Donald Trump jr. e il simbolo dei crociati nel fucile: resta da capire chi siano gli infedeli

Il rampollo non avrà pensato che gli sciamani di Capitol Hill stavano lottando per difendere Gerusalemme dagli infedeli? 

Donald Trump jr
Donald Trump jr
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

11 Gennaio 2021 - 22.11


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Lunedì scorso, 4 gennaio, due giorni prima dell’assalto a Capitol Hill, Donald Trump jr. ha postato  questa fotografia nella quali sembra immaginarsi un crociato, probabilmente della seconda crociata, quella per confermare suo padre alla Casa Bianca. La prima crociata infatti deve essere stata quella per portarvelo, conclusasi vittoriosamente quattro anni fa. La Croce greca, a croce di Gerusalemme, che ben si vede sul suo fucile, fu infatti il simbolo dei crociati. Saprà certamente dunque che alcuni hanno visto in quelle cinque croci le ferite di Gesù. Sappiamo che due giorni dopo, il 6 gennaio, era dentro Capitol Hill, piena zeppa di deputato e senatori, per orchestrare la linea dei deputati che difendevano suo padre: non avrà pensato che stava lottando per difendere Gerusalemme dagli infedeli? 
Forse non sa  e gli farebbe bene sapere che la migliore storiografia araba non parla di Crociate, ma di guerre dei Franchi. Erano loro, i re franchi, i grandi protagonisti di quelle guerre, finalizzate ad espandere il potere di quei re a discapito dell’impero (cristiano) bizantino. Rileggendo questa storiografia si può capire che anche la crociata di Donald Trump jr. non è una guerra di religione, non c’era nessuno infedele a Capitol Hill, bisognava difendere un altro potere, quello di chi ha incitato a quell’azione armata. 
Ma gli aderenti alla guerra di Capitol Hill non lo sapevano, come probabilmente non lo sapevano neanche molti crociati, convinti che il papa li avesse chiamati a liberare il Santo Sepolcro, con il famoso Deus Vult (Dio lo vuole), non il re dei franchi per i suoi calcoli terreni. E che le cose siano andate così lo confermerebbe una validissimi storiografia che ha riscritto la storia del Concilio di Clermont, quello che portò alla prima crociata.
In quella circostanza il papa, Urbano II, nelle difficilissime condizioni socio-economiche europee del 1095, non avrebbe parlato dell’importanza del Santo Sepolcro, ma dell’impossibilità di tollerare una situazione europea fatta di epidemie pestilenziali, di abbandono delle campagne, di guerre fratricide: meglio mandare i soldati verso terre non irraggiungibili e che avrebbero aiutato a sfamare l’Europa.

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Certo, se questa teoria fosse fondata non parlerebbe solo di un ragionamento di opportunità sociale: aiutando i re franchi contro Costantinopoli il papa aiutava anche se stesso contro i poteri ecclesiali greco-bizantini. I leader religiosi che hanno guardato con simpatia alla “crociata” trumpista potrebbero aver fatto lo stesso discorso. 
Se le nostre città continueranno a secolarizzarsi il nostro peso sociale somiglierà sempre di più a quello dei curati di campagna. Se questi democratici perseguono un agenda che ci emargina, ci relega ai margini delle potenti città moderne, sarà meglio spostarci sui loro nemici. Se così stessero le cose la radicalizzazione dell’agenda dei liberal avrebbe finito per fare il loro gioco, ma di tutto questo al Donald Trump jr. che qui si vede effigiato interesserà assai poco. C’è il bisogno di interpretare un conflitto esistenziale, incurabile: o noi o gli infedeli.

E’ così che la storia può capovolgersi, e magari l’integralista cristiano Mike Pence, il vice di Trump che – assediato dentro Capitol Hill- non ha accettato di bloccare la ratifica del voto per Biden, diventare il “feroce Saladino”, il capo degli infedeli che occupano Gerusalemme. Ma questo il suo fucile non lo dice. 
Sul calcio non è effigiato Mike Pence, ma l’odiata liberal Hillary Clinton, dietro le sbarre. Forse la foto è di tempo fa, forse risale alla prima crociata, quando suo padre sconfisse proprio lei. Ma il nemico che parla al profondo dei suoi rimane lei, la liberal Hillary. La foto ha una sua attualità e spiega tante cose di  quel giorno  in cui, nelle stesse ore in cui lui postava quella foto, il consigliere di suo padre, Steve Bannon, realizzava un’intervista con il peggior critico di Papa Francesco e a favore di Trump e della sua lotta per salvare il bene dal male. Che strano, oggi le crociate si fanno contro i papi.         

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