L'appello di Navalny dal carcere: "Mi trovo in un campo di concentramento"

L'oppositore di Putin non ha denunciato maltrattamenti ma "una disumanizzazione alla Orwell, per ogni minima infrazione viene fatta una denuncia"

Navalny in una foto dal carcere
Navalny in una foto dal carcere
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globalist Modifica articolo

16 Marzo 2021 - 08.36


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Alexey Navalny, ormai in carcere da mesi per il solo fatto di essere il principale oppositore di Putin, ha descritto con sorpresa e anche un po’ d’ironia  le modalità della sua detenzione.

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“Devo ammettere che il sistema carcerario russo è riuscito a sorprendermi. Non potevo immaginare che fosse possibile organizzare un vero campo di concentramento a 100 chilometri da Mosca”.

Su Instagram, dove è stata pubblicata una sua foto col cranio rasato.

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L’oppositore non ha denunciato maltrattamenti e anzi, dice che tutti sono “amichevoli e cordiali”. “La routine, il quotidiano, l’osservanza letterale di regole infinite. Telecamere ovunque, tutti sono monitorati e alla minima infrazione viene fatta una denuncia”. Una cosa alla “1984 di Orwell, l’educazione attraverso la disumanizzazione”, dice ancora. 

“Ci sono anche momenti colorati nel bianco e nero della vita quotidiana. Per esempio, ho una targhetta e una foto sul petto, ed è sottolineata da una bella striscia rossa. Dopo tutto, sono incline alla fuga, ricordate? Di notte mi sveglio ogni ora per trovare un uomo accanto al mio letto.

“Sono le 2 e 30, il detenuto Navalny è al suo posto”, dice. Dopo mi addormento di nuovo con il pensiero che ci sono delle persone che si ricordano di me e non mi perderanno mai. È bello, vero?”.

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Il post si conclude con un “abbracci a tutti”.

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