L'ex cardinale Becciu ha investito soldi destinati ai poveri in derivati che scommettevano contro la Hertz

Lo rivela il Financial Times che ricorda anche come Papa Francesco condannò strumenti finanziari come i derivati che favoriscono il crescere di una finanza dell'azzardo e della scommessa sul fallimento altrui

Lex Cardinale Angelo Becciu
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8 Ottobre 2020 - 15.25


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Il Finalcial Times ha rivelato che il Vaticano ha investito i soldi destinati ai poveri in derivati che scommettevano sul merito creditizio della Hertz, il colosso Usa del noleggio auto, che ha dichiarato default per i suoi debiti nei mesi scorsi. Il Times ricorda anche come nel 2018 il Vaticano, nel documento ‘Oeconomicae et pecuniariae quaestiones’, criticò duramente strumenti finanziari come i derivati che hanno “favorito il crescere di una finanza dell’azzardo e della scommessa sul fallimento altrui, che rappresenta una fattispecie inaccettabile dal punto di vista etico”. I derivati, affermava ancora il documento, sono “una bomba ad orologeria”. Predicare bene, e razzolare male. 
Infatti tre anni prima, nel 2015, parte del fondo da 528 milioni di euro del Vaticano “proveniente da donazioni” acquistò delle note strutturate contenente un Cds (credit default swap) che scommetteva sul fatto che Hertz non sarebbe andata in default a causa dei propri debiti entro l’aprile 2020. L’azienda ha avviato la procedura di bancarotta il mese successivo, dando alla Santa Sede una via di fuga all’ultimo momento dal proprio investimento, che alla fine si è rivelato remunerativo. 
L’investimento, scrive ancora il Ft, venne fatto per conto della Segreteria di Stato vaticana e sotto la supervisione del cardinal Angelo Becciu, privato dei suoi privilegi di cardinale il mese scorso. Non ci sono prove, afferma il quotidiano finanziario, per affermare che Papa Francesco fosse a conoscenza dell’investimento, gestito direttamente attraverso un conto della Segreteria in Svizzera e da un consulente esterno. Il Financial Times sottolinea simili operazioni con i Cds sia siano dimostrate disastrose per numerosi fondi di investimento, a causa dell’ondsata di fallimenti di grandi aziende avvenuta quest’anno negli Stati Uniti.

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