Haftar chiama alla "Guera santa", ma la spartizione della Libia è già iniziata

Il generale accusa la Turchia e dice che si tratta una guerra che “ha per obiettivo la vittoria” e “qualsiasi elemento turco sarà considerato un obiettivo legittimo e non sarà mostrata alcuna pietà”.

Erdogan e Haftar

Erdogan e Haftar

Umberto De Giovannangeli 25 maggio 2020

Il Generale chiama alla Jihad contro il Sultano invasore.  In Libia, è sempre più guerra totale. I militari dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar “stanno combattendo” in Libia “una guerra santa contro l’invasore turco”. Lo ha detto lo stesso generale della Cirenaica, in un messaggio audio inviato in occasione della fine del mese sacro del Ramadan, secondo quanto riportato dal sito Al Marsad


Secondo Haftar si tratta una guerra che “ha per obiettivo la vittoria” e “qualsiasi elemento turco sarà considerato un obiettivo legittimo nei confronti del quale non sarà mostrata alcuna pietà”.


Jihad, ultima carta


Non sono solo parole.  Una nave turca sarebbe stata attaccata dalle forze di Khalifa Haftar mentre navigava al largo di Ras Lanuf, in Libia. Secondo quanto riferisce il sito Rojava News, un’esplosione e un vasto incendio sono stati segnalati davanti alle coste di Ras Lanuf, nel nord della Libia. Secondo una fonte militare delle forze di Haftar si tratterebbe di una "nave da guerra presa di mira dopo aver tentato di avvicinarsi alle coste dell'est della Libia". Non basta. Il portavoce dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), Ahmed al-Mismari, ha annunciato l'arresto di "uno degli elementi più pericolosi dello Stato islamico che si era trasferito nel territorio libico con l'aiuto dell'intelligence turca". "Le unità dell'Esercito nazionale libico di Tripoli hanno arrestato il leader siriano dello Stato islamico, Mohamed al-Ruwaidani, alias Abu Bakr al-Ruwaidani, uno degli elementi più pericolosi in Siria, che si è trasferito in Libia tramite l'intelligence turca come capo del gruppo Liwa al Sham", ha affermato al-Mismari in una dichiarazione su Facebook. "Ruwaidani è stato catturato mentre combatteva con le milizie del premier Fayez al-Sarraj, comandate da ufficiali turchi", ha aggiunto, in riferimento alle forze del Governo di accordo nazionale (Gna). In precedenza, al-Mismari aveva annunciato che l’aviazione dell’Lna aveva iniziato a ripristinare la "piena sovranità su un certo numero di regioni del paese". Al-Mismari ha anche sottolineato che l'Lna "ha ottenuto grandi progressi nelle ultime 72 ore", chiarendo che le operazioni militari non si sono fermate e ha confermato che l'Lna, "che sta combattendo una guerra contro il terrorismo, ha anche abbattuto oltre 13 droni turchi". 


Salto di qualità


Quanto a Mosca, la predominanza russa – finora demandata ai mercenari del gruppo Wagner e alla fornitura di batterie contraeree Pantsir – è ora espressa dal controllo diretto di questi otto caccia: i piloti sono infatti mercenari siriani, emiratini e bielorussi, debitamente addestrati dalle Forze armate del Cremlino. Una guerra per procura, con migliaia di mercenari siriani che, per circa mille dollari al mese, vanno a combattere con Haftar: l’11 maggio il volo Svw 351 della compagnia Ali del Levante, decollato da al-Bayda, ha portato ad Haftar un altro centinaio di presunti miliziani siriani arruolati nella Wagner. La discesa ufficiale in campo – o meglio nei cieli – della Russia, le attribuisce il ruolo di “master mind” della Libia orientale. Anche Fayez al-Sarraj dispone, nelle basi di Mitiga e Misurata, di una quindicina di jet sovietici, dei ferri vecchi della Guerra fredda, rinforzati dall’arrivo dei droni turchi, assieme ad equipaggiamenti e uomini della compagnia privata Sadat. 


