Al termine del vertice di Versailles sulla situazione in Ucraina, Mario Draghi ha sottolineato che “non siamo un’economia di guerra” ma che esiste comunque la necessità che “l’Unione riveda alcune delle regole che ci hanno accompagnato”, come ad esempio la revisione del Patto di stabilità.
Economia di guerra significa entrare in un periodo di razionamento scorte per la carenza di materie prime, cose che – assicura Draghi – al momento non è uno scenario che deve preoccuparci. Ma bisogna comunque essere preparati al peggio.
Il vertice “è stato un successo” ha detto Draghi, “raramente ho visto l’Ue così compatta”. Gli argomenti trattati sono stati e insufficienze di materie prime, tra cui l’agro-alimentare: “Se la situazione si aggraverà” ha spiegato Draghi, “ccorrerà importare da altri Paesi, come Usa, Canada o Argentina. Ciò determina una necessità di riconsiderare tutto l’apparato regolatorio e questo argomento lo ritroviamo sugli aiuti di Stato, sul Patto di stabilità”.
Draghi ribadisce che la preoccupazione principale per il conflitto in Ucraina è quella energetica: motivo per cui sul tavolo della Commissione europea c’è “la tassazione degli extraprofitti delle società elettriche”. Un modo per rimpinguare anche le casse dell’Ue, così che abbia modo di portare a termine i suoi obiettivi sul clima, difesa e, appunto, l’energia.
“I bisogni finanziari dell’Unione per rispettare gli obiettivi di clima, difesa, energia sono molto grandi”, ha sottolineato Draghi. “Secondo i calcoli della Commissione – ha aggiunto – e assumendo che la mancanza che vogliamo riempire sulla difesa è lo 0,6%, il fabbisogno risulta essere pari a 1,5 o 2 o più trilioni di euro”.
Riguardo le sanzioni inflitte alla Russia, Draghi ha ribadito che potranno “essere anche più pesanti, l’importante è essere consapevoli che hanno un impatto su famiglie e imprese”. Bisogna perciò prendere provvedimenti immediati perché “questa situazione, se non sarà affrontata, ha il potenziale di fratturare il sistema economico europea spingendolo verso il protezionismo”.
“Dobbiamo prepararci, ma non siamo assolutamente in un’economia di guerra. Ho visto degli allarmi esagerati – ha precisato il premier – Prepararsi non vuol dire che ciò debba avvenire sennò saremmo già in una fase di razionamento”. Semplicemente, ha spiegato Draghi “dobbiamo ri-orientare le nostre fonti di approvvigionamento e ciò significa costruire delle nuove relazioni commerciali”.
Commentando la richiesta di Kiev di entrare a far parte dei Paesi dell’Unione europea, il presidente del Consiglio ha chiarito che “c’è una grande disponibilità da parte di tanti, una grande determinazione da parte di altri e una notevole cautela da parte di altri ancora”. Resta il fatto che “le regole per entrare sono molto precise e prevedono un lungo periodo di riforme strutturali. Io – ha spiegato Draghi – sono il primo a pensare che un messaggio di incoraggiamento sarebbe d’aiuto, ma occorre rispettare anche cosa dicono gli altri”.
