Testimoni di Geova messi al bando, la Corte europea dei diritti dell'uomo contro la Russia: illegale discriminarli

a Corte ha anche affermato che era illegale vietare le loro pubblicazioni, i periodici e il sito web ufficiale. Ha ordinato dunque al Paese di interrompere tutti i procedimenti penali pendenti contro di loro

Testimoni di Geova messi al bando, la Corte europea dei diritti dell'uomo contro la Russia: illegale discriminarli
In Russia repressione contro i Testimoni di Geova
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11 Giugno 2022 - 11.46


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Putin non solo è un reazionario ma ormai la sua tendenza all’integralismo religioso avanza.

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La Corte europea dei diritti dell’uomo “ha emesso una sentenza storica contro la Russia a favore dei Testimoni di Geova.

La Cedu ha dichiarato, 6 voti contro 1, che era illegale per la Russia bandirli. La Corte ha anche affermato che era illegale vietare le loro pubblicazioni, i periodici e il sito web ufficiale. Ha ordinato dunque al Paese di interrompere tutti i procedimenti penali pendenti contro di loro, di rilasciare tutti coloro che sono in prigione, nonché di restituire tutte le proprietà confiscate o di pagare un risarcimento adeguato”.

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Lo riferiscono gli stessi Testimoni di Geova, secondo i quali la Russia sarebbe stata condannata a pagare ai ricorrenti un totale di 59.617.458 euro “per danni materiali, principalmente beni sequestrati” e 3.447.250 euro “in relazione al danno morale”.

Jarrod Lopes, portavoce dei Testimoni di Geova, afferma: “Siamo soddisfatti per l’esauriente giudizio contro la Russia. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha sentenziato che i Testimoni di Geova sono cittadini rispettosi della legge, e che, a causa della discriminazione religiosa, sono illegalmente perseguitati e incarcerati in Russia. Ci auguriamo che il Paese rispetti le indicazioni della Corte – afferma ancora il portavoce -, fermi la persecuzione a livello nazionale e rilasci tutti i 91 Testimoni in prigione. I Testimoni di Geova in Russia attendono l’opportunità di praticare la loro fede liberamente nella loro patria, come fanno milioni di compagni di fede in oltre duecento altri Paesi”.

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