioni pericolose negli Stati del White Nile, Gedaref, Kassala e Jazira e a Port Sudan, secondo quanto riporta la Commissione sudanese per i rifugiati (Cor).


Siamo profondamente turbati dalle notizie di violazioni dei diritti umani contro i rifugiati, come furti, minacce e violenze fisiche e sessuali. Sebbene non siamo stati in grado di confermare queste notizie a causa del perdurare della situazione di sicurezza e della mancanza di accesso, ribadiamo il nostro appello a garantire la protezione di tutti i civili, compresi i rifugiati e i richiedenti asilo. Particolarmente preoccupante è la situazione dei più vulnerabili, come donne, bambini, anziani, rifugiati con problemi di salute e persone con disabilità. Attraverso le sue linee telefoniche dirette, l’Unhcr continua a fornire ai rifugiati consigli e, ove possibile, riferimenti. Le informazioni sui servizi disponibili sono state diffuse su Internet e sui social media. L’Unhcr ha inoltre lavorato a stretto contatto con le reti di protezione delle comunità e con i leader dei rifugiati per contribuire a fornire protezione e assistenza nelle aree sicure del Paese.


L’Unhcr continua ad essere presente e a collaborare con i partner per fornire assistenza critica dove è ancora sicuro farlo, principalmente negli Stati di Kassala, Gedaref, White Nile e Blue Nile. La maggior parte dei rifugiati si è spostata verso luoghi in cui ha legami già esistenti. A Port Sudan, dove sono fuggite migliaia di persone, tra cui sudanesi e rifugiati di varie nazionalità, l’Unhcr ha lavorato con i partner per identificare luoghi di raccolta e valutare i bisogni dei nuovi arrivati. Ai richiedenti asilo e ai rifugiati viene rilasciata la documentazione e ai più vulnerabili vengono distribuiti generi di prima necessità come coperte e teli di plastica.

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Nel White Nile e nel Blue Nile continuiamo a fornire assistenza umanitaria come ripari, acqua potabile, kit igienici e servizi sanitari a migliaia di sud sudanesi e ai nuovi arrivati da Khartoum, ma le scorte stanno diminuendo. Recentemente anche il Programma Alimentare Mondiale (Wfp) ha distribuito cibo.


Stiamo trasferendo a Gedaref migliaia di rifugiati che prima si trovavano nella capitale e che sono riusciti a spostarsi a Madani, una città a sud-est di Khartoum nello Stato di Jazira. I servizi essenziali continuano a essere forniti a migliaia di rifugiati etiopi nei campi. L’Unhcr sta coordinando l’accoglienza dei nuovi arrivati con le autorità sudanesi, fornendo loro un supporto essenziale, tra cui pasti caldi, riparo e generi di prima necessità come coperte, taniche e materassi.


I rifugiati eritrei e i richiedenti asilo rappresentano la maggior parte di coloro che arrivano a Kassala, dove vengono registrati e trasferiti nei campi esistenti e possono accedere ad aiuti salvavita.
Stiamo monitorando i principali valichi di frontiera del Sudan e continuiamo a lavorare con i governi limitrofi per garantire l’accesso ai civili in fuga.

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Considerando la crescente vulnerabilità dei rifugiati in tutto il Paese, stiamo intensificando le campagne di informazione per metterli al corrente dei pericoli del traffico di esseri umani e del contrabbando. Continuiamo a chiedere alle autorità sudanesi di rafforzare le misure di sicurezza nei campi profughi.


Siamo molto preoccupati per il peggioramento della situazione in Darfur, dove tutti i civili, compresi i rifugiati e gli sfollati interni, vivono in condizioni disastrose. L’Unhcr sta fornendo supporto dove può, anche attraverso la fornitura di kit igienici ai centri sanitari e il monitoraggio a distanza della protezione, ma la nostra capacità di assistenza è stata seriamente ostacolata.



L’Unhcr, insieme ai suoi partner, sta facendo del suo meglio per proteggere e assistere i rifugiati in Sudan in circostanze molto difficili. Continuiamo a chiedere il rispetto del cessate il fuoco, in modo che le persone coinvolte nel conflitto possano spostarsi in luoghi più sicuri e che l’assistenza umanitaria possa raggiungere chi ne ha bisogno”.

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Impegno a 360 gradi

Ne scrive Maria Novella Topi per OnuItalia.com: “Organizzazioni umanitarienon governative eagenzie dell’Onu lanciano in questi giorni appelli per sostenere i loro sforzi di soccorso e pace per il Sudan, devastato da settimane di aspro conflitto che sta mettendo in ginocchio un paese già da tempo bisognoso di aiuti internazionali. Nonostante le numerose promesse di tregua la guerra continua e si abbatte sugli strati più deboli delle popolazioni, in primo luogo donne e bambini.  