Sarebbero, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, già 9.600 i mercenari turchi o siriani arruolati dai turchi, mentre oltre 3mila in sarebbero addestramento nei campi siriani nella zona sotto il controllo turco. Tutte forze militari ed equipaggiamenti che Recep Tayyip Erdogan ha inviato a sostenere il Governo di accordo nazionale di al-Sarraj. Ma questo ha un alto costo politicoE per tutto il Mediterraneo.


La spartizione


L’invito del ministro degli Esteri Sergeij Lavrov, nelle stesse ore in cui inviava gli otto jet per riequilibrare la guerra dei cieli,  a riprendere il processo politico» per giungere a una tregua in Libia, dopo la telefonata al collega turco Mehmet Cavusoglu, suona come l’avvio di una spartizione del Paese. Si ripropone così, a pochi chilometri dalle coste italiane, il modello della spartizione della Siria, in particolare della regione di Idlib, pianificato lo scorso ottobre al vertice di Sochi, presente anche l’Iran. 


Un progetto di spartizione della Libia che, secondo indiscrezioni, sarebbe partito allora e finalizzato in un vertice segreto tenutosi di recente a Malta. La posta in gioco non è solo il controllo degli idrocarburi gestiti dalla Noc (National Oil Corporation) con importanti contratti all’Eni, è in gioco, ma l’intero asse mediterraneo. Il 27 novembre, assieme all’accordo militare con Sarraj, Erdogan ha firmato un memorandum che ha dato il via alle trivellazioni turche nel Mediterraneo orientale. Attività che Francia, Grecia, Cipro, Egitto ed Emirati Arabi hanno più volte denunciato come “illegali”.


Resta il fatto, concordano gli analisti militari,  che in una sola settimana l’intervento turco in Libia, il più massiccio dalla fine dell’impero ottomano, ha letteralmente capovolto le sorti di una guerra che fino a qualche giorno fa appariva saldamente in mano ad Haftar, tanto da costringere Putin a spostare alcuni aerei dalla Siria alla Libia.


L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha dichiarato che un nuovo gruppo di combattenti siriani filo-turchi è arrivato in Libia nelle ultime 24 ore, per partecipare alle operazioni militari che si svolgono a Tripoli insieme alle forze del governo di Fayez al-Sarraj contro quelle di Khalifa Haftar. In una dichiarazione, l'Osservatorio ha affermato che "il nuovo gruppo di combattenti siriani è formato da 500 uomini, che appartengono alle fazioni siriane alleate ad Ankara". Secondo l'Osservatorio, il nuovo gruppo parteciperà alle operazioni militari al fianco delle forze governative a Tripoli, sotto la copertura aerea da velivoli turchi. Il numero di combattenti arrivati fino a oggi in Libia ha raggiunto circa 10.100 mercenari, tra cui un gruppo non siriano, mentre il numero di reclute arrivate nei campi turchi per ricevere addestramento ha raggiunto circa 3.400 unità, pronto a recarsi in Libia prima del 10 giugno. 


Missione segreta


Una missione segreta, con agenti partiti da Australia, Francia, Malta, Sudafrica, Gran Bretagna e Stati Uniti per supportare  un progetto chiamato Opusa a sostegno dell’Lna  (Lna) La rivelazione arriva da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite, citati dall’agenzia di stampa tedesca Dpa, che parla di almeno 20 agenti in arrivo da questi Paesi, alcuni dei quali europei e facenti parte della coalizione a sostegno del Governo di Accordo Nazionale di Fayez al-Sarraj.


Gli agenti, si legge, si sono imbarcati su un aereo cargo da Amman,in Giordania, alla fine del giugno 2019. Formalmente, il loro viaggio aveva lo scopo di svolgere “indagini geofisiche e iperspettrali” in Libia per conto della comunità scientifica. Ma secondo gli esperti dell’Onu questa non era altro che una copertura”: il vero motivo del loro arrivo in Nord Africa era quello di sostenere le operazioni militari dell’uomo forte della Cirenaica, visto che i 20 fanno parte di compagnie private.


