Paolo Simoncelli sulla morte Dupasquier: "Quando perdi un figlio non t'importa delle dediche in suo onore"

Il padre del Sic: "Fino a ieri credevo di essere stato fortunato, perché il mio Marco era morto subito. Poi ho visto un caro amico accarezzare la testa al figlio su una sedia a rotelle: forse era meglio se anche Marco finiva così"

Paolo Simoncelli, padre di Marco Simoncelli
Paolo Simoncelli, padre di Marco Simoncelli
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2 Giugno 2021 - 10.28


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Paolo Simoncelli, padre di Marco, il motociclista morto in gara il 23 ottobre 2011, in un’intervista a Repubblica ha commentato la morte del pilota Jason Dupasquier: “Il minuto di silenzio, la gara in suo onore, la dedica dopo la vittoria. Tutte sciocchezze. Dopo che ti è morto un figlio, cosa vuoi che ti freghi di queste robe inutili? Niente. Sei in un altro pianeta, amico mio: la gente dovrebbe capirlo, avere il rispetto della confusione che ti ritrovi in testa. E lasciarti in pace per un po’. Perché in quei momenti lì non ti interessa proprio nulla, della vita intorno”. 
Ha continuato: “Quando perdi un figlio in pista, non è quello che succede nel paddock, o al via di una gara: quei luoghi, dove magari hai trascorso tutta la tua vita, di colpo cessano di esistere. Ti trovi in un altro mondo. Non capisci nemmeno dove: però è lontano. Irraggiungibile per gli altri. E stai sicuro: non ti importa nulla, di tutto il resto”
Sul minuto di silenzio in suo onore:
“I minuti di silenzio sono una cosa veramente angosciosa (si commuove). Non si possono sopportare. Io li eliminerei. A maggior ragione, poco prima di accendere i motori”.
“Sono stato male. Ci ho pensato fino all’alba. Avevo letto del trauma cerebrale di Jason, qualcuno sosteneva che – se fosse sopravvissuto – nella migliore delle ipotesi poteva restare attaccato a una macchina. Fino a ieri credevo di essere stato fortunato, perché il mio Marco era morto subito: cioè, non era rimasto disabile. Ma poi ho visto un caro amico accarezzare la testa al figlio costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente di motocross: forse era meglio se anche Marco finiva così (ora singhiozza)”.
Poi pensando al papà di Jason:
“Neanche un parola. Lo abbraccerei. Perché quanto ti succede una roba così, non c’è più niente da dire. E gli altri non sanno (piange)”.

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