La Chiesa americana che attacca Biden si avvicina a Trump e scava un fossato tra le due Americhe

Per la maggior parte dei vescovi statunitensi il secondo presidente cattolico non dovrebbe ricevere la comunione perché non contrasta l'aborto. Uno strappo con il Vaticano e una parte dei vescovi

Monsignor Salvatore Cordileone, vescovo di San Francisco

Monsignor Salvatore Cordileone, vescovo di San Francisco

Riccardo Cristiano 21 giugno 2021

17 novembre 2020. Gli Stati Uniti erano ancora immersi in una inaudita guerra di cifre tra il presidente uscente, Donald Trump, e il presidente eletto, Joe Biden, secondo cattolico della storia americana ad entrare da Presidente alla Casa Bianca. Accuse di brogli, tentativi tanto infondati quanti feroci di delegittimare il voto. Il presidente della Conferenza Episcopale Cattolica degli Stati Uniti, l’arcivescovo Josè Gomez, quel giorno segnalava a Joe Biden che la sua posizione politica, favorevole alla legislazione che consente la scelta di abortire, costituiva un serio problema e che un gruppo di lavoro della conferenza episcopale se ne sarebbe occupato.

 

20 gennaio 2021. Erano passate poche ore dal drammatico assalto a Capitol Hill da parte dei sostenitori di Donald Trump, l’America in ansia cercava di procedere nel suo cammino democratico, arrivando all’inaugurazione della presidenza Trump. Quel giorno, nel suo messaggio al nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, il presidente dei vescovi americani è tornato a soffermarsi soprattutto sulla questione dell’aborto e la sua preminenza rispetto a tutti il resto, sottolineando in particolare che alcune sua posizioni aiutavano il male.

 

18 giugno 2021. La maggioranza dei vescovi ha deciso a maggioranza di costituire un comitato che elabori un documento sulla coerenza eucaristica dei politici cattolici che non seguono gli insegnamenti morali della Chiesa confermando la preminenza della  questione dell’aborto. Il testo sarà votato nella prossima assemblea dei vescovi, a novembre. L’intenzione sembra proprio quella di dire che Joe Biden e Nancy Pelosi non sono coerenti e non dovrebbe ricevere la comunione: il vescovo che presiederà la commissione ha assicurato che non si faranno nomi, ma si stabilirà un criterio generale.  

Il Vaticano ha fatto di tutto per impedire questa scelta, ricordando in particolare tutti i precedenti pronunciamenti della Santa Sede che non indicano la preminenza di un tema morale sugli altri. La coerenza cattolica riguarda l’aborto, l’eutanasia, la difesa della giustizia sociale e della pace,  della libertà religiosa, della dignità di ogni essere umano, della famiglia e altro ancora. Questo era stato sottolineato proprio ai vescovi americani già nel 2002 e nel 2004 in note dottrinali.

In apertura dei lavori è stato il nunzio apostolico, cioè l’ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, a far capire questa scelta, ritenuta profondamente sbagliata da un quarto dei vescovi, avrebbe creato un problema: “La Chiesa americana non ha bisogno di inventare un nuovo programma perché esso esiste già ed è quello del Vangelo”, ha detto. E quando il cristianesimo è ridotto a costume, a norme morali, a rituali sociali, allora perde la sua vitalità e il suo interesse esistenziale per gli uomini e le donne del nostro tempo, che cercano la speranza dopo la pandemia; per coloro che cercano la giustizia autentica dopo le lotte razziali e per coloro che sono venuti negli Stati Uniti in cerca di un futuro più luminoso e sicuro”.

 

Parole che spiegano perché un vescovo contrario all’orientamento della maggioranza ha detto che questa decisione avrebbe trasformato la comunione in un’arma politica. Che fine ha fatto la libertà di coscienza? 

Ma neanche la coerenza eucaristica di vescovi che non hanno fronteggiato benissimo le sfide più gravi che la loro Chiesa ha affrontato in questi ultimi decenni  è il punto vero della discussione. Il punto è questo: i 168 vescovi che hanno votato a favore di questa decisione hanno un’idea opposta a quella dei 55 che hanno votato contro è probabilmente dei 6 che si sono astenuti di che confronto sia il confronto tra proposta cristiana e secolarizzazione.

 

La maggioranza vede una guerra che richiede guerrieri e in questa guerra sceglie una trincea: l’aborto. L’aborto per loro è omicidio e la legge non può essere omicida. Questa la loro trincea, nella quale si calano sebbene non abbiano eccepito al cattolico Barr, ministro della giustizia nell’amministrazione Trump, che reintrodusse dopo 17 anni di moratoria l’esecuzione della pena di morte federale. 

Per la minoranza invece il cristianesimo è una proposta che davanti alla secolarizzazione deve ritrovare il suo senso compiuto di proposta che riguarda il senso e il valore della vita. Questa proposta sta in “ama il prossimo tuo come te stesso”. Dunque bianchi e neri, residenziali e migranti, ricchi e poveri, devono ricevere una proposta sempre nuova e sempre coerente con un amore che tutti riguarda. E’ da questa proposta che il no all’aborto risulterà evidente. Altrimenti le norme morali finirebbero con l’essere un castello di carte; anch’esso senza una base sarebbe destinato a crollare.

In questa visione la debolezza o l’errore non sono causa di una condanna, ma oggetto di un avvicinamento, di una ricerca, nella certezza che la proposta cristiana funziona per attrazione, non per imposizione. 

La scelta dei vescovi americani più che un evidente avvicinamento a Trump e al suo campo è una scelta che allarga il fossato tra le due Americhe, e forse questo è il dato più allarmante per il futuro. Non potranno che derivarne una proposta religiosa e una proposta secolarizzata ancora più rigide.