Libia, giochi di guerra nel Mediterraneo. C'è anche l'Italia

Ora l'Italia vuole essere tra i promotori di un grande piano europeo di ricostruzione della Libia. Ma...

Cartello contro i bombardamenti fatti con aerei degli Emirati sulla capitale della Libia Tripoli

Cartello contro i bombardamenti fatti con aerei degli Emirati sulla capitale della Libia Tripoli

Umberto De Giovannangeli 26 giugno 2020

Qualcuno glielo spieghi a Luigi Di Maio. Provi a fargli capire che la realtà non è la percezione, e che una comunicazione compiacente, se non prona, può truccare le carte ma alla fine, la realtà s’impone. Così è per la Libia. Incurante del ridicolo, reduce dalla missione lampo a Tripoli, della quale non c’è traccia sui media libici, il titolare della Farnesina proclama: “Sarraj ha riconosciuto l'importanza del ruolo turco per la Libia ma ha anche sottolineato, con convinzione, che l'Italia resta un partner insostituibile", dice di Maio davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato all'indomani della sua visita  a Tripoli. "È una testimonianza importante, che premia il nostro lavoro di mediazione ed equilibrio - ha aggiunto -. Vogliamo essere promotori di un grande piano europeo di ricostruzione della Libia. Ne parlerò a breve con l'Alto Rappresentante Borrell e con la Commissione Europea. L'Europa può e deve contribuire alla rinascita di un Paese cruciale per la stabilità del Mediterraneo".


Manie di grandezza


Ora, lasciando stare, per carità di patria, le velleità di fare dell’Italia il volano di un grande piano europeo di ricostruzione della Libia, - anche chi è dotato della più fervida fantasia è difficile che arrivi a immaginare che dopo il “Piano Marshall” si realizzi il “Piano Di Maio”- e sorvolando sull’”insostituibile”  ruolo, della siere “se la canta e se la suona”,  solo vale invece la pena di concentrarsi sulle cose reali. Cose di guerra. A questo fine, è di grande interesse l’articolo di Gianluca Di Feo su Repubblica.


 Giochi di guerra


“Una forza d’assalto con tre mini-portaerei e oltre tremila fanti pronti a sbarcare: americani, francesi e italiani. Una flotta agguerrita, schierata nelle acque tra la Sicilia e le coste tunisine: il messaggio più chiaro per chi vuole mettere le mani sulla Libia – scrive Di Feo-  L’esercitazione navale si è tenuta proprio mentre i tre Paesi aumentavano la pressione sul governo di Tripoli, con la visita di una delegazione del comando statunitense Africom e la trasferta del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Mentre loro discutevano con il presidente al. Sarraj di accordi di pace, la flotta congiunta faceva uno sfoggio di potenza. La squadra tri-nazionale ha dimostrato le capacità di assalto anfibio, con raid simulati. Nel tratto di mare tra Trapani e Lampedusa, i grandi convertiplani americani Osprey – che decollano come elicotteri e volano alla velocità degli aerei – hanno sbarcato contingenti di marines sul ponte della francese Mistral. I marò e le troupes dei marine invece hanno “attaccato” la Uss Bataan, calandosi dagli elicotteri italiani H-101 Caesar, scortati dai Gazelle francesi armati di missili. Conclude Di Feo: “Giochi di guerra, per dare un segnale deciso ai signori della guerra libici”.


Chi conosce molto bene il dossier libico, per gli importanti incarichi ricoperti in passato e per le entrature che contano, è l’ambasciatore Giampiero Massolo, oggi presidente dell’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) :  tutto lascia intendere, annota Massolo in un articolo pubblicato il 20 giugno su La Stampa, , che “in Libia a prevalere siano   ancora le politiche di potenza e i rapporti di forza, che condizionano i tentativi di conciliazione nazionale delle Nazioni Unite e delle affollate conferenze internazionali. A controllare i processi, sono infatti pur sempre gli attori esterni: con la Turchia, soprattutto, che rende possibili con armi e mercenari i successi sul campo del governo di Tripoli; con la Russia e l’Egitto, delusi dall’inconcludenza di Haftar che pure hanno sostenuto e armato attivamente, ma sempre determinati a contare almeno in Cirenaica; con gli Emirati, dogmaticamente contrari a ogni presenza in Libia (e nella Regione) dell’Islam politico. Si tratta, per tutti i protagonisti, di interessi strategici. Quelli geopolitici, economici ed energetici di Ankara. Quelli di sicurezza e anti-fratelli musulmani del Cairo. Quelli verso i mari caldi mediterranei e per il controllo delle rotte energetiche, con un forte interesse a possibili basi in Libia, di Mosca..”.


