Cooperazione, disarmo controllato, sviluppo sostenibile: il sapere solidale per un cambiamento vero

Le Osc motivano e sollecitano scelte politiche coerenti con gli impegni internazionali assunti e con la necessità di contribuire ad allentare le tensioni internazionali e proporre un durevole cammino di cooperazione e di pace.

Cooperazione, disarmo controllato, sviluppo sostenibile: il sapere solidale per un cambiamento vero
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

4 Giugno 2022 - 20.53


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Un sapere “solidale”. Che sa unire idealità e concretezza. Denuncia e proposta. Che fa i conti con lo stato di cose esistenti senza considerare, tale realtà immodificabile. Un sapere di lotta e di governo, verrebbe da dire utilizzando una formula antica che fece storia (politica). 

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Cambiare si può. Cambiare si deve

E’ il messaggio che sottende il documento delle Reti AOI (Cooperazione e Solidarietà Internazionale), CINI (Coordinamento Italiano Network Internazionali); Link 2007 (Cooperazione in Rete), rappresentative delle organizzazioni della società civile (Osc) impegnate nella cooperazione internazionale allo sviluppo e nell’aiuto umanitario e solidale. Le Osc motivano e sollecitano scelte politiche coerenti con gli impegni internazionali assunti e con la necessità di contribuire ad allentare le tensioni internazionali e proporre un durevole cammino di cooperazione e di pace. Il documento è stato inviato mercoledì 1 giugno al presidente Draghi, ai ministri Di Maio e Franco, alla viceministra Sereni, ai presidenti del Senato e della Camera Alberti Casellati e Fico e ai membri del Parlamento. 

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In vista della Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo dei prossimi 23 e 24 Giugno, la Dichiarazione di AOI, CINI, LINK 2007 parte dalle tensioni internazionali e gli sforzi per la pace degli ultimi decenni per cogliere i segnali politici a livello europeo e globale che sollecitano scelte coraggiose, coerenti e lungimiranti. Si sofferma in particolare sulle relazioni dell’Italia con i paesi africani e dell’area mediterranea e mediorientale e sugli impegni solennemente assunti ma non ancora pienamente attuati. 

10 punti da implementare

 1. Ordine mondiale e integrazione europea; 2. Missione dell’Italia in Europa e nel mondo; 3. I segnali da saper leggere; 4. Lo spazio euro-africano; 5. Le crisi che impediscono progresso e sviluppo; 6. Razionalizzazione e europeizzazione della Difesa; 7. Disarmo controllato e Agenda 2030; 8. Il dovere dello 0,70% del RNL per lo sviluppo; 9. Cooperazione e sviluppo sostenibile, due parole chiave; 10. Leader politici che sappiano guardare lontano. 

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Ordine mondiale e integrazione europea

C’è voluta una guerra mondiale aggressiva, con un disegno egemonico sul mondo basato sulla forza e l’oppressione, per far nascere l’Organizzazione delle Nazioni Unite al fine di promuovere pace e collaborazione fra i popoli. Ci sono volute due grandi guerre tra Stati europei per ispirare leader visionari a fare dell’Europa una regione di pace e stabilità. Dopo 30 anni dalla fine della guerra fredda, l’inaccettabile aggressione della Russia all’Ucraina e l’inimmaginabile guerra sul suolo europeo con le sue imprevedibili conseguenze impongono ora la ridefinizione di un nuovo ordine mondiale condiviso, che pur rispecchiando i pesi e gli equilibri internazionali, ponga al centro il rispetto della dignità e sovranità di ogni Stato, la priorità dei diritti e della giustizia a garanzia della democrazia nei rapporti globali, la solidarietà e la cooperazione internazionale, il rafforzamento delle istituzioni multilaterali. In questa sfida è centrale l’apporto qualificante dell’esperienza unica e positiva dell’Ue. Ciò comporta la presa di coscienza della necessità di vivificare il cammino di integrazione europea e di accelerarlo superando le sue troppe lentezze e indecisioni. 

Le Osc seguono preoccupate la guerra e intervengono per alleviare le sofferenze di sfollati e rifugiati ma vogliono anche indicare il percorso politico che, con trent’anni di ritardo dopo il crollo dell’Urss, dovrà essere intrapreso per rafforzare la pace globale. “L’inaccettabile aggressione della Russia all’Ucraina e l’inimmaginabile guerra sul suolo europeo con le sue imprevedibili conseguenze” impongono la ridefinizione, appena possibile, di “un nuovo ordine mondiale condiviso, che pur rispecchiando i pesi e gli equilibri internazionali, ponga al centro il rispetto della dignità e sovranità di ogni Stato, la priorità dei diritti e della giustizia nei rapporti globali, la solidarietà e la cooperazione internazionale, il rafforzamento delle istituzioni multilaterali”. E “in questa sfida è centrale l’apporto qualificante dell’esperienza unica e positiva dell’Ue e del suo cammino di integrazione”. 

