Gli Usa sono in fiamme: ecco i frutti di quattro anni di Trump

Tre persone sono morte negli scontri, 50 gli agenti feriti. Trump si è chiuso nel bunker e ha twittato 'Ordine e Giustizia'. Proclamato lo stato di emergenza

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globalist 1 giugno 2020

La morte di George Floyd è stata solo la scintilla: le proteste che stanno divampando negli Stati Uniti in questi giorni sono trasversali e uniscono una serie di minoranze che 4 anni di amministrazione Trump hanno umiliato per rendere l'America 'great again'. Dove 'great' vuol dire bianca, conservatrice, omofoba e maschilista. 
Basta guardare le foto: i manifestanti appartengono a tutte le razze, a tutte le età. Ad incendiare gli Stati Uniti sono 4 anni di rabbia verso un presidente che ha sprofondato gli Stati Uniti nel Medioevo. E Trump, dal suo bunker, twitta 'Law and Order', Ordine e Legge. 
Davanti alla Casa Bianca continuano gli scontri: 50 agenti sono stati feriti, mentre un uomo è stato ucciso a Louisville. Secondo quanto riportato dai media americani, fra i quali Abc e Cbs, l'uomo è morto dopo che la polizia e la Guardia Nazionale del Kentucky hanno "risposto al fuoco" per disperdere la folla. Il capo della polizia di Louisville, Steve Conrad, non chiarisce chi abbia sparato il colpo fatale. Le autorità non hanno per ora rilasciato neanche informazioni sulla vittima. 
Morti anche in Iowa: due persone sono state uccise e un agente è rimasto ferito in una sparatoria a Davenport. Il capo della polizia locale, Paul Sikorski, ha riferito in una conferenza stampa che tre agenti hanno subito un agguato mentre erano in pattugliamento e che vari colpi d'arma da fuoco hanno colpito la loro auto e uno di loro, che tuttavia non è in pericolo di vita, è rimasto ferito. La polizia ha poi arrestato diverse persone che fuggivano dalla scena a bordo di un'auto.


Anche mentre crescono le tensioni tra forze dell'ordine e manifestanti, alcuni dirigenti di polizia e agenti si sono uniti ai dimostranti in segno di solidarietà. A volte chinandosi su un ginocchio - un atto di protesta popolare nel mondo sportivo americano per denunciare le iniquità razziali - come hanno fatto due agenti nel Queens, a New York, rimanendo in cerchio mentre venivano letti i nomi di altri afroamericani uccisi dalla polizia, come Trayvon Martin e Philando Castile. In Michigan lo sceriffo della contea di Genesee Chris Swanson ha marciato con i dimostranti, come pure il capo della polizia di Norfolk, in Virginia. In ginocchio anche alcuni agenti al Lafayette Park nella capitale, davanti alla Casa Bianca, a Miami e a Santa Cruz. Tutti episodi circolati sui social e diventati virali.