Edi Rama: “Trenta anni fa eravamo noi gli afghani. Accoglierli è un dovere per gli albanesi”

Il premier dell'Albania parla della crisi dell'Afghanistan: "C'è un codice d’onore quello che ci obbliga a essere ospitali. Un codice, secondo il quale la casa di ciascun albanese è di Dio e dell’ospite"

Il premier albanese Edi Rama
Il premier albanese Edi Rama
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

23 Agosto 2021 - 14.16


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di Antonello Sette

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Presidente Rama, il suo Paese è pronto ad accogliere migliaia di profughi afghani in fuga dai talebani. L’Europa, e anche l’Italia, invece, mi sembra che ancora tentennino…

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Quando si parla dell’Italia, purtroppo sono di parte, premette il Primo Ministro d’Albania rispondendo a SprayNews. Io mi sento anche italiano e non sono, quindi, nella posizione di chi può giudicare, anche perché, da fervente osservatore, quale sono, della politica italiana, capisco la complessità del problema. Posso parlare per il mio Paese. Per noi accogliere i profughi afghani è una cosa importantissima, naturale e morale. Trenta anni fa siamo stati noi gli afghani che cercavano ospitalità dall’altra sponda del mare. Noi, che all’epoca per il popolo italiano e per l’opinione pubblica europea sembravano degli alieni, come oggi sembrano gli afghani. Per un altro verso abbiamo una tradizione da onorare. L’Albania è l’unico Paese europeo che, prima e dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha ospitato gli ebrei. E’ un codice d’onore quello che ci obbliga a essere ospitali. Un codice, secondo il quale la casa di ciascun albanese è di Dio e dell’ospite. Credo che dobbiamo continuare a farlo anche per i nostri bambini. Anche loro devono coltivare, come un bene prezioso, questo senso di responsabilità verso l’altro in difficoltà, essendo figli di un popolo che, in vari momenti della sua storia, ha contato sull’ospitalità altrui. 

Lei non vuole parlare dell’Italia perché non vuole giudicare un Paese che sente anche suo. Parliamo di Europa. Mi può spiegare i motivi della resistenza europea ad accogliere la vostra richiesta di entrare a far parte dell’Unione Europea. A me sembra che l’Albania abbia tutti i titoli necessari…

Anch’io credo che sarebbe giusto. Purtroppo, non la pensano nello stesso modo alcuni Paesi europei. Noi siamo europei, viviamo in mezzo all’Europa, ma non abbiamo una U davanti. Siamo europei, ma non Unione Europea. L’Unione è una casa che per il momento appartiene ad altri e loro hanno il diritto di decidere se siamo pronti o no. Purtroppo, ormai da anni paghiamo le conseguenze di un’Europa che non riesce a resistere alla pressione dei sondaggi. Una pressione, che si tramuta in un modo di essere della politica non sempre all’altezza dei suoi principi, dei suoi valori e dei suoi ideali.

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Sondaggi che vi vogliono fuori dall’Unione Europea?

E’ un problema che non riguarda solo l’Albania. La paura dell’altro è cresciuta molto in questa Europa. Quando noi dei Balcani abbiamo intrapreso questo percorso di avvicinamento, dicevano che era un’iniziativa volta ad arginare i nazionalismi balcanici. Sarà anche vero, ma oggi noi, non solo l’Albania, ma tutti i i Paesi balcanici, siamo paradossalmente ostaggio di nazionalismi, che spingono in una direzione diversa e che purtroppo condizionano le agende politiche, anche quando i loro rappresentanti non sono direttamente al potere. 

L’Albania, che ha deciso di ospitare migliaia di profughi afghani, è un piccolo Paese con problemi economici, presumo, acuiti dall’emergenza di una pandemia feroce. Non posso fare a meno di sottolineare che le vostre migliaia di profughi equivalgono, se rapportate all’Italia, ad almeno mezzo milione di persone…

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Vede, io penso che non sia giusta la strada che collega la situazione economica e finanziaria di un Paese alla sorte di chi è fra la vita e la morte, se tu puoi fare qualcosa e dare loro una chance di vita e non lasciarli nelle mani della morte. Lei dice che, se si fa un rapporto automatico fra quelli che ospitiamo noi e quelli che dovrebbe ospitare l’Italia, il risultato darebbe per voi mezzo milione di persone. E’ esattamente lo stesso numero dei nostri fratelli del Kossovo, che nel !999 riuscirono a sfuggire alla pulizia etnica di Slobodan Milosevic, trovando ospitalità e rifugio in Albania. Dal punto di vista economico eravamo, ovviamente, in condizioni molto peggiori di quelle di oggi, che sono certamente difficili, ma neppure paragonabili con quelle di allora. Eppure, non siamo spariti dalla faccia della Terra. Non abbiamo patito le conseguenze che ora si dice un Paese potrebbe patire, se accogliesse decine o magari centinaia di migliaia di profughi. Siamo, anzi, diventati, a mio giudizio, più ricchi moralmente e più forti mentalmente. E, poi, i numeri dicono che soprattutto i Paesi più sviluppati hanno necessità di una forza lavoro che può essere assicurata solo da chi arriva da fuori dei loro confini, perché le nuove generazioni non sono propense ad accettare qualsiasi tipo di lavoro. Noi accoglieremo i profughi afghani a prescindere perché, come le ho detto, gli albanesi conservano la memoria della loro storia. Una storia che ha scritto pagine straordinarie di accoglienza data e ricevuta. Una storia che non possiamo tradire. Assicurare un rifugio sicuro a chi fugge dalla morte talebana è per noi un dovere che supera ogni altra, al confronto insignificante, ragione. 

 

 

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