Le Ong incalzano il governo: "Non siate complici dell'annessione israeliana"

Dall'assaciazionismo la richiesta perché l'italia dica non al piano Trump-Netanyahu di annessione unilaterale del 30% della Cisgiordania

Trump e Netanyahu

Trump e Netanyahu

Umberto De Giovannangeli 25 giugno 2020

A fianco di un popolo che lotta contro l’occupazione. Per dire “No” al piano Trump-Netanyahu di annessione unilaterale da parte d’Israele del 30% della Cisgiordania occupata. Per ricordare, che in Palestina come in Italia, “resistenza” è una parola forte, attuale, discriminate. E per non essere complici di un piano che istituzionalizza il regime di apartheid nella West Bank, mortifica la legalità e il diritto internazionali, fa carta straccia delle risoluzioni Onu, distrugge la prospettiva di una soluzione “a due Stati. 


E’ una presa di posizione importante, quella assunta, unitariamente, dalle più importanti Ong italiane e dalle loro associazioni, in occasione della giornata nazionale a sostegno del popolo palestinese, indetta per sabato prossimo


Il Governo risponda


Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, metterci la faccia, a cominciare da chi ha responsabilità istituzionali e di governo E’ il senso, politico, dell’appello lanciato, in vista della giornata di mobilitazione, da Aoi (Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale) Cini (Coordinamento italiano Ngo internazionali, Link 2007 (Cooperazione in rete), Assopace Palestina, Piattaforma Ong italiane Medio Oriente e Mediterraneo.


Ecco il testo:


“Quando a fine maggio 70 parlamentari – tra cui tutti i Capigruppo in Commissione Esteri e parlamentari di spicco delle forze componenti la maggioranza di governo -  hanno scritto al Presidente Conte invitandolo a prendere una posizione di condanna sulla prospettata annessione di territori della  Cisgiordania da parte di Israele, ci saremmo aspettati da lì a poco la presentazione di un testo da sottoporre alla votazione del Parlamento.


A meno di dieci giorni dal 1 di luglio, data stabilita dal Governo di Israele per presentare alla Knesset la proposta di annessione di alcuni territori della Cisgiordania, qui in Italia tutto appare fermo.


Di fronte al precipitare della situazione in Cisgiordania, dove neanche durante il periodo Covid-19  le demolizioni e i trasferimenti forzati da parte delle autorità israeliane e le violenze dei coloni nei confronti della popolazione palestinese si sono fermati, le nostre organizzazioni lanciano un appello urgente al Parlamento italiano affinché venga approvato un atto di indirizzo che impegni il governo a far pressione sulle autorità israeliane per garantire la tutela del diritto internazionale.


In particolare, chiediamo che il Parlamento impegni il Governo: a proporre una iniziativa per scongiurare un'annessione formale da parte di Israele di parte della Cisgiordania e a non riconoscere l'annessione israeliana di aree del Territorio palestinese occupato;    ad avviare una iniziativa per indurre il Governo israeliano a porre fine alla costruzione degli insediamenti illegali visto il divieto della Quarta Convezione di Ginevra di trasferire la popolazione civile in territorio occupato e le decisioni del Consiglio europeo e la risoluzione n. 2334 del 2016 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite;      ad intraprendere iniziative utili per garantire la tutela dei diritti della popolazione palestinese, come stabiliti dal Diritto Internazionale, senza discriminazioni o eccezioni, in merito alle violenze commesse da coloni israeliani ai danni dei Palestinesi, delle loro proprietà e dei loro mezzi di sostentamento, garantendo allo stesso tempo una giustizia che sia imparziale e trasparente;       sostenendo il diritto dei palestinesi di restare nella loro terra nell’Area C (comprese la Valle del Giordano e l’area settentrionale del Mar Morto) e condannando qualsiasi trasferimento forzato;       cessando la fornitura di armamenti (armi, munizioni, equipaggiamenti ecc..) a tutte le parti coinvolte nel conflitto israelo-palestinese, laddove sussista un rischio chiaro e preponderante che tali forniture possano essere usate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.


Infine chiediamo si espliciti da parte del Governo in modo chiaro, qualora Israele non desista dal suo intento, quali contromisure è disposto a prendere in caso di annessione formale.


Richieste precise, concrete, che attendono risposte altrettanto precise e concrete da parte di un Governo del quale fanno parte forze politiche, il Pd, Leu ma anche componenti del Movimento5Stelle (vero ministro Di Maio?), che si sono più volte espresse per uno Stato palestinese, entro i confini del ’67 e con Gerusalemme Est come capitale) a fianco e in pace con lo Stato d’Israele. Ora, sottolineano le associazioni della società civile, è tempo che alle parole seguano i fatti. I silenzi non sono ammessi.


La carica dei 1000


Oltre 1.000 parlamentari europei di diverse linee politiche si sono fortemente opposti al piano israeliano di annettere parti della Cisgiordania in una lettera pubblicata mercoledì.


I legislatori esprimono "serie preoccupazioni" sul piano americano di porre fine al conflitto israelo-palestinese che consentirebbe ad Israele di annettere il 30% del territorio della Cisgiordania.


"Siamo profondamente preoccupati per il precedente che questo creerebbe per le relazioni internazionali in generale", afferma la lettera, avvertendo delle "conseguenze commisurate" che una tale mossa potrebbe innescare.


"Siamo profondamente preoccupati per l'impatto dell'annessione sulla vita di israeliani e palestinesi, nonché per il suo potenziale destabilizzante in una regione alle porte del nostro continente.


"L'Europa deve assumere un ruolo guida nel riunire attori internazionali per prevenire l'annessione e salvaguardare le prospettive della soluzione a due stati e una giusta soluzione al conflitto", aggiunge.


La lettera, firmata da 1.080 parlamentari europei di 25 paesi, è stata un'idea di quattro eminenti personaggi israeliani, tra cui Avraham Burg, ex presidente della Knesset, e Michael Ben-Yair, ex procuratore generale di Israele. 


Sostengono che il piano Vision for peace  dall'amministrazione statunitense del presidente Donald Trump "si discosti  da parametri e principi concordati a livello internazionale".


"Promuove il controllo israeliano effettivamente permanente su un frammentato territorio palestinese, lasciando i palestinesi senza sovranità e dando il via libera a Israele per annettere unilateralmente parti significative della Cisgiordania", hanno continuato.


Il piano di pace di Trump è stato pesantemente criticato per essere eccessivamente amico di Israele: l'Autorità Palestinese ha boicottato i colloqui.


Secondo il piano, un futuro stato palestinese sarebbe più piccolo di quanto precedentemente immaginato con diverse parti disconnesse l'una dall'altra. Inoltre restringe la definizione di ciò che costituisce un "rifugiato palestinese" - riducendo così l'accesso agli aiuti - e impedisce a un futuro stato palestinese di avere forze di sicurezza.


I firmatari della lettera hanno osservato che il massimo diplomatico dell'Ue, Josep Borrell, ha affermato che l'annessione israeliana del territorio della Cisgiordania "non può passare incontrastata" e ha avvertito che "la mancata risposta adeguata incoraggerebbe altri Stati con pretese territoriali di ignorare i principi fondamentali del diritto internazionale ".


Il loro appello arriva un giorno dopo che oltre 100 legislatori europei e israeliani hanno inviato una lettera a Borrell per esortarlo a "rinnovare il lavoro del Consiglio di associazione UE-Israele e riprendere le sue attività con incontri regolari il più presto possibile".