Quanto a noi, Massolo, già segretario generale della Farnesina,  consiglia: “All’Italia, lo stallo e la partizione di fatto del Paese chiaramente non convengono. Per ovvi interessi che riguardano soprattutto la Tripolitania, ma anche, spesso sottaciuti, la Cirenaica – per i nuovi equilibri strategici e energetici nel Mediterraneo – e il Fezzan, per i flussi di persone da sud e i pericolosi insediamenti jihadisti. È per noi quindi il momento di giocare, con realismo e a tutto campo, le nostre carte residue. Si tratta di prepararci a ogni eventualità, minimizzare il danno dello stallo di oggi e cercare di posizionarci per un futuro rilancio del dialogo politico tra le parti libiche...Insomma, stallo o non stallo, non è il momento di stare a guardare”.


La posizione dell'Italia in Libia, dipende più dalla spartizione di gas e petrolio che da altro, leggi contenimento dei flussi migratori, come conferma Dario Fabbri, analista geopolitico e autore di saggi su Limes. '' Dal 2011 la strategia italiana è stata quella di mantenere il proprio settore energetico in equilibrio. La Libia è una fonte importante per l'energia e gli idrocarburi in Italia, ecco perché l'Italia, anche se negli ultimi anni ha sostenuto il governo di Sarraj, stia anche cercando di instaurare un dialogo con l'altro fronte, con l'Egitto, con Haftar, con la Russia in una certa misura".


Al-Sisi invocato da Tobruk...


Il presidente del parlamento libico di Tobruk, Aguila Saleh, ha affermato che l'annuncio del capo dello Stato egiziano Abdel Fattah al-Sisi su un possibile intervento in Libia "è una risposta ad una richiesta del legittimo parlamento libico". Saleh ha aggiunto, in un'intervista al canale televisivo satellitare Extra News che l'Egitto ha sempre chiesto un cessate il fuoco e una soluzione pacifica, ma alcuni paesi “e persino alcuni libici” hanno interesse alla continuazione del conflitto. Saleh ha sottolineato che la "Dichiarazione del Cairo" è stata in linea con altre iniziative relative alla risoluzione della crisi libica, come la Conferenza di Berlino e altre. 


Ed Erdogan da Tripoli


In Libia  - scrive Francesco Bussoletti su AnalisiDifesa -  mentre si stabilisce se i soldati di Fayez Sarraj attaccheranno o meno Sirte, c’è un movimento laterale che desta preoccupazione. La Turchia da circa un mese ha avviato un ponte aereo sul Mediterraneo. Secondo fonti militari vi farebbero parte velivoli dei 221esimo e 222esimo squadrone, che da Istanbul puntano su Misurata. Tanto che negli ultimi 34 giorni ci sono stati almeno 23 voli verso la Libia. L’ipotesi è che Ankara si stia preparando a riattivare la base aerea di Waitiya e che stia rafforzando il presidio sulla città costiera. Il Governo di accordo nazionale (Gna), d’altronde, non aveva fatto mistero di aver dato il suo ok alla nascita di due basi militari turche come ringraziamento per il sostegno fornito nel contrastare la campagna di Khalifa Haftar verso Tripoli. Resta da capire quale sarà la risposta dell’altro grande attore internazionale, la Russia, schierata al fianco dell’Esercito nazionale libico (Lna) e del Generale”.


Insomma, Di Maio può dire ciò che vuole, ma a dare le carte in Libia restano i soliti noti. A noi non resta che i giochi di guerra nel Mediterraneo. Sempre sotto comando, va da sé...