Giornata storica: raggiunto l'accordo sulla Brexit tra Regno Unito e Unione Europea

Scongiurato il No Deal dopo 4 anni di lunghe trattative. Voci dal Regno Unito: “Abbiamo ripreso il controllo del nostro denaro, frontiere, leggi, commercio e delle nostre acque di pesca”

Boris Johnson e Ursula Von Der Leyen

Boris Johnson e Ursula Von Der Leyen

globalist 24 dicembre 2020

Dopo 4 anni e lunghe trattative è stato raggiunto l’accordo fra Regno Unito e Unione europea. sul libero scambio post Brexit

Fumata bianca dopo mesi di estenuanti negoziati: lo hanno annunciato fonti di Londra, in contemporanea con Bruxelles, formalizzando il via libera al compromesso finale su un accordo di libero scambio - un testo di 2000 pagine circa - che allontana l’incubo di un traumatico ‘no deal’ commerciale.
L’intesa, raggiunta in extremis, entrerà in vigore dal primo gennaio 2021, scadenza della fase di transizione post divorzio, seppure soggetta alle ratifiche parlamentari. 

I due team negoziali guidati da David Frost e Michel Barnier hanno lavorato freneticamente a Bruxelles tutta la notte e per tutta la mattina per superare l’ultimo ostacolo, rappresentato dalla pesca nel Mare del Nord.

 “Tutto quello che era stato promesso ai britannici con il referendum del 2016 e con le elezioni dello scorso anno è stato raggiunto con questo accordo”, ha commentato Downing Street.

“Abbiamo ripreso il controllo del nostro denaro, frontiere, leggi, commercio e delle nostre acque di pesca”. “L’accordo è una notizia fantastica per famiglie e imprese ovunque in Gb”, si sottolinea.

Corsa a dire: “Abbiamo vinto”. In attesa dell’annuncio ufficiale sull’accordo fra Ue e Regno Unito relativo al dopo Brexit, era già partita la corsa ai bollettini di vittoria contrapposti.

Alla Francia, che nella notte evocava presunte “concessioni” chiave di Londra sul dossier residuo della pesca, il governo di Boris Johnson risponde negando seccamente la ricostruzione di Parigi sul punto.

Mentre sul sito scandalistico GuidoFawkes compare un documento, presentato come una sorta di circolare interna condivisa ieri da Downing Street con i vari ministeri britannici, nel quale si evidenzia un bilancio negoziale più che positivo per il governo Tory: se non altro basandosi sui punti iniziali di partenza della trattativa e sui rapporti di forza svantaggiosi per l’isola rispetto al fronte di 27 Paesi rappresentato da Bruxelles.

Stando a questa tabella, su 65 temi nodali presi in considerazione, il Regno porterà a casa un 43% di “vittorie” negoziali, contro un 40% di compromessi reciproci e solo un 17% di ‘sconfitte’ nette dinanzi alle richieste Ue.

Sulla pesca, il risultato finale, appare un pareggio (con la quota europea di pesce garantito nelle acque britanniche che scenderebbe al 25%, ma senza poter essere rinegoziato per 5 anni e mezzo e non solo per 3, malgrado il recupero del controllo del mare e delle leggi sbandierato da Londra); mentre i negoziatori del governo Johnson guidati da David Frost l’avrebbero spuntata su aspetti chiave della governance sui contenziosi futuri (con l’esclusione di qualunque giurisdizione della Corte Europea), sulle barriere tecniche doganali al confine, sul futuro sganciamento dei servizi legali e finanziari, su una certa indipendenza nel modello di tassazione.

Rivendicazioni che il fact checking condotto da analisti della Bloomberg e del Financial Times confermano peraltro solo in parte. Con Sam Lowe, firma del Ft, che su Twitter riconosce in effetti come “legittima” la soddisfazione del governo Tory su un insieme di questioni più limitate, seppur significative: il fatto che l’accordo non sembri prevedere “un allineamento dinamico” alle norme europee (su aiuti di Stato, tutele dei lavoratori e dell’ambiente, qualità dei prodotti, eccetera) nell’ambito del cosiddetto level playing field a garanzia della futura concorrenza; sull’esclusione della Corte di Giustizia Europea dalle dispute che potranno sorgere in avvenire; sulla limitazione del diritto automatico dell’Ue a ipotetiche ritorsioni commerciali post Brexit; su aspetti simbolici del recupero del controllo delle acque territoriali sulla pesca.