Incontro storico tra il Papa e l'ayahollah al-Sistani: un passo per la pace tra le religioni

Francesco è andato a trovarlo a Najaf, in Iraq, città santa dei musulmani sciiti, perché, assieme alla comunità sciita ha levato la sua voce in difesa dei più deboli e perseguitati

Al-Sistani e Papa Francesco
Al-Sistani e Papa Francesco
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6 Marzo 2021 - 15.27


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Un incontro storico: Papa Francesco ha ringraziato il Grande Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani, che è andato a trovare a Najaf, in Iraq, città santa dei musulmani sciiti, “perché, assieme alla comunità sciita, di fronte alla violenza e alle grandi difficoltà degli anni scorsi, ha levato la sua voce in difesa dei più deboli e perseguitati, affermando la sacralità della vita umana e l’importanza dell’unità del popolo iracheno”: lo ha detto la sala stampa della Santa Sede.
“Durante la visita di cortesia, durata circa quarantacinque minuti”, ha riferito il portavoce vaticano, Matteo Bruni, “il Santo Padre ha sottolineato l’importanza della collaborazione e dell’amicizia fra le comunità religiose perché, coltivando il rispetto reciproco e il dialogo, si possa contribuire al bene dell’Iraq, della regione e dell’intera umanità”.
“L’incontrò è stata l’occasione per il Papa di ringraziare il Grande Ayatollah Al-Sistani perché, assieme alla comunità sciita, di fronte alla violenza e alle grandi difficoltà degli anni scorsi, ha levato la sua voce in difesa dei più deboli e perseguitati, affermando la sacralità della vita umana e l’importanza dell’unità del popolo iracheno. Nel congedarsi dal Grande Ayatollah – conclude il Vaticano – il Santo Padre ha ribadito la sua preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità per l’amata terra irachena, per il Medio Oriente e per il mondo intero”
La residenza del Grand Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani 
La residenza del Grand Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani si trova all’interno del Santuario sulla tomba di ʿAlī, cugino e genero di Maometto e primo uomo ad essersi convertito all’islam, caratterizzata da una cupola verde; risale al 786.
Gli sciiti credono che al suo interno siano stati seppelliti anche Adamo ed Eva e Noè. La moschea è stata distrutta e riedificata più volte nel corso dei secoli; l’ultima ricostruzione, iniziata nel 1623, è stata ultimata nel 1632. La cupola è stata ricoperta da 7777 lastre di mattoni dipinti d’oro nel 1742 da Nader Shah.
In seguito, sono stati realizzati numerosi altri interventi e abbellimenti. Il colore predominante all’esterno è l’oro brillante. Due i minareti (alti 38 metri) ai lati dell’ingresso con tre portali monumentali; mosaici turchesi ricoprono le pareti laterali e posteriori. All’interno il mausoleo di ʿAlī è intarsiato con mosaici e circondato da un cortile. Nel 1991, nel corso dell’insurrezione seguita alla guerra del Golfo, la moschea è stata danneggiata dalla Guardia repubblicana irachena di Saddam Hussein: nel luogo di culto si erano rifugiati i membri dell’opposizione sciita al regime che sono stati tutti massacrati.

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