Migranti, il "modello" greco finanziato dall'Europa: 2mila euro per tornare all'inferno

Un piano, quello dell’Ue, che sarà finanziato proprio con i 700 milioni messi a disposizione dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen. I rimpatri gestiti dall'Oim.

Migranti che cercano di arrivare in Bulgaria
Migranti che cercano di arrivare in Bulgaria
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

14 Marzo 2020 - 16.51


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Duemila euro per tornare all’inferno. Il governo greco offre circa 2.000 euro ad ogni migrante che in particolare dalle isole dell’Egeo sarà disposto al rimpatrio.

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Stretto tra il braccio di ferro sempre più serrato sui migranti con la Turchia e il timore del diffondersi del coronavirus anche nei campi sovraffollati di baracche e tende tra Lesbo, Chios, Samos, Leros e Kos, il governo di Atene ha concordato con la Ue un meccanismo temporaneo volto a favorire il rientro volontario al loro Paese d’origine di circa 5.000 persone.

 “Il programma dipende dai fondi europei, durerà un mese ed è indirizzato a coloro che sono arrivati sul territorio greco prima del gennaio 2020” hanno detto dopo il loro incontro ad Atene giovedì il commissario Ue agli Affari Interni, Ylva Johansson, e il ministro ellenico per le Migrazioni, Notis Mitarakis.

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Un piano, quello dell’Ue, che sarà finanziato proprio con i 700 milioni messi a disposizione dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen.

Le operazioni di rimpatrio saranno gestite dall’Oim in collaborazione con Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera, che in contemporanea ha anche inviato 100 guardie al confine terrestre greco-turco per frenare Il piano che ha lo scopo di alleggerire la pressione migratoria sulla Grecia prevede anche una redistribuzione tra i vari Paesi membri dell’Ue delle migliaia di minori non accompagnati presenti nei campi profughi del Paese (5mila secondo una stima di Save the Children), in condizioni di vita tali da provocare gravi traumi psicologici ed esposti anche a soprusi.  Johansson – socialdemocratica svedese a cui è stato assegnato questo compito poco più di 100 giorni fa – ha inoltre chiesto alla Grecia di ricevere informazioni sul centro di detenzione illegale che il New York Times ha rivelato   in una sua inchiesta. Secondo il giornale americano, i richiedenti asilo vengono catturati e picchiati, prima di essere espulsi dalla Grecia senza la possibilità di parlare con un avvocato o chiedere asilo. Vorrei saperne di più su questo tipo di detenzioni temporanee che hanno istituito” – ha sottolineato la commissaria europea – “naturalmente puoi essere trattenuto per un certo periodo, ma non si possono tollerare questo tipo di violenze”.

Rientro volontario: in quell’aggettivo c’è tutta la ipocrisia europea. Quale libertà di scelta hanno quei disperati ammassati in condizioni disumane in campi sempre più simili a lager. E i Paesi di origine nel quale dovrebbero far rientro sono segnati da guerre, povertà assoluta, disastri ambientali: Siria, Afghanistan, Somalia, Libia, solo per citarne alcuni. 

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Rientro volontario: in quell’aggettivo c’è tutta la ipocrisia europea. Quale libertà di scelta hanno quei disperati ammassati in condizioni disumane in campi sempre più simili a lager. E i Paesi di origine nel quale dovrebbero far rientro sono segnati da guerre, povertà assoluta, disastri ambientali: Siria, Afghanistan, Somalia, Libia, solo per citarne alcuni. 

Il “modello” greco

In Grecia i rifugiati e richiedenti asilo sono circa 80mila. Di questi, ben 42mila si trovano confinati sulle isole dell’Egeo. L’Europa ha scelto di restare succube del “Ricattatore di Ankara”, al secolo il presidente turco Recep Tayyp Erdogan  La tensione però al confine greco-turco continua ad aumentare. Negli ultimi giorni, molti rifugiati hanno cercato di entrare in Grecia attraverso il confine settentrionale del fiume Evros. Le forze di polizia e l’esercito hanno aumentato le pattuglie al confine con la Turchia. Secondo il governo greco sarebbero oltre 32.000 persone bloccate al confine tra Grecia e Turchia e 231 i migranti arrestati.

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La maggior parte non proviene dalla Siria ma dall’Afghanistan e dal Pakistan. “Ma – spiega Laura Stopponi, responsabile dell’ufficio Europa di Caritas Italiana – stando alle testimonianze di alcuni migranti sono state le autorità turche ad averli informati sull’apertura dei confini, così in migliaia si sono messi in viaggio». Il governo greco ha aumentato rapidamente la presenza di polizia ed esercito al confine con Evros. Il governo afferma che non consentirà alcun nuovo arrivo e si sta dissuadendo dal proteggere i confini della Grecia e dell’Europa da qualsiasi ‘violazione illegale’. Chiunque entri sarà arrestato”. Intanto, continua Stopponi, “i migranti si sono radunati per tutta la lunghezza (212 km) del confine greco – turco. C’è chi tenta di attraversare il fiume in barca o addirittura nuotando”. “La Grecia –  spiega Stopponi, – impedisce anche a tutti i profughi bloccati sulle isole di raggiungere la terraferma. Se la raggiungessero il Governo greco teme che possa passare il messaggio che la Grecia appunto è pronta ad accoglierli. Il confine greco – turco, di fatto, è diventato la terra di nessuno ed è impossibile per le ong accedervi”.

Attualmente il governo greco ha deciso di aumentare al massimo livello le guardie di frontiera con forze di polizia ed esercito e sospendere tutte le domande di asilo con possibile rimpatrio immediato delle persone nel Paese di origine. “Nessuna ong”, come riferisce la Caritas Hellas (Caritas Greca), “è presente agli scontri sul confine perché la zona è totalmente sotto il controllo del governo e, sfortunatamente, le ong non sono più viste di buon occhio”. “Pensare –  conclude Stopponi –  che la Grecia sia ‘lo scudo dell’Europa’ e vedere le persone trattate come pedine politiche è semplicemente vergognoso”.

E anche sulle isole la situazione è drammatica: «I campi sono molto affollati e la popolazione locale è diventata aggressiva”, dice Lisetta Milliari di Caritas Hellas. “Gli arrivi totali nel 2019 sono stati di 74.613 persone e 6127 migranti sono arrivati solo negli ultimi due mesi. Sull’isola di Lesbo ci sono più di 25.000 migranti e rifugiati che vivono come sempre in condizioni orribili nella zona intorno al campo ufficiale di Moria”.

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Bambini in sicurezza. L’Italia non c’è

Intanto, FinlandiaFranciaGermaniaLussemburgoCroaziaIrlanda e Portogallo hanno accettato di accogliere minori non accompagnati, per un totale di circa 1.600 bambini. Sette Stati membri “sono pronti ad accogliere almeno 1.600 minori non accompagnati” da Grecia