L'Ucraina riconquista Lyman e adesso pensa a riprendersi il Donbass

La ripresa di Lyman, ufficializzata nel week-end dallo stesso stato maggiore russo, conferma la poderosa avanzata di Kiev e le crescenti difficoltà di Mosca.

L'Ucraina riconquista Lyman e adesso pensa a riprendersi il Donbass
Gli ucraini riconquistano Lyman
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2 Ottobre 2022 - 22.23


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Guerra in Ucraina, la pace è lontana: se la caduta di Izyum, a metà settembre, aveva suggellato la riconquista dell’intera regione di Kharkiv ed aperto una potenziale autostrada verso il Donbass, la ripresa di Lyman, ufficializzata nel week-end dallo stesso stato maggiore russo, conferma la poderosa avanzata di Kiev e le crescenti difficoltà di Mosca.

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È stato lo stesso presidente ucraino Zelensky, ad annunciare che Lyman è stata «completamente liberata grazie al nostro esercito».

Una notizia impronosticabile fino a poche settimane fa, se si pensa che la cittadina si trova a poche decine di chilometri da Severodonetsk, uno dei teatri più cruenti di questo conflitto, caduta sotto il controllo russo ma dove il Cremlino ha sacrificato migliaia di soldati per sottomettere il capoluogo.

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Proprio Severodonestk e persino Lugansk, capitale dell’autoproclamata repubblica, potrebbero diventare il prossimo obiettivo di Kiev. La situazione sul campo, quindi, si è capovolta completamente: dopo oltre sette mesi di guerra Mosca controlla complessivamente meno territori di quanti ne aveva conquistati a inizio marzo e questo nonostante le almeno 50 mila vittime registrate fra i reparti russi.

In Ucraina però sanno bene che le cose potrebbero cambiare velocemente: innanzitutto perché almeno 100 mila riservisti sarebbero pronti per essere inviati da Putin sul fronte del Donbass e su quelli di Kherson e Zaporizhzhia. Non solo: l’annessione delle quattro regioni potrebbe costringere gli abitanti di queste aree ad arruolarsi con Mosca e questo andrebbe ad ingrossare ulteriormente le fila russe, mentre lo spettro delle armi nucleari, paventate dal leader ceceno Kadyrov e da altri falchi del Cremlino, rappresenterebbe il punto di non ritorno.

Insomma: nessun trionfalismo, né da Zelensky né dal suo entourage, per le riconquiste delle ultime settimane, semmai la richiesta, sempre più pressante, di una rapida adesione alla Nato: sarebbero almeno dieci i paesi dell’Alleanza atlantica favorevoli all’entrata di Kiev nel circuito militare occidentale, «principalmente quelli che ricordano la stretta velenosa dell’impero russo», come ha affermato oggi il consigliere presidenziale Podolyak. «Siamo grati a questi paesi ed al loro senso di leadership e di responsabilità. Oggi si fa la storia», ha aggiunto.

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Sui rischi di un’escalation è tornato a farsi sentire Papa Francesco nel suo Angelus domenicale. Un invito accorato a fermarsi subito, prima che il mondo rischi una catastrofe, rivolto sia alla dirigenza di Mosca che di Kiev. «Il mio appello si rivolge innanzitutto al presidente della Federazione Russa, supplicandolo di fermare, anche per amore del suo popolo, questa spirale di violenza e di morte.

D’altra parte, addolorato per l’immane sofferenza della popolazione ucraina a seguito dell’aggressione subita, dirigo un altrettanto fiducioso appello al presidente dell’Ucraina a essere aperto a serie proposte di pace. A tutti i protagonisti della vita internazionale e ai responsabili politici delle nazioni chiedo con insistenza di fare tutto quello che è nelle loro possibilità per porre fine alla guerra in corso, senza lasciarsi coinvolgere in pericolose escalation, e per promuovere e sostenere iniziative di dialogo». Ma è la Cina, probabilmente, l’unico interlocutore che Putin potrebbe davvero ascoltare. Pechino, nelle ultime settimane, pur senza citare il conflitto ucraino, ha più volte ribadito la necessità di rispettare l’integrità territoriale di tutti i paesi ma è solo con un’intesa fra Washington e Xi Jinping che la guerra potrebbe terminare.

L’unica notizia positiva della giornata arriva dal North Stream 1: la falla nel Baltico si sarebbe fermata ed anche il «2» – già da sabato – non perderebbe più gas. Rimane il mistero sugli autori del sabotaggio ma chissà se i veri responsabili saranno mai trovati.

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