Le guerre di Putin: come lo zar ha usato le bombe negli ultimi vent'anni

Dal 1999 ad oggi, l'unica mossa di politica estera di Putin è stata la guerra. E l'Occidente è stato a guardare

Le guerre di Putin: come lo zar ha usato le bombe negli ultimi vent'anni
Vladimir Putin
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10 Marzo 2022 - 14.36


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Le guerre Putin le ha sempre fatte: fin da quando si è insediato come Presidente russo, lo Zar che oggi sta attaccando il suolo europeo ha fatto della guerra la sua quasi esclusiva mossa di politica estera. Dal 1999, quando si era insediato da poche settimane, e riaprì le ostilità con la Cecenia.

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Le guerre di Putin: la Cececia – Il 4 e il 16 settembre 1999 (Putin era diventato presidente ad agosto dello stesso anno), due attentati terroristici colpirono Mosca facendo 307 morti. Furono incolpati i terroristi ceceni e Putin immediatamente diede inizio alle ostilità. In seguito, furono molti a sostenere che quegli attentati siano stati ‘causati’ dai servizi segreti russi per dare a Putin una scusa per la guerra. 

Tra chi supportò questa versione dei fati ci furono la giornalista Anna Politkovskaya, uccisa a colpi di pistola nell’ascensore del suo condominio il 7 ottobre 2006, e l’ex agente segreto Alexander Litvinenko, morto per avvelenamento il 4 dicembre dello stesso anno.

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Nell’ottobre del 1999, Putin diede inizio a una nuova, feroce e brutale, offensiva di terra e di aria sulla Cecenia. I militari russi non si facevano scrupoli a colpire la popolazione civile. L’episodio più noto avvenne il 21 ottobre, quando un missile russo bersagliò il mercato della capitale cecena Grozny: morirono 140 persone, tra cui donne e bambini, centinaia furono ferite.

Il 31 dicembre 1999, a guerra ancora in corso, Boris Eltsin, malato e screditato per i suoi problemi di alcolismo, si dimise e Putin assunse l’interim. Le elezioni anticipate, svoltesi nel marzo 2000, lo confermeranno al Cremlino con il 53% dei voti. Giurò come presidente il 7 maggio 2000, un mese dopo insediò un uomo di fiducia a capo dell’amministrazione cecena. L’Occidente rimase a guardare. 

La Georgia Putin restò presidente fino al 2008. Salì al posto suo Medvedev, suo uomo di fiducia, e lui divenne Primo Ministro, di fatto mantenendo il potere. Si aprì nello stesso periodo la guerra in Georgia, che faceva parte della Comunità degli stati indipendenti, l’organizzazione internazionale che raggruppava buona parte delle ex repubbliche sovietiche, cercava da tempo di affrancarsi dall’influenza di Mosca, ma doveva fare i conti con le regioni russofile dell’Abkhazia dell’Ossezia del Sud. 

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Il 7 agosto del 2008 la Georgia bombardò la capitale sud-osseta Tskhinvali provocando centinaia di morti e enormi distruzioni. L’indomani Mosca intervenne a fianco dei secessionisti e la Georgia dichiarò lo stato di guerra, nei giorni successivi il conflitto si allargò in Abkhazia.

Due settimane dopo Mosca riconobbe l’indipendenza delle due repubbliche separatiste, facendo leva sul riconoscimento del Kosovo di pochi mesi prima da parte di numerosi stati: di nuovo, Putin si avvalse di quel che avveniva nel conflitto balcanico per rafforzare la sua posizione nel Caucaso.

L’Ucraina Nel 2012 Putin ridivenne Presidente. Da allora lo rimarrà sempre, e lo sarà ancora fino al 2035. Nel 2014 si infiammò l’Ucraina: la tendopoli pro-Ue di piazza Maidan a Kiev, gli scontri, il governo filo-russo di Yanukovic rovesciato. La reazione di Putin fu mandare soldati russi senza mostrine né a bandiere a occupare militarmente la penisola di Crimea, annettendola ufficialmente il 18 marzo. 

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La Siria Nel 2015  la Russia entra attivamente nel conflitto in Siria, a fianco del governo di Bashar Assad e contro le fazioni ribelli, che dopo oltre quattro anni di conflitto, erano finite per essere egemonizzate da gruppi islamisti radicali. L’intervento russo fu determinante nel permettere al regime di Damasco dato per prossimo alla sconfitta, di riconquistare gran parte del paese a spese della popolazione civile massacrata dai bombardamenti.

Il Kazakhistan Infine, due mesi fa: lo scorso gennaio Putin ha inviato le forze armate ad aiutare il presidente del Kazakhistan Kassym-Jomart Tokayev a far rientrare i violenti moti di protesta innescati dall’aumento dei prezzi dell’energia.

E ora la guerra in Ucraina: solo l’ultima guerra di un uomo che della guerra ha fatto la sua bandiera politica, nel silenzio dell’Occidente. 

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