Palestina, i tre scenari dell'annessione israeliana di parte della Cisgiordania

A due giorni dal D-day Benny Gantz, copremier, ha incontrato l'inviato speciale Avi Berkowitz e l'ambasciatore Usa per discutere il piano di pace dell'amministrazione Trump.

Soldati israeliani
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

29 Giugno 2020 - 16.54


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Benny il “Temporeggiatore”. A due giorni dal D-day dell’annessione, Benny Gantz, ministro della Difesa e, sulla carta, copremier, ha incontrato l’inviato speciale del presidente Donald Trump Avi Berkowitz e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele David Friedman per discutere il piano di pace dell’amministrazione Trump.

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Secondo fonti del partito di Gantz, l’ex Capo di stato maggiore, ha detto loro che quella del 1° luglio “non è una data sacra”.

Secondo Gantz, prima di procedere con l’annessione, “le persone devono essere restituite al loro lavoro e il coronavirus deve essere affrontato”. Sempre secondo le stesse fonti, Gantz ha detto nella riunione che il piano di pace di Trump “è una mossa storica che costituisce la giusta e migliore cornice per promuovere la pace in Medio Oriente”. Ha aggiunto che il piano deve andare avanti insieme “ai partner strategici della regione e ai palestinesi, e raggiungere un quadro che vada a beneficio di tutte le parti in modo proporzionale, responsabile e reciproco”.

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Questa settimana ho definito diversi parametri per le mosse diplomatiche di Israele”, ha scritto Gantz in un post su Facebook. “Non applicheremo la legge israeliana nei luoghi in cui ci sono molti palestinesi o nei casi in cui ne danneggeremmo la mobilità; se ci saranno cittadini palestinesi nelle regioni in cui si applica la legge israeliana, avranno pari diritti”.

 

“Il lavoro preliminare sarà fatto sia nelle capacità diplomatiche che di sicurezza per garantire che non danneggeremo la sicurezza del Paese, così come i nostri accordi di pace e le nostre risorse strategiche”, ha aggiunto.

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Domenica sera, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha presentato il piano dell’annessione unilaterale israeliana degli insediamenti in Cisgiordania in un discorso in una conferenza virtuale dell’organizzazione “Christians United for Israel”.

 

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Parlando del significato religioso dei siti biblici in Cisgiordania, Netanyahu ha elogiato Trump per aver presentato un piano per il Medio Oriente che permette a Israele di annettere questi territori, che sono sotto occupazione militare dal 1967.

 

Il discorso del primo ministro si colloca nel mezzo di discussioni tra alti funzionari israeliani e americani riguardo all’annessione unilaterale di parti della Cisgiordania. L’amministrazione Trump dovrebbe dare il via libera a Israele per procedere con l’annessione, ma la portata e la tempistica devono ancora essere determinate.

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Quello di Gantz appare un tentativo tanto per dare l’impressione di essere più moderato di “King Bibi”, al secolo Benjamin Netanyahu, il premier più longevo nella storia d’Israele, che vorrebbe chiudere la partita quando alla Casa Bianca c’è ancora il suo grande amico e ispiratore, Donald Trump, che tutti i sondaggi danno in rotta rispetto al suo competitor democratico, Joe Biden. 

Gantz è  sotto pressione dopo che il suo partito Blu e Bianco è crollato nei sondaggi: se si rivotasse oggi attualmente otterrebbe solo nove seggi alla Knesset rispetto ai 33 guadagnati a marzo. Inoltre si intensificano le voci secondo cui Netanyahu sarebbe alla ricerca di un pretesto per sciogliere il governo di unità nazionale per impedire che il ministro della Difesa Gantz diventi premier nel novembre 2021 come da staffetta programmata.

 

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“Totalmente illegale”

Il progetto israeliano di annessione di parti della Cisgiordania è “illegale”. Lo denuncia Michelle Bachelet, alto commissario Onu per i diritti umani. L’alto commissario Onu ha sottolineato che le “onde d’urto” del piano di annessioni israeliano “dureranno per decenni”.  “L’annessione è illegale, totalmente”, ha affermato Bachelet in una nota. “Qualsiasi annessione, sia che si tratti del 30% della Cisgiordania, sia che si tratti del 5%”.

Intanto, il Jerusalem Post cita varie fonti americane ben informate secondo cui Israele questa settimana non adotterà misure per estendere la sua sovranità su aree della Cisgiordania. L’accordo di coalizione tra il Benjamin Netanyahu e Gantz consente al premier di portare al voto le annessioni dal primo luglio, ma – scrive il  giornale – per quella data “non saranno pronti i piani e l’approvazione degli Stati Uniti”. Netanyahu, si legge, sta piuttosto valutando la possibilità di una dichiarazione.

