Le immagini delle fosse comuni di New York ci interrogano sulla nostra civiltà

Il sindaco De Blasio ha spiegato che è sempre avvenuto così. Solo che adesso sono di più. Eppure la nostra civiltà si fonda su Antigone e sul diritto alla degna sepoltura

Fosse comune a New York
Fosse comune a New York
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

12 Aprile 2020 - 08.41


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Le immagini che arrivano da New York riguardano la sepoltura in fosse comuni degli indigenti in un canalone ad Hart Island vicino al Bronx. In un primo momento si è detto che questa decisione drammatica fosse stata presa per far fronte all’emergenza: troppi morti, i loro corpi non si sapeva più dove metterli e visto che nessuno li reclamava né poteva o voleva pagare per i funerali non c’era alternativa. Immagini dure, si commentato su molti giornali, ma a causa del disastro coronavirus. 
Poche ore dopo il sindaco di New York, De Blasio, ha chiarito che non è così. Dopo aver premesso che “sono soltanto i corpi che nessuno ha reclamato” e di cui nessuno poteva pagare i funerali ha aggiunto che “è molto triste”, ma…. “Ma è da 150 anni” -ha scandito- che a New York i poveri vengono sepolti così. Se nessuno reclama la salma e nessuno paga per i funerali si ricorre alle fosse comuni. Per il sindaco di New York l’unica novità è che ora il numero è aumentato, sono oggettivamente tanti gli indigenti che vengono inumati in fosse comuni. Ma, ha precisato, non si tratta solo di vittime del coronavirus. Dunque De Blasio ci tranquillizza, sono poveracci morti per coronavirus come per qualsiasi altra malattia. 
Il governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo, ha fatto sapere di non esserne al corrente. Punto e basta. “Non ricevo regolarmente briefing sulla situazione a Hart Island”. 
Tutto questo, in piena pandemia, avviene alla vigilia di Pasqua. Ma le dichiarazioni del sindaco di New York non hanno fatto breccia. E invece meritavano, meritano attenzione, perché ci dicono una cosa, credo, assolutamente nuova pere tutti noi. I poveri a New York da 150 anni vengono sepolti così, in fosse comuni. Non meritano altro. 
Sofocle dunque ha scritto invano. Sofocle a New York non lo ha letto nessuno. Chi ha detto che la nostra civiltà da millenni si fonda su Antigone e sul diritto alla degna sepoltura ha detto cose senza fondamento. 
Tutto questo scorre su di noi nelle ore in cui i paesi cristiani che seguono il calendario gregoriano celebrano la Pasqua di resurrezione di Cristo. La coincidenza ha oggettivamente dell’incredibile. Oggi forse anche Gesù avrebbe rischiato di finire in una fosse comune…  
La nostra pretesa di guardare a tante culture, a tanti sistemi di vita, dall’alto in basso, si giustificava in parte  per questo: la nostra civiltà parte dal diritto alla degna sepoltura per tutti. Tutti. Ora, in questa Pasqua incredibile, apprendiamo da alcune fotografie satellitari e dall’interpretazione che ne dà il sindaco di New York che non è così. E la cosa sembra lasciarci abbastanza indifferenti. Le sue parole e i suoi tweet possono essere letti sul sito di NPR: il titolo è “Burials on New York Island are not new. But are increasing during pandemic.”

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