Obiettivo principale della missione era quello di fermare le navi turche con i rifornimenti di armi per l’esecutivo di Tripoli, dove ha sede il Gna riconosciuto dalle Nazioni Unite e alleato, tra gli altri, dell’Italia. Il rapporto parla anche di sei elicotteri militari trasferiti dal Sudafrica in Libia a metà giugno 2019, prima portati in Botswana via terra e poi volati a Bengasi, roccaforte di Haftar. Da Malta, invece, sono partiti due gommoni militari equipaggiati con mitragliatrici e consegnati al Lna. La pianificazione dell’operazione segreta, afferma l’Onu, è stata effettuata principalmente da società con sede negli Emirati Arabi Uniti, ‘Lancaster6’ e ‘Opus Capital Asset’.


La spartizione che spiazza l’Occidente


A conferma di quanto un’intesa russo -turca in Libia venga temuta  dalle potenze Occidentali, nei giorni scorsi  all’Onu Stati Uniti e Gran Bretagna hanno chiesto alla Russia di smetterla di inviare mercenari in Libia, dopo che un rapporto Onu ha confermato la presenza di combattenti russi e siriani nel Paese.


“Siamo particolarmente preoccupati da ulteriori notizie secondo le quali parti esterni continuano a fornire materiali, equipaggiamenti, mercenari”, ha detto l’ambasciatore britannico Jonathan Allen. “Le attività del Wagner Group continuano a esacerbare il conflitto e a prolungare la sofferenza del popolo libico”. Gli ha fatto eco l’ambasciatrice statunitense Kelly Craft. “Tutte le parti coinvolte nel conflitto in Libia devono immediatamente sospendere le operazioni militari”, ha affermato. “Devono fermare il trasferimento in corso di equipaggiamento e personale militare verso la Libia, compresi quelli, come menzionato dal Regno Unito, dei mercenari del Wagner Group”.


L’ambasciatore russo Vasily Nebenzia ha parlato di “speculazioni” e ha attaccato il rapporto Onu  “per la gran parte basato su dati non verificati o chiaramente falsificati con l’obiettivo di screditare la politica russa in Libia.Molti dei dati  in particolare riguardanti cittadini russi menzionati nel rapporto sono semplicemente infondati. Non ci sono soldati russi in servizio in Libia”.


Per Mosca,il caos in Libia è un’opportunità per riguadagnare influenza n ll’area. La Russia è interessata a stabilire un “testa di ponte” nel Nord Africa per ottenere una quota del settore della ricostruzione e all’influenza sull’industria degli idrocarburi, in particolare il mercato del gas. Sebbene non vi siano interessi nazionali vitali americani in gioco in Libia, la sua instabilità costituisce una minaccia crescente per gli interessi statunitensi nella regione anche considerato l’atteso arrivo nell’area dei cinesi con interessi simili a quelli della Russia.


Quanto alla Turchia, con un successo politico-militare in Libia, acquisirebbe una posizione più importante sul mercato europeo del gas e sarebbe in grado di influenzare le consegne attraverso il gasdotto Green Stream (gestione Eni) che attraversa la Libia occidentale verso l’Italia. Inoltre, la Turchia sarebbe in grado di controllare anche i flussi migratori dal Mediterraneo orientale verso l’Europa. Ciò aumenterà in modo significativo la sua capacità di esercitare pressioni sull’Ue come già ha fatto nei mesi scorsi al confine con la Grecia e la Bulgaria. La Turchia potrebbe continuare a espandere la sua influenza politica ed economica verso la Tunisia, l’Algeria e gli Stati del Sahara meridionale. Erdogan è convinto di uscirne vincitore, e per questo sta profondendosi in sforzi militari ed economici.


PS. In tutto l’articolo, non c’è riferimento alcuno all’Italia. Non si può citare un fantasma.