Santa Sofia, come Conte il "vassallo" di Roma s'inchina a "Maometto III"

Il mondo assiste con preoccupazione alla incontenibile deriva islamonazionalista della Turchia, ma una tale preoccupazione non sembra minimamente albergare in Giuseppe Conte.

Conte e Erdogan

Conte e Erdogan

Umberto De Giovannangeli 26 luglio 2020

Il “Sultano” di Ankara e il “vassallo” di Roma. Ovvero, come si rimedia l’ennesima figuraccia internazionale. Il mondo assiste con preoccupazione alla incontenibile deriva islamonazionalista della Turchia, ma una tale preoccupazione non sembra minimamente albergare in Giuseppe Conte. Probabilmente il suo onnipresente portavoce, Rocco Casalino, non ha avuto tempo, in altre faccende personali affaccendato, per informare il presidente del Consiglio dell’esibizione del presidente-padrone della Turchia, Recep Tayyp Erdogan, venerdì scorso a Santa Sofia, trasformata in una moschea, nonostante le proteste dell’Unesco, di Papa Francesco e di altre personalità impegnate nel dialogo interreligioso. Ora, delle due, l’una: o non era stato informato o al nostro premier di questa vicenda non frega nulla. A testimoniarlo è quanto accaduto ieri.


Come nulla fosse


La Libia è stata al centro di un colloquio telefonico tra il capo del governo turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. A renderlo noto, recita l’Ansa, sono fonti di Ankara. Durante il colloquio sono stati discussi gli sviluppi della situazione nel Paese nordafricano. Entrambi - fanno sapere le fonti e come riportato dai media turchi - si sono trovati d'accordo "nel proseguire il dialogo per una soluzione politica in Libia". Non solo la Libia al centro della conversazione: i due capi di governo hanno discusso anche della situazione nel Mediterraneo orientale e delle relazioni bilaterali tra Italia e Turchia. Tra i due leader si è parlato anche della cooperazione nella lotta al Covid-19 nella fase post emergenziale.


Libia, la situazione nel Mediterraneo orientale, la lotta al Covid-19.. Sulla vicenda di Santa Sofia neanche un accenno. Come se non fosse avvenuta. Incredibile ma vero. Forse qualche solerte diplomatico ha suggerito al premier di tralasciare l’argomento per non far infuriare colui che pensa di seguire le orme di Maometto II il Conquistatore...


Quanto al resto, siamo alla farsa. I due leader “si sono trovati d’accordo nel proseguire il dialogo pe una soluzione politica in Libia”. Dialogo, una parola che non esiste nel vocabolario politico del “Sultano” di Ankara. In Libia, poi. L’unica diplomazia praticata da Erdogan è quella delle armi e dei ricatti: il presidente conquistatore ha riempito la Libia di mercenari jihadisti, veri e propri tagliagole, reclutati in Siria; ha fornito il suo “burattino” di Tripoli, Fayez al-Sarraj, di droni e consiglieri militari, grazie ai quali il presidente del Governo di accordo nazionale (Gna) è riuscito a ribaltare i rapporti di forza con il suo nemico mortale, il generale della Cirenaica Khalifa Haftar. Per provare a rientrare   in partita, il Governo italiano, con il via libera del Parlamento, non ha trovato di meglio che rifinanziare la cosiddetta Guardia costiera libica, un coacervo di torturatori e trafficanti di esseri umani riciclati e in combutta con le autorità di Tripoli. Una vergogna indelebile,


D’altro canto, del consenso italiano a “Maometto III” importa il giusto, cioè nulla. In Libia, è lui ha dare le carte e semmai la sua più grande preoccupazione è quella di non entrare in rotta di collisione con la Russia di Vladimir Putin.


Per capire quanto contiamo: lo stesso giorno della telefonata con Conte, Erdogan ha convocato a rapporto al-Sarraj. Lo scorso novembre Erdogan e Sarraj hanno siglato due protocolli di intesa: il primo relativo la cooperazione militare tra gli eserciti dei due Paesi e un secondo accordo con cui Tripoli riconosce la giurisdizione turca sulle acque del Mediterraneo orientale, a sud di Cipro.  Una giurisdizione contestata dalla Grecia e, sia pure blandamente, dall’Unione europea. Ma anche di questo, Erdogan se ne sbatte. Il disegno imperiale neo-ottomano non contempla compromessi. Quanto poi all’Europa, che pure fonda la sua identità nel cristianesimo, Erdogan sa bene che quelli di Bruxelles sono i “ruggiti del coniglio”. Il “Sultano” guarda a Oriente e se all’Europa non sta bene, il ricatto è pronto: inondare il Mediterraneo e la rotta balcanica di una marea di migranti che il Gendarme turco “ospita” sul suo territorio, lautamente pagato per questo servizio da Bruxelles. Ma questo Conte lo sa bene. E con lui, il titolare della Farnesina, Luigi Di Maio. Ma di fronte agli Erdogan o agli al-Sisi, la cosa che riesce loro meglio è la genuflessione. In questo sono davvero imbattibili.