Regeni: gli interessi nazionali di Italia e Francia sono Eni e Elf oppure la convivenza?

Immaginando lo spazio Mediterraneo come un condominio: meglio non pagare e averlo pieno di criminali o contribuire alle spese e vivere tra persone civili?

Macron e Conte
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

20 Dicembre 2020 - 17.10


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Prima dell’approvazione di un’ importantissima risoluzione del Parlamento Europeo sull’Egitto che riguarda anche il caso Regeni, il presidente del Parlamento Europeo, l’italiano David Sassoli, è stato ospite di un talk show televisivo. Ma del caso Regeni, dei rapporti europei con l’Egitto e delle ovvie implicazioni di questi non si è parlato.
Per la serie: cosa c’entra il Parlamento Europeo con questo? E’ una spia di cosa riteniamo che sia l’Europa. Ma poche ore dopo si è saputo dellarisoluzione, di cui un euro-deputato italiano, Pierfrancesco Majorino, insieme al suo collega Kati Piri, è stato proponente, insieme a numerosi altri deputati, tra i quali molti italiani e, dettaglio molto importante, l’autorevole euro-deputato francese Bernard Guetta, i cui articoli spesso e volentieri possiamo leggere ben tradotti in italiano su Internazionale. La risoluzione dice cose impressionanti, o forse sconvolgenti. E’ il caso di soffermarsi subito su alcune di esse prima di procedere. Ecco alcune cose che afferma tra l’altro il testo votato dagli euro-deputati: il testo “deplora ancora una volta e con la massima fermezza la continua e crescente repressione, per mano delle autorità statali e delle forze di sicurezza egiziane, ai danni dei diritti fondamentali e di difensori dei diritti umani, avvocati, manifestanti, giornalisti, blogger, sindacalisti, studenti, minori, attivisti per i diritti delle donne e la parità di genere, persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), oppositori politici, compresi i relativi familiari, organizzazioni della società civile e minoranze, unicamente in risposta all’esercizio delle loro libertà fondamentali o all’espressione di dissenso; chiede che venga condotta un’indagine indipendente e trasparente su tutte le violazioni dei diritti umani e che i responsabili di tali violazioni siano chiamati a risponderne; sottolinea l’importanza di una società civile forte e ben funzionante;
2. è indignato per i recenti arresti di attivisti esperti dell’EIPR, Gasser Abdel Razek, Karim Ennarah e Mohammad Basheer, come rappresaglia per la loro riunione legittima con diplomatici europei al Cairo; accoglie con favore la loro scarcerazione provvisoria, ma esorta le autorità a ritirare tutte le accuse nei loro confronti, a porre fine a tutte le forme di vessazione e intimidazione nei confronti loro e del fondatore e direttore f.f. dell’EIPR, Hossam Bahgat, e a revocare qualsiasi misura restrittiva, tra cui i divieti di viaggio e il congelamento dei beni, adottata contro di loro e contro l’EIPR; invita il governo egiziano a garantire che il loro caso sia trattato in modo trasparente, equo e rapido;
3. deplora che la decisione sulla loro scarcerazione non sia stata estesa ad altri detenuti dell’EIPR, in particolare a Patrick George Zaki, il cui ordine di detenzione è stato prorogato, il 6 dicembre 2020, di altri 45 giorni; chiede la liberazione immediata e incondizionata di Patrick George Zaki e il ritiro di tutte le accuse a suo carico; ritiene che si imponga, da parte dell’UE, una reazione diplomatica ferma, rapida e coordinata al suo arresto e alla sua detenzione prolungata;
4. ribadisce la richiesta di liberazione immediata e incondizionata delle persone detenute arbitrariamente e condannate per aver svolto le loro attività legittime e pacifiche a sostengo dei diritti umani, in particolare Mohamed Ibrahim, Mohamed Ramadan, Abdelrahman Tarek, Ezzat Ghoneim, Haytham Mohamadeen, Alaa Abdel Fattah, Ibrahim Metwally Hegazy, Mahienour El-Massry, Mohamed El-Baqer, Hoda Abdelmoniem, Ahmed Amasha, Islam El-Kalhy, Abdel Moneim Aboul Fotouh, Esraa Abdel Fattah, Ramy Kamel, Ibrahim Ezz El-Din, Zyad el-Elaimy, Hassan Barbary, Ramy Shaath, Sanaa Seif, Solafa Magdy, Hossam al-Sayyad, Mahmoud Hussein e Kamal El-Balshy;
5. sottolinea che gli arresti e le detenzioni in corso rientrano in una strategia più generale di intimidazione delle organizzazioni che difendono i diritti umani nonché di crescenti restrizioni alla libertà di espressione, sia online che offline, di associazione e di riunione pacifica in Egitto, e chiede di porre fine a tutti questi atti; […]
6. invita le autorità egiziane a garantire che il trattamento di tutti i detenuti soddisfi le condizioni stabilite nel “Corpus di principi per la tutela di tutte le persone sottoposte a una qualsiasi forma di detenzione o di reclusione”[…]
7. esprime profonda preoccupazione per il destino dei detenuti e dei prigionieri rinchiusi in luoghi di detenzione sovraffollati, in condizioni spaventose, durante la pandemia di COVID-19 […] denuncia gli arresti arbitrari, le vessazioni e la repressione nei confronti di operatori sanitari e giornalisti per aver esposto la situazione della COVID-19 o la risposta dello Stato egiziano nel 2020; invita le autorità egiziane a porre fine a tale pratica e a liberare il personale medico ancora detenuto arbitrariamente;