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E proprio per il 1° luglio a Gaza scatterà “la giornata della collera”, in protesta contro i progetti israeliani   Anche il segretario generale dell’Onu , Antonio Guterres, qualche giorno fa ha invitato il “governo israeliano ad abbandonare i suoi piani di annessione”, sollecitando “i leader israeliani e palestinesi a impegnarsi in un dialogo con il sostegno della comunità internazionale”. “L’annessione di parti della Cisgiordania occupata – ha affermato  Guterres su Twitter – costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale, danneggerebbe seriamente la prospettiva di una soluzione a due Stati e minerebbe le possibilità di ripresa dei negoziati”.

Non è evidentemente dello stesso avviso il segretario di Stato americano, Mike Pompeo. Israele ha il via libera degli Usa per annettere territori palestinesi, ha detto. “Le decisioni sull’estensione della sovranità di Israele a quelle zone sono decisioni che gli israeliani devono prendere”, ha detto Pompeo ai giornalisti. Il capo della diplomazia statunitense Segretario di Stato ha parlato pochi momenti dopo che l’Onu e la Lega araba si sono unite nell’appello a Israele perché abbandoni i suoi piani per annettere parti della Cisgiordania occupata. 

Tre scenari

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Per The Washington Institute for Near East Policy, il piano di annessione potrebbe avere 3 differenti scenari.

1) Annessione completa
In questo scenario, come previsto dal Piano Trump, Israele annetterebbe tutti i 130 insediamenti in Cisgiordania (abitati da circa 466.208 persone). Particolare importante, 15 di quelli che nel piano vengono chiamati enclaves si troverebbero nel futuro stato palestinese ma sarebbero sotto il pieno controllo israeliano. Tali enclaves constano di circa 7 chilometri quadrati (lo 0,1% della Cisgiordania), e sono abitati da circa 15.061 persone (il 3% del totale dei coloni).
Di questi 130 insediamenti, 52 sono “al di qua” del muro che separa Israele dalla Cisgiordania (abitati da circa 358.405 persone) e 78 insediamenti sono “al di là” del muro al di fuori della barriera, abitate da 107.803 persone. Nel calcolo sono compresi anche 30 insediamenti situati nella Valle del Giordano (abitati da 15.462 persone).

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Il territorio annesso comprenderebbe 78 comunità palestinesi abitate da 109.594 persone (4,5% della popolazione totale della Cisgiordania), tra cui 24 comunità “al di qua” della barriera con 18.918 abitanti (circa l’0,8% di tutti i palestinesi in Cisgiordania) e 54 comunità “al di là” della barriera con 90.676 abitanti (circa il 3,7% della popolazione della Cisgiordania). Questi numeri comprendono le 14 comunità palestinesi nella Valle del Giordano abitate da circa 9.090 persone.

La quantità di terreno annesso sarebbe, in questo secenario, pari a 1.613 Km2, pari a circa il 29% della superficie della Cisgiordania. La parte relativa alla Valle del Giordano equivarrebbe a circa 834 Km2, ovvero circa il 15% della superficie della Cisgiordania.

2) Annessione degli insediamenti “al di qua” del muro

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In questo scenario è prevista l’annessione di 52 insediamenti situati all’interno della barriera di sicurezza, abitati da circa 358.405 persone, ovvero circa il 77% sul totale dei coloni. L’operazione comporterebbe l’annessione di 345 Km2 di terra, pari a circa il 7% della superficie della Cisgiordania, coinvolgendo 24 villaggi palestinesi abitati da circa 18.918 persone (lo 0,8% degli abitanti della Cisgiordania).

3) Annessione “minima”
Questa ipotesi potrebbe interessare un unico grande insediamento: Gush Etzion, situato a sud di Gerusalemme, che ha una superficie di 56,9 Km2 e 96.378 abitanti – il 21% del totale dei coloni – e che include 12 insediamenti di cui 10 all’interno del muro e 2 all’esterno) e/o Ma’ale Adumim, con una superficie di 4 Km2 e 41.223 abitanti – il 9% sul totale dei coloni –, a est di Gerusalemme. Potrebbero essere inclusi anche altri insediamenti adiacenti alla Linea verde del 1967.

Tre scenari, un unico progetto: la Grande Israele.

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