Non ho mai visto un premier sovrastato da un suo collaboratore come Conte con Casalino

Moro, Berlinguer, La Malfa, Craxi, Zaccagnini si circondavano di ottimi professionisti ma senza farsi oscurare. Invece...

Giuseppe Conte e Rocco Casalino
Giuseppe Conte e Rocco Casalino
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Nuccio Fava Modifica articolo

27 Luglio 2020 - 17.00


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Può apparire singolare annunciare una settimana così carica di importanti avvenimenti, cominciando dallo scudetto della Juventus. Ma forse può offrire qualche elemento di riflessione non solo per il mondo del pallone ma più in generale per tutti. A cominciare da Sarri alla prima prova da scudetto dopo il parziale insuccesso di Napoli e con una squadra e una struttura societaria molto diversa da quella del presidente e produttore cinematografico De Laurentis.

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In particolare non solo per i tifosi stretti e i criticoni commentatori sportivi sono stati posti in evidenza la difficile convivenza di Ronaldo super classe solitario e in particolare l’utilizzo in accoppiata con Dybala, la inspiegabile fragilità in certi momenti della difesa e lo stesso prezioso utilizzo di Higuain risultato comunque decisivo.

Come bene e intelligentemente ha ricordato Sarri, senza questa volta mozzicone tra le labbra, ”la difficoltà talvolta non è solo giocare bene, ma riuscire a vincere che è poi la sfida e la bellezza delle partite”.

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Non minori del resto devono essere state le questioni dopo la sconfitta in Supercoppa con la Lazio di Lotito anche se la squadra di Inzaghi ha sempre superato se stessa. In conclusione vorrei dire che nei molteplici e complessi meccanismi che governano ormai il mondo del calcio, molto avrebbero da imparare e apprendere anche governanti e politici di ogni orientamento. Come ad esempio testimone non secondario potrebbe essere considerato Rino Gattuso, successore alla guida del Napoli dopo la complicata gestione di Ancelotti e figlio.

E ancora del “risorto” Pioli che la società sembrava non volergli rinnovare il contratto come tanti anni fa si faceva da parte del padrone delle ferriere, coinvolgendo addirittura la collaborazione di Paolo Maldini il cui solo nome ricorda imprese del Milan di altri tempi e della Nazionale.

Il tasto veramente dolente si rileva nell’accostamento del pallone, non privo certo di eccessi , di pagamento di somme stramiliardarie, di costi spropositati per la pubblicità, e per la stessa collocazione oraria degli incontri che fanno comunque brillare l’assenza del servizio pubblico come anche per il tennis. Cose non meno singolari di cui si è ripreso a discutere nelle cronache di questi giorni riguardano il portavoce del presidente del Consiglio. In queste ore del resto torna all’onore delle cronache la figura del portavoce del presidente del Consiglio, presenza ormai permanente negli incontri internazionali con l’imbarazzo evidente dei funzionari di Bruxelles e degli stessi giornalisti specializzati che chiedono chi sia il presidente o chi l’accompagnatore, comunque ripreso in primo piano di fianco o alle spalle di Conte.

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Per tanti anni ho seguito presidenti del consiglio e leader politici e non ho mai visto Aldo Moro sovrastato dalla presenza del dottor Guerzoni, né Berlinguer da quella di Tonino Tatò, né Antonio Ghirelli sovraesposto rispetto a Bettino Craxi o Zaccagnini oscurato da Umberto Cavina o da Peppe Pisanu; né Ugo La Malfa alle prese con qualcuno dei suoi collaboratori.

Cambiano certo i tempi e tutto si evolve, non sempre nel migliore dei modi. Resta però seriamente in piedi la questione di fondo di come riesca a procedere una maggioranza che vede contestato quasi in via di principio la decisione circa la destinazione dei generosi fondi europei da parte del governo, mentre le opposizioni rivendicano una gestione da parte di una commissione parlamentare si presume composta con criteri di rappresentanza di tutti i gruppi e col presidente del Consiglio incaricato questa volta senza la collaborazione del suo portavoce ad assegnare i tempi dei vari interventi e giungere poi ad una qualche decisione finale. A questo punto non manca la richiesta della presidentessa di palazzo Madama che ricorda e rivendica il suo ruolo e la sua funzione di presidente del Senato, dove i numeri non sono troppo favorevoli al governo. Una situazione intricatissima che in qualche modo dovrà essere risolta, mentre resta colpevolmente ancora in piedi la grottesca vicenda del Mes che esigerebbe soltanto una prova di serietà e di maturità per tutto il paese e l’apprezzamento di quanto l’Europa si è impegnata a fare per tutti.

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