Le menzogne della Meloni: l'attacco alla Libia fu sostenuto dalla sinistra (il ministro della difesa era La Russa)

La capa di Fratelli d'Italia continua ad accusa gli altri delle scelleratezze compiute dai governi che ha sostenuto. La storia della guerra del 2011 è complicata. Ma il premier era Berlusconi

Giorgia Meloni e Ignazio La Russa
Giorgia Meloni e Ignazio La Russa
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6 Aprile 2021 - 17.52


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Le solite menzogne di una leader politica che – a differenza di quanto improvvidamente detto da Mani Ovadia (che resta un grande artista) non è una politica di alto livello ma una persona che usa in maniera aggressiva gli strumenti della propaganda, distorce la realtà a suo uso e consumo (l’invasione degli africani) e quando si tratta di ricordare le Fosse Ardeatine e la Shoah non usa mai le parole nazismo, fascismo o Mussolini per non scontentare il ‘fascistume’ ancora presente nel paese che è la sua base elettorale.
E adesso, per la sua propaganda, attribuisce alla sinistra una decisione che fu del governo Berlusconi e approvata dal ministro della difesa Ignazio La Russa, che è pure camerata di partito della Meloni stessa.
E che ha detto Giorgia Meloni?
 “Non può esistere una politica estera italiana che non parta dalla centralità dei rapporti con lo Stato che si affaccia sull’altra sponda del Mediterraneo centrale. Bene la scelta del presidente Draghi di rimarcarlo e di dedicare la sua prima visita all’estero alla Libia. L’impegno di ripartire da quanto lasciato nel 2011 dall’ultimo governo di centrodestra, prima dello scellerato attacco alla Libia voluto da Obama e Sarkozy e sostenuto dalla sinistra italiana, smentisce la disastrosa politica estera dell’ultimo decennio”. 
Una grandissima menzogna, visto che la decisione di affiancare la Francia nella guerra in Libia contro Muammar Gheddafi nel 2011 fu presa dal governo Berlusconi e  poi approvata con schiacciante maggioranza.
In particolare il ministro della Difesa dell’epoca era Ignazio La Russa.

Il racconto di La Russa
 sulla guerra del 2011


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“L’Italia nel 2011 non entrò subito in guerra contro la Libia, come fecero Francia e Gran Bretagna. Solo dopo il via libera dell’Onu, io mi convinsi della necessità dell’intervento e l’ok del governo ci fu il 17 marzo 2011 in una riunione notturna che facemmo al teatro dell’Opera con il presidente della Repubblica Napolitano, il premier Silvio Berlusconi e il ministro degli Esteri Frattini“. 
Questo il retroscena che fu raccontato dal deputato di Fratelli d’Italia) su come il governo Berlusconi prese la decisione di intervenire in Libia quando lui era ministro degli Esteri. “Eravamo tutti  a teatro per una celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e – spiega – dovetti insistere per convincere Berlusconi che non voleva assolutamente intervenire contro Gheddafi, dicendo che aveva dato la sua parola al Rais”.


Alla riunione c’erano Berlusconi, Gianni Letta, il ministro degli Esteri Franco Frattini, il ministro della Difesa La Russa e il presidente della Repubblica Napolitano.
E poi il parlamento votò: come votò all’epoca la deputata Giorgia Meloni? E come si può dire che fu una decisione della sinistra? 
L’opposizione, semmai, votò a favore. Sbagliando e pensando che la rivolta contro Gheddafi fosse un fecondo capitolo della primavera araba. Ma se la destra e Berlusconi fossero stati davvero contrari alla guerra in Libia avrebbero avuto tutto il potere di rifiutare. Loro erano in maggioranza.
Al governo c’erano loro e votarono per la guerra.

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