In Israele accordo Gantz-Netanyahu per un governo dell'annessione

I due ex rivali si sono messi d'accordo per un governo di emergenza nazionale. Nel programma l’annessione di una parte delle colonie israeliane in Cisgiordania, che Israele occupa dal 1967

Netanyahu e Gantz

Netanyahu e Gantz

Umberto De Giovannangeli 20 aprile 2020

Alla fine, Israele avrà un nuovo governo. Il “Governo dell’annessione”. Il governo del “Re” e del “Generale. Benny Gantz e Benjamin Netanyahu hanno raggiunto un accordo per formare un "governo di emergenza nazionale". Lo hanno annunciato con un comunicato, precisando che il leader del Likud sarà il primo ad occupare la carica di primo ministro per 18 mesi, che successivamente passerà all'ex capo di Stato maggiore alla guida di Blu e Bianco. 


Il trionfo di “King Bibi”


Secondo quanto riferito dalla stampa israeliana, nei primi 18 mesi di governo, Gantz sarà ministro della Difesa mentre il suo n. 2 nel partito, Gabi Ashkenazi, guiderà la diplomazia. Al Likud, il partito di Netanyahu, è stato garantito il ministero delle Finanze e quello della Pubblica Sicurezza. Il leader dei Laburisti, partito in via di autoscioglimento, Amir Peretz dovrebbe invece diventare il nuovo ministro dell’Economia.


Non ci sarà nessuna modifica alla controversa legge sullo Stato-Nazione.


"Abbiamo impedito le quarte elezioni, proteggeremo la democrazia, combatteremo il coronavirus e ci prenderemo cura dei cittadini israeliani" sono state le prime parole di Gantz. “Ho promesso a Israele un governo di emergenza nazionale che operi per salvare le vite umane ed il lavoro dei cittadini  Continuerò a fare tutto il possibile per voi, cittadini di Israele”, gli ha fatto eco “King Bibi”.


Duro il commento di Yair Lapid, ex alleato di Gantz alle elezioni, che ha condannato l'accordo: Così il compromesso sulla Commissione delle nomine giudiziarie è che Bibi sceglie tutti i suoi rappresentanti. Gantz e Ashkenazi hanno acconsentito a permettere all’incriminato di indicare i giudici che lo giudicheranno sulle sue questioni”, ha sottolineato il leader di Yesh Atid, facendo riferimento alle imputazioni per corruzione, frode e abuso di fiducia a carico di Netanyahu in tre casi. 


 


La crisi causata dal Coronavirus non ci dà il diritto o il permesso di abbandonare i nostri valori. Non si può strisciare in un governo del genere e dire che l’hai fatto per il bene del Paese”, aveva tuonato Lapid nei giorni scorsi.Ciò che si sta formando oggi – aveva aggiunto - non è un governo di unità nazionale e non è un governo di emergenza. È un altro governo di Netanyahu. Benny Gantz si è arreso senza combattere.  […] I risultati delle elezioni hanno dimostrato che Israele aveva bisogno di quell’alternativa come noi abbiamo bisogno dell’aria per respirare. Volevamo realizzare un cambiamento, creare una speranza, iniziare un nuovo percorso. E Gantz ha deciso di interromperlo”.


Gantz lascerà la presidenza della Knesset a Yariv Levin del Likud, il partito di Netanyahu, a cui spettano anche i ministeri della Finanze (che andrà all’attuale ministro degli Esteri Yisrael Katz) e della Pubblica sicurezza (con Miri Regev). Sarà invece Avi Nissenkorn di Blu e Bianco il nuovo ministro della Giustizia, casella fondamentale visti i processi che riguardano Netanyahu. Una concessione in cambio della quale il premier ha ottenuto garanzie sulla formazione della Commissione per la nomina dei giudici: tra le priorità di Netanyahu, infatti, c’è la nomina di un nuovo procuratore generale. C’è addirittura chi sostiene che vorrebbe modificare la composizione della Corte suprema. 


Diciotto mesi sono una eternità per la volubile politica israeliana. Alcune settimane fa Barak Ravid, corrispondente diplomatico dell’emittente televisiva israeliana Channel 13, aveva spiegato a Formiche.net che “pochissime persone credono davvero che Netanyahuri spetti l’accordo di rotazione”.


“Perfino all’interno del Likud sono in pochissimi quelli che credono lo farà”. C’è solo una possibilità, aggiungeva il corrispondente di Channel 13: “L’unico scenario che vede Netanyahu rispettare la rotazione è quello in cui Gantz promette che sarà lui prossimo presidente sostituendo Reuven Rivlin tra poco più di un anno”. L’incarico del presidente Rivlin, infatti, scade nel luglio del 2021, tempismo perfetto per l’accordo tra i due. E, sottolineava Ravid, “il presidente gode dell’immunità dai processi. Di conseguenza, questa è un’ottima opzione per Netanyahu per fermare i procedimenti a suo carico”.


