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Se anche i vescovi italiani si ribellano a quell'amante dei fucili chiamato Jair Bolsonaro

I vescovi di Padova e Pistoia non hanno gradito la visita del presidente brasiliano. Quello che ha in antipatia papa Francesco e invitata ogni brasiliano a comprare un fucile

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Riccardo Cristiano

2 Novembre 2021 - 16.50


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La capacità di reggere botta davanti ad un’attualità spesso tumultuosa non è proprio la prima qualità dei vescovi italiani. Sovente criticati, facilmente definiti “non all’altezza” di un tempo così difficile, quando però dimostrano una tempra adeguata e soprattutto una stile davvero “all’altezza” di ciò che accade, è giusto, anzi, doveroso, farlo notare. 

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Così è bene mettere insieme quanto fatto e detto nelle ultime ore da due vescovi italiani, quello di Padova e quello di Pistoia, che hanno fronteggiato con assoluta qualità episcopale ed evangelica la sfida costituita dalla visita del presidente (pro tempore) brasiliano, Bolsonaro.

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Monsignor Claudio Cipolla, vescovo di Padova, ha ovviamente saputo che la cittadina di Anguillara veneta, che si trova nella sua diocesi, avrebbe conferito a Bolsonaro, accusato di crimini contro l’umanità, la cittadinanza onoraria. Se l’iniziativa non era diocesana, riguardava comunque il suo territorio, ma cosa poteva fare? Aspettare, e quando l’ospite è arrivato ha ricordato che i vescovi brasiliani “proprio in questi mesi stanno denunciando a gran voce violenze, soprusi, strumentalizzazioni della religione, devastazioni ambientali, e l’aggravarsi di una grave crisi sanitaria, economica, etica sociale e politica, intensificata dalla pandemia. Dunque ha colto l’occasione del passaggio del presidente brasiliano per chiedergli “accoratamente di farsi promotore di politiche rispettose della giustizia, della salute, dell’ambiente e soprattutto di sostenere i poveri”. 

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Il viaggio di Bolosnaro ha riguardato anche Pistoia, visitata in occasione dell’odierna ricorrenza della giornata dedicata ai defunti. E cosa ha fatto monsignor Fausto Tardelli, vescovo di Pistoia? Lui si è rifiutato di officiare la cerimonia di commemorazione dei soldati brasiliani caduti in Italia, circostanza per la quale era atteso al cimitero brasiliano. La decisione del vescovo è stata spiegata con estrema chiarezza, e con tutto il rispetto per i caduti. Così: “Apprendiamo della visita del senatore Matteo Salvini al cimitero di San Rocco in coincidenza con la visita del presidente Bolsonaro. Riteniamo urgente sottolineare che i palcoscenici di eventuali incontri di natura istituzionale, politica o personale sono da destinarsi ad altri momenti ed altri luoghi che nulla hanno a che fare con questo momento di raccoglimento che, purtroppo, sta perdendo il vero significato, in luogo dell’ennesima esasperazione politico-mediatica”. 

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La sua decisione consente anche di notare che proprio oggi chi ha visitato un altro cimitero militare, quello francese di Roma, è stato papa Francesco. Ben lontano dai luoghi della visita presidenziale, Bergoglio ha deposto dei fiori bianchi sulle tombe di alcuni caduti della Seconda Guerra Mondiale, quindi ha detto che le “tombe di caduti di guerra gridano pace” e poi ha aggiunto “fermatevi fabbricanti di armi!”

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Grande appassionato di armi, il presidente brasiliano ha detto appena due mesi fa, in un pubblico incontro, che “ogni cittadino dovrebbe comprare un fucile”. Bolsonaro non ha mai nascosto la sua antipatia per Francesco, una volta ha detto che “il papa è argentino, ma Dio è brasiliano”. Questa volta però si può dire che sono stati i vescovi italiani più  che il vescovo di Roma a rispondere alla sua azione politica, così biasimata da tanti loro loro confratelli brasiliani.  E non solo. 

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