L'Oms sulla Fase 2: "Siate prudenti" e sulle mascherine: "Attenti a come le usate"

Non diramerà linee guida generali su come uscire dal lockdown, la raccomandazione è non accelerare.

Immagine di repertorio

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globalist 7 aprile 2020

L’Oms se ne lava le mani. Non fornirà linee guida agli Stati su come allentare le misure di contenimento del coronavirus, ma si raccomanda sulla necessità di non revocarle troppo presto. “Una delle cose più importanti è non rimuovere le restrizioni troppo presto per evitare una nuova ondata” ha detto il portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità, Christian Lindmeier, spiegando che ”è come quando siamo malati. Se ti alzi dal letto e ti rimetti in moto troppo presto rischi una ricaduta e di avere complicazioni”. 


Arrivano invece le linee guida per le mascherine. Anche in questo caso, la parola d’ordine è cautela. “L’uso esteso di mascherine da parte di persone sane nell’ambiente della comunità non è supportato da prove e comporta incertezze e rischi” afferma  l’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Questa misura da sola non è sufficiente a fornire un livello adeguato di protezione: sia nel caso si usino o meno le mascherine, occorre rispettare al massimo le regole di dell’igiene delle mani e di distanziamento fisico”, si legge nel documento.


“Non esistono al momento evidenze secondo cui indossare una mascherina (sia medica che di altro tipo) da parte di tutta la comunità possa impedire la trasmissione di infezione da virus respiratori, incluso Covid-19″. Inoltre, il rischio di un uso generalizzato è quello di creare “un falso senso di sicurezza, e un il rischio di trascurare altri elementi essenziali, come appunto l’igiene delle mani, l’evitare di toccare viso e occhi e il distanziamento fisico”, cioè le misure più efficaci per il contenimento. Solo “gli studi sierologici determineranno la vera entità delle infezioni asintomatiche” L’Oms, sulla fornitura delle mascherine, ribadisce che va data la priorità al personale medico: “Le mascherine devono essere riservate agli operatori sanitari e l’uso estensivo potrebbe creare carenze di questi dispositivi per chi ne ha più bisogno”.