Per chiedere aiuti urgenti Medici senza Frontiere ha scelto un’immagine, presente nei suoi aggiornamenti della situazione, che l’organizzazione stessa ha definito scioccante:

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Questo è un proiettile – scrive Laura Perrotta, Direttrice raccolta fondi di Msf –  È statoestratto da un nostro paziente pochi giorni fa, nell’ospedale di Bashair, a sud di Khartoum in Sudan…. Non avevo scelto questa immagine per aggiornarti sull’emergenza in Sudan.Poi ho pensato alle condizioni nelle quali è stata scattata. Ho pensato alla nostra équipe chirurgica a Khartoumche da inizio maggio ha curato oltre 400 pazienti con traumiche opera ininterrottamente e con pochi mezzi, mentre i combattimenti minacciano le loro stesse vite….”. Continua Perrotta: ”Oggi la situazione in Sudan resta drammatica. Gli attacchi alle strutture sanitarie e ai magazzinihanno ridotto notevolmente le nostre scorte. È fondamentale che le forniture mediche continuino ad entrare nel paese e a circolare liberamente”.  

Le fa eco Francesca Arcidiacono, capomissione di Msf nel paese. Stiamo assistendo a unaviolazione sistematica dei principi umanitari.Lo spazio  per operare si sta riducendo ad un livello raramente mai visto prima. Siamo scossi e sconvolti da questi attacchi deplorevoli. Le persone sono in condizioni disperate. Tutto questo è semplicemente assurdo” .  ”Restiamo in Sudan – prosegue – non soloper curarei feriti, ma ancheper garantireche i malati cronici, gli anziani, le donne in gravidanza e chiunque abbia bisogno dicure medichepossa riceverle,nonostante la guerra”.

Msf lamenta138 attacchia strutture sanitarie dall’inizio del conflitto e denuncia con forza che il sistema sanitario del paese è al collassomancano farmaci, acqua e cibo.[…]. “Mentre il conflitto in Sudan infuria, il prezzo da pagare per i bambini continua a diventare ogni giorno più devastante”, ha dichiarato Adele Khodr, Direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa.“Questi bambini non sono solo numeri, ma individui con famiglie, sogni e aspirazioni. Sono il futuro del Sudan e non possiamo stare a guardare mentre le loro vite vengono spezzate dalla violenza. I bambini del Sudan meritano una possibilità di sopravvivere e prosperare”.  

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L’appello complessivo è aumentato di 253 milioni di dollari per far fronte alle ulteriori necessità urgenti, tra cui l’ampliamento delle cure oltre 620.000 bambini colpiti da malnutrizione acuta grave, metà dei quali potrebbero morire se non aiutati in tempo. Khodr ha aggiunto che ”nonostante le sfide dell’accesso umanitario e della sicurezza a causa del conflitto in corso, l’Unicef continua a operare in Sudan e insieme ai suoi partner, è riuscito a fornire aiuti sanitari, idrici e igienico-sanitari e nutrizionali molto necessari in tutto il Paese”.

Civili nel mirino

Mercoledì scorso è stato bombardato un mercato a sud di Khartoum, la capitale del Sudan: 18 persone sono morte e almeno cento sono state ferite. L’attacco è avvenuto mercoledì ed è quello in cui dall’inizio dei combattimenti tra l’esercito e il gruppo paramilitare Rapid Support Forces sono morti più civili. Secondo i bilanci ufficiali, i civili che sono morti finora nella guerra civile iniziata lo scorso aprile per il controllo del paese sono 883, anche se è probabile, scrive Bbc, che il numero reale sia molto più alto.

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L’esercito regolare è comandato dal presidente del paese, il generale Abdel Fattah al Burhan, mentre i paramilitari sono guidati dal generale Mohamed Hamdan Dagalo, noto anche come Hemedti, che è anche il vicepresidente. La sera del 22 maggio Stati Uniti e Arabia Saudita, dopo diversi colloqui nella città saudita di Gedda, avevano negoziato una tregua per permettere l’arrivo di aiuti alla popolazione civile: dopo qualche ora era stata violata,  così come le tregue decise in precedenza. 

Nuovi bombardamenti sono stati segnalati ieri  nella capitale sudanese, teatro da sette settimane di intensi scontri tra l’esercito del generale Abdel Fattah al-Burhane e i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf) del generale Mohamed Hamdane Daglo, con un bilancio di oltre 1.800 morti e più di un milione e mezzo di sfollati e rifugiati.

Testimoni hanno riferito alla Bbc di avere udito colpi di artiglieria attorno all’edificio della televisione di stato nella città di Omdurman alle porte di Khartoum, mentre l’esercito ha annunciato di aver portato rinforzi nella capitale da altre regioni del Sudan.

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I combattimenti hanno anche investito in queste settimane la regione occidentale del Darfur, nonostante gli sforzi per mediare un cessate il fuoco umanitario, mentre gli Stati Uniti hanno alzato la voce sanzionando quattro società sudanesi e diversi individui, dopo il fallimento di una tregua mediata da Stati Uniti e Arabia Saudita. 

La mattanza continua.

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