8. deplora l’aumento delle esecuzioni in Egitto e respinge il ricorso alla pena capitale; […]
10. deplora il tentativo delle autorità egiziane di fuorviare e ostacolare i progressi nelle indagini sul rapimento, sulle torture e sull’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni nel 2016; esprime il proprio rammarico per il continuo rifiuto delle autorità egiziane di fornire alle autorità italiane tutti i documenti e le informazioni necessari per consentire un’indagine rapida, trasparente e imparziale sull’omicidio di Giulio Regeni, conformemente agli obblighi internazionali dell’Egitto; chiede all’UE e agli Stati membri di esortare le autorità egiziane a collaborare pienamente con le autorità giudiziarie italiane, ponendo fine al loro rifiuto di inviare gli indirizzi di residenza, come richiesto dalla legge italiana, dei quattro indagati segnalati dai pubblici ministeri di Roma, al termine dell’indagine, affinché possano essere formalmente incriminati e nell’ambito di un processo equo in Italia; ammonisce le autorità egiziane da eventuali ritorsioni nei confronti dei testimoni o della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF) e dei suoi legali;
11. esprime un forte sostegno politico e umano alla famiglia di Giulio Regeni […]
18. ribadisce il recente invito agli Stati membri affinché diano seguito alle conclusioni del Consiglio “Affari esteri” del 21 agosto 2013 sull’Egitto, in cui si annunciava la sospensione delle licenze di esportazione di qualsiasi attrezzatura che potrebbe essere utilizzata a fini di repressione interna.[…]”
Questa risoluzione potrà rimanere un fatto “formale”, una delle tante risoluzioni che giacciono negli archivi dell’ inutile. Ma non è inutile, è molto importante. E per valutarla appieno dobbiamo partire da lui, al-Sisi.
L’Egitto è stato per lunghissimo tempo il paese del leader del mondo arabo. Lo ha guidato lungo quella strada che ha portato alla morte della politica araba, sia nel versante di chi sceglieva il fronte panarabista sia nel versante di chi sceglieva il fronte panislamista. Questa morte della politica araba è partita dall’incapacità di pensare ad un “riscatto” arabo dopo la sconfitta del ‘67 da perseguirai non in termini militari, ma in termini politici, economici, culturali.
Viste le enormi risorse energetiche e quindi i mezzi a disposizione sarebbe stato possibile. Ma la realpolitik araba non ci ha mai creduto. Questa sfiducia ha fatto sì che gli arabi arrivassero a odiare se stessi. Non era nel loro interesse, nell’interesse dei singoli paesi e degli aderenti alla Lega Araba arrivare ad odiare se stessi, eppure questa scelta è stata presentata come “realista”.
Quando si è deciso di uccidere Giulio Regeni la “cabina di regia” della realpolitik egiziana ha deciso di sfidare l’Europa. Debole, incline a confondere i propri interessi nazionali con una visione utilitarista e “immediatista”, l’Europa doveva conoscere la stessa fine della politica che avevano conosciuto gli arabi, in modo che questi regimi potessero seguitare a governare i loro paesi senza richiami, senza inviti a cambiare strada. Possiamo spiegarci questa scelta consapevole così: se l’Italia romperà con noi cosa faranno gli altri? I francesi non troveranno appetibili gli enormi giacimenti oggi affidati all’Eni? Seguiranno l’Italia o cercheranno di approfittare della crisi per inserirsi, sostituirli? Facendo questa scelta di silenzio sul caso Regeni si accetta il paradigma al-Sisi e infatti – per esempio- Macron ha tentato di imporre per legge il divieto di riprendere le forze dell’ordine in azione, un metodo chiaro proprio mentre insigniva al-Sisi della Gran Croce della Legion d’Onore. Un altro esempio, concreto. Nelle ore in cui insigniva della Gran Croce della Legion d’Onore il generale al-Sisi, cioè l’uomo che ha fatto sottoporre al famigerato test di verginità tante donne egiziane che protestavano in piazza, il presidente Macron proponeva di proibire i test di verginità per le nubende francesi, con particolare riferimento alle arabofone, alle quali tanti arabofoni chiedono ancora questo odioso certificato prima del matrimonio. Ne avrà parlato Macron con al-Sisi dei test di verginità?
Dunque dalla risposta che si dà a questa domanda si risponde a un’altra domanda: qual è il nostro interesse nazionale? Il nostro interesse nazionale è quello di finire senza politica in un contesto autocratico? Gli interessi nazionali di Italia e Francia si identificano con quelli di Eni ed Elf? O il nostro interesse nazionale è quello di lavorare per migliorare la qualità della convivenza nell’area mediterranea per poter così anche creare migliori opportunità per l’Eni o per l’Elf? Immaginando lo spazio Mediterraneo come un condominio possiamo porci la domanda del nostri interesse in questi termini: è mio interesse vivere in un condomino di briganti, senza spese condominiali per la pulizia e l’illuminazione delle scale? O il mio interesse è quello di vivere tra persone civili, che agiscono con modalità urbane e che contribuiscono alla pulizia e all’illuminazione delle scali comuni?
I regimi arabi, panislamisti e panarabisti, hanno ucciso la politica araba in nome dell’interesse di cricche di potere e di potenti apparati. La sfida lanciata da al-Sisi è quella di accettare questo criterio come comune.

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