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Il documento continua sottolineando il ruolo dell’Italiache, come paese fondatore dell’attuale Unione Europea, ha “una particolare missione e responsabilità nel promuovere il pieno compimento del progetto di unificazione nato dopo la guerra e basato sul rispetto della dignità umana e sui valori di libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto, rispetto dei diritti umani, pace, solidarietà”. Sono “valori che l’Europa deve saper vivere al suo interno e nelle sue relazioni esterne”. Non solo: “per la sua collocazione geografica, l’Italia è inevitabilmente chiamata all’attivazione di un’ampia e rafforzata cooperazioneparticolarmente con i paesi del Mediterraneo, del vicino e medio Oriente e soprattutto dell’Africa”. Si tratta delle aree più vicine, “alla ricerca di rapporti basati su partenariati paritari e rispettosi”.

AOI, CINI e LINK 2007 invitano a saper leggere i segnali giunti con “i voti di astensione all’Assemblea generale dell’Onu su decisioni relative all’aggressione russa all’Ucrainaed alla violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario”. Essi rappresentano “un campanello d’allarme e preoccupano perché si tratta di voti provenienti non solo da Stati autoritari ma anche da Democrazie che da tempo tendono a diversificare le alleanze economiche e strategiche aprendosi a nuove relazioni e nuovi attori”. Sono segnali che indicano che “per far vincere le ragioni della pace e della giustizia servono un’Europa e un Occidente che abbandonino la presunzione e l’atteggiamento paternalistico, ancora presenti nelle relazioni globali, e facciano emergere l’importanza del dialogo e dell’ascolto”.

L’analisi delle Osc si allarga allo spazio euro-africano, nel quale “è cresciuta ormai l’attrazione di attori quali Cina, Russia, Turchia, alcune potenze mediorientali che stanno puntando ad una nuova configurazione geopolitica e ad una discontinuità nella costruzione del futuro e nel riferimento ai valori che sono alla base delle democrazie liberali”. “La cooperazione internazionale per lo sviluppo – fanno notare – è un fatto solidale, sociale, economico, culturale ma al tempo stesso è materia di opzioni politiche e geopolitiche, come dimostrato dal crescente interesse verso il continente africano”. È quindi “sul grado di impegno e coerenza nella cooperazione e nella qualità dei partenariati che si giocheranno le alleanze, gli equilibri e la stabilità dell’ampio spazio euro-africano e mediorientale nel prossimo futuro… e l’Italia ha un ruolo da svolgere che non può più essere sottovalutato”.

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Il documento continua soffermandosi sugli effetti della guerra che, dopo i due anni di pandemia, stanno “aggravando la crisi alimentare e umanitariache già colpisce molti paesi, con milioni di persone affette da malnutrizione acuta. È una crisi che si aggiunge all’insostenibile peso dell’indebitamento di un numero sempre maggiore di Stati”… “I prezzi del cibo hanno raggiunto livelli mai sfiorati e il numero di persone denutrite a livello globale potrebbe crescere di altri 40 milioni e superare complessivamente 800 milioni, particolarmente nelle regioni Africa subsahariana, Nord Africa, Vicino Oriente, Asia-Pacifico, dove alcuni paesi dipendono ampiamente da derrate alimentari e fertilizzanti importati da Russia e Ucraina. In questo quadro gli obiettivi dello sviluppo sostenibile attesi per il 2030 e la lotta al cambiamento climatico si stanno allontanando in modo preoccupante”.

Quella spesa indecente

Di fronte a questa gravità, le Osc puntano il dito sulla spesa per la Difesa e l’annunciato aumento al 2% del Rnl derivante dall’ “impegno internazionale assunto in sede Nato”. Esse esprimono la convinzione che, se non fosse davvero possibile destinare altrimenti tali risorse, “ogni rafforzamento delle difese nazionali che ritardi la loro razionalizzazione in un disegno di difesa comune europea contribuirebbe al rallentamento di quel disegno politico di maggiore unione a cui gli Stati membri sono comunque destinati e di cui si sente sempre più la necessità. Un’europeizzazione della difesa libererebbe anche risorse preziose per altri strumenti fondamentali per il mantenimento della pace, a partire dalla cooperazione internazionale per lo sviluppo”. “Ogni persona ragionevole – fa notare il documento – sa che la migliore difesa si ottiene innanzitutto percorrendo contemporaneamente i due binari del disarmo negoziato, concordato e controllato e del conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030. Per le Osc, occorre “ridare voce e ruolo alla Politica nelle relazioni internazionali senza illusorie scorciatoie militari e di potenza che, anche in questi ultimi decenni, hanno dimostrato i loro tanti, troppi e catastrofici limiti”.

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Disarmo controllato e Agenda 2030. 

