Come si prepara l'Europa al Natale? Ecco tutte le misure adottate

Johnson e Macron puntano ad una riapertura parziale, Merkel insoddisfatta: mercoledì nuove restrizioni

Natale a Londra

Natale a Londra

globalist 24 novembre 2020

Quali misure stanno adottando i paesi europei in vista del periodo natalizio per scongiurare una terza ondata e combattere la seconda?


Se guardiamo alla vicina Francia, i dati sui contagi sembrano essere rassicuranti ma per evitare nuove e indesiderate sorprese il governo di Emmanuel Macron sembrerebbe indirizzato a un adattamento dell’attuale “confinement”.


Nel discorso alla nazione previsto per domani alle ore 20, Macron annuncerà un allentamento delle restrizioni in tre fasi. Oltre alla più che probabile riapertura dei negozi non essenziali, prevista tra venerdì 27 e sabato 28 novembre, nella prima fase il via libera è consentito alle cerimonie religiose all’interno dei luoghi di culto dal 1 dicembre (ma, probabilmente, anche da qualche giorno prima), purché nel rispetto del numero dei fedeli. Si sta anche ipotizzando di consentire l’accesso alle biblioteche, sempre nel rispetto della capienza massima di lettori per metro quadro.


Nella seconda fase, che dovrebbe scattare con l’inizio delle vacanze scolastiche ovvero il 18 dicembre, dovrebbe rimanere in vigore l’obbligo della certificazione, mentre permane il dubbio riguardo il provvedimento meno gradito ai francesi, quale quello di rimanere entro un kilometro dal proprio domicilio. Il governo sta infatti valutando la possibilità di introdurre un nuovo coprifuoco.
La terza fase, un po’ come accaduto da noi nella scorsa primavera, prevede un graduale ritorno alla normalità con l’apertura di bar, ristoranti, teatri, cinema e palestre. La collaborazione dei francesi sembra essere un’arma a favore di Macron.


Da un sondaggio è infatti emerso come il 70% degli intervistati accetta di trascorre un Natale in lockdown, mentre pù della metà (53%) è disposta a non passarlo in famiglia. 


In Germania, invece, la situazione sembrerebbe differente. Dato che le misure finora attuate non hanno portato i risultati sperati, la cancelliera Angela Merkel ha lasciato intendere come nella giornata di mercoledì inasprirà ancor di più le restrizioni. “Non siamo ancora lì dove avremmo voluto arrivare con le restrizioni ai contatti, sicuramente dobbiamo fare ancora qualcosa per avere di nuovo un monitoraggio efficace delle infezioni”, ha dichiarato la cancelliera chiedendo lo sforzo ai propri concittadini di limitare al massimo i contatti. Il tutto si pone l’obiettivo di far trascorrere un Natale quantomeno rilassato all’intera popolazione seppur “non mi immagino grandi feste in famiglia o con amici quest’inverno”, come dichiarato dal ministro della Salute Jens Spahn.


Boris Johnson e la sua amministrazione, dopo la fine del lockdown prevista per il 2 dicembre, proveranno ad allentare le restrizioni in tutto il Regno Unito puntando su un sistema di restrizioni selettive. La riapertura delle palestre e dei negozi non essenziali è prevista subito dopo la fine della quarantena forzata, mentre l’apertura per i pub e i ristoranti sarà prolungata di un’ora, fino alle 24.


L’idea, quindi, è di valutare la situazione man mano che la vita quotidiana torni alla normalità. O quasi.


Più preoccupanti, invece, le situazioni di Spagna, Belgio e Austria, tre paesi che hanno risentito fortemente la seconda ondata. Il fatto che la Catalogna preveda quattro fasi di riapertura, che comprendono per lo più i locali, non vuol dire un miglioramento della situazione. Da Madrid fanno ben intendere l’anomalia di questo Natale rispetto ai precedenti. Vero è che si vuole garantire quanta più normalità possibile e, per questo, sono previsti interventi mirati per dieci giorni (dal 4 al 14 dicembre) in modo tale che si possa abbassare la curva epidemica e poter dare più concessioni a ridosso delle feste.


Chiaro e definitivo invece il discorso di Alezander de Croo, primo ministro belga: “Bisogna stare molto attenti e limitare le vacanze. Anche io amo il Natale e vorrei trascorrerlo con più persone. Ma, da parte mia, lo farò con le persone che vivono sotto il nostro tetto: mia moglie ei miei due figli. Non c’è bisogno di essere un virologo per capire che questo è probabilmente il modo giusto di trascorrerlo”.


Mentre Rudolf Anschober, ministro della Salute austriaco, ha dichiarato come dopo il 7 dicembre - data prevista come fine per le restrizioni in atto che prevedono chiusura delle attività commerciali, didattica a distanza per gli studenti e limitazioni negli spostamenti - “non tutto tornerà come prima”, restando molto prudente seppur si intraveda un lieve miglioramento nei contagi.


Mosca e Praga no destano meno preoccupazione delle altre capitali. Ma, a quanto sembrerebbe, le decisioni prese da Russia e Repubblica Ceca sono meno forti di quelle degli altri paesi. Il governo russo continua a non prendere decisioni nazionali, piuttosto invita le regioni a introdurre restrizioni laddove la situazione epidemica sia più grave, mentre quello ceco ha ridotto di due ore il coprifuoco notturno, dalle 23 alle 5 fino al prossimo 12 dicembre, e ha prolungato l’apertura dei ristoranti dalle 20 alle 23.