Il programma del nuovo esecutivo non è ancora stato diffuso, ma la fazione di Blu e Bianco vicina a Gantz è considerata piuttosto vicina alle posizioni del Likud, quindi della destra nazionalista e liberale. Nelle scorse settimane i giornali israeliani avevano rivelato che Gantz e Netanyahu avevano trovato un accordo su uno dei temi che sta più a cuore ai partiti di destra israeliani: l’annessione di una parte delle colonie israeliane in Cisgiordania, che Israele occupa dal 1967 nonostante la comunità internazionale le consideri parte del futuro Stato palestinese.


Sul filo di lana


Il clima, nella mattinata di lunedì, non era positivo, dopo che un primo incontro tra i due candidati alla guida del Governo si era concluso con un nulla di fatto, nonostante l’esigenza di un esecutivo che potesse guidare il Paese fuori dalla crisi del coronavirus. Un comunicato del Likud aveva poi reso noto che i negoziati sarebbero ripresi “alla prima opportunità” dopo le celebrazioni dello Yom HaShoah, il giorno della memoria dell’Olocausto, che si concludono martedì sera. Ma i due leader hanno invece trovato il modo di riunirsi nuovamente nel pomeriggio per sciogliere il principale nodo: la formazione della commissione per la nomina dei giudici. Elemento non secondario, visto che Netanyahu deve rispondere di tre capi d’accusa per corruzione in un processo che è stato rinviato a maggio a causa dell’emergenza Covid-19.


E l’accordo è nato proprio nel giorno in cui l’opposizione ha depositato un progetto di legge per vietare a chi è formalmente incriminato di guidare il governo. Come speaker della Knesset, Gantz avrebbe la possibilità di metterlo in calendario. Una volta approvato, il provvedimento impedirebbe a Netanyahu di esercitare la funzione di primo ministro, dato che il 24 maggio deve comparire in tribunale per rispondere a tre accuse di corruzione. Ma anche questo punto potrebbe essere parte dell’accordo di governo.


L’operazione di Netanyahu è stato un autentico capolavoro politico, concordano gli analisti politici a Tel Aviv, pur dando a quel “capolavoro” differenti giudizi di merito. Ma nessuno mette in discussione che il premier più longevo nella storia d’Israele, in un colpo solo abbia mantenuto la guida del nuovo governo, per diciotto mesi, certo, ma nella politica israeliana sono un’eternità, e mandato in frantumi l’alleanza che per tre elezioni consecutive gli ha sbarrato la strada per la vittoria.


I guai giudiziari di Netanyahu erano e restano sotto gli occhi di tutti gli israeliani. Gantz, in prima battuta, ha provato a farsene forza, invocando il rispetto dello stato di diritto, con la separazione dei poteri, e del principio che tutti i cittadini sono eguali davanti alla Legge, e non esiste uno più eguale degli altri, neanche se questo uno è il primo ministro. Gantz ha perso perché, al momento della verità, non ha retto il punto.


Ma c’è un altro dato, non meno significativo, che spiega la sua sconfitta, perché tale rimane anche se Gantz sarà ministro degli Esteri e, tra 18 lunghi mesi, subentrerà a Netanyahu alla guida del governo. Un dato tutto politico. Perché se sul terreno della sicurezza, nell’accettare il “Piano del secolo” di Donald Trump, con incorporate l’annessione della Valle del Giordano e delle Alture del Golan, con una modifica unilaterale dei confini di Israele, se sbraghi su tutto questo, allora è meglio l’originale, Netanyahu, che una “fotocopia”, Gantz.


Secondo Martin Indyk, ex ambasciatore statunitense in Israele ai tempi della presidenza di Bill Clinton oggi fellow del Council on Foreign Relations, sarà molto facile che tutto si chiuda in tempi rapidi: “Trump darà luce verde all’annessione per assicurarsi il sostegno degli evangelici in vista del voto di novembre”, ha scritto Indyk su Twitter.


Morale di una favola non a lieto fine: leader non ci s’improvvisa, tantomeno uomini della provvidenza. In passato, nei momenti di maggiore difficoltà, Israele si è rivolta a uomini in divisa diventati politici di lungo corso: Yitzhak Rabin e Ariel Sharon, solo per fare due esempi opposti rispetto agli orientamenti politici. Ma Benny Gantz ha avuto i gradi di Rabin e Sharon, ma non la statura politica. Quella non la si eredita, la si conquista sul campo. E sul campo della politica il “Generale” è stato sconfitto dal “Re”.