Ogni persona ragionevole sa che la migliore difesa del nostro Paese, dell’Ue e dell’intera umanità si ottiene innanzitutto percorrendo contemporaneamente i due binari del disarmo negoziato, concordato e controllato e del conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030. Occorre in particolare assicurare la stabilità economica di tutti i paesi, l’eliminazione della povertà estrema, la riduzione delle disuguaglianze, il rispetto dei diritti umani e ridare voce e ruolo alla Politica nelle relazioni internazionali senza illusorie scorciatoie militari e di potenza che, anche in questi ultimi decenni, hanno dimostrato i loro tanti, troppi e catastrofici limiti. 

Il dovere dello 0,70% del RNL per lo sviluppo.

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 Il dovere di onorare gli obblighi internazionali deve comunque valere sempre. Ed in particolare per un impegno politicamente rilevante perché assunto e ribadito in sede Onu, Ocse e Ue, che da tempo aspetta di essere onorato: la spesa dello 0,70% del RNL per l’assistenza e la cooperazione internazionale per lo sviluppo. Uno sviluppo incentrato sull’essere umano e basato sulla sostenibilità sociale, economica e ambientale. Tale impegno doveva essere attuato entro il 2015 (Obiettivi del Millennio) ma è stato riscadenzato, per inadempienza, al 2030 (Agenda 2030). Negli anni che ci separano dal 2030 dovranno essere quindi definite nelle leggi di bilancio annuali e pluriennali le cifre e le progressioni delle risorse, tali da assicurarne l’incremento dall’attuale oscillante 0,22/0,30% allo 0,70% del RNL. L’articolo 30 della legge 125/2014 già impone “un percorso definito di graduale adeguamento degli stanziamenti annuali per la cooperazione internazionale allo sviluppo… in linea con gli impegni assunti a livello europeo e internazionale”. Il Governo e il Parlamento, parallelamente a quanto sarà deciso per la Difesa, definiscano in modo inequivocabile, con dati di bilancio annuali e pluriennali, il “graduale adeguamento” dei fondi per la cooperazione. Le nostre organizzazioni di cooperazione e solidarietà internazionale hanno lanciato la “Campagna 070”, insieme a Focsiv, con il sostegno di importanti associazioni e istituzioni sociali e religiose quali Forum del terzo settore, Asvis, Caritas italiana, Missio e con la crescente adesione di nuovi enti e fondazioni. Non daremo tregua finché non sarà garantita dall’Italia coerenza politica e sarà onorato l’impegno internazionale assunto. 

Cooperazione e sviluppo sostenibile, due parole chiave. Cooperazione è la parola chiave. Anche per promuovere i nostri interessi nel mondo essa va nobilitata e resa coerentemente trasversale ad ogni atto politico dell’Italia nei rapporti internazionali. Deve rimanere il cardine delle relazioni a livello economico, politico, culturale, ambientale, dei diritti, dello sviluppo, della lotta alla povertà, della sicurezza. Cooperazione significa anche pace. Pace non è infatti solo assenza di guerra e la pacifica convivenza non deriva dalla potenza degli arsenali e dal continuo riarmo. Sviluppo sostenibile è l’altra parola chiave: perchè la pace va favorita e costruita soprattutto con l’incontro, il dialogo, l’ascolto, il riconoscimento dei diritti e della dignità degli esseri umani, l’equa distribuzione delle risorse, la tutela del suolo, delle acque e dell’ambiente, l’uguaglianza di opportunità, la costruzione di partenariati, la solidarietà, la giustizia sociale ed economica, lo sviluppo umano e sostenibile come firmato solennemente dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu nel 2015. La Cooperazione, se vissuta in pienezza e trasparenza, è finalizzata a tutto questo e può favorire inoltre il rispetto dei trattati e delle convenzioni, la riconciliazione, la visione multilaterale delle relazioni internazionali, del governo delle tensioni mondiali. Per la stabilità e la pace costano molto meno ai cittadini italiani e europei la solidarietà e il deciso impegno per lo sviluppo equo e sostenibile che non gli stanziamenti insopportabilmente alti per le armi il cui impiego significa morti, distruzioni, emergenze umanitarie, sfollamenti, spinte migratorie, sofferenze, odi senza fine. 

Il documento termina con un appello ai decisori politici: “in questa difficile e determinante fase storica, devono saper dimostrare di essere leader visionari, con una condivisa visione del futuro e del bene comune, nel dialogo, nel reciproco ascolto e nella collaborazione”; e chiude con la disponibilità delle Osc alla “collaborazione con le Istituzioni italiane ed europee a questo fine, sulla base delle linee espresse nel documento”, per la cui attuazione esse chiedono “una sollecita azione del Governo e del Parlamento italiani”. 

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Sono ampi stralci di un documento prezioso, a firma Silvia Stilli (AOI), Raffaele Salinari (CINI), Roberto Ridolfi (Link 2007). 

I destinatari farebbero bene a leggerlo attentamente e tradurlo in azione politica, parlamentare e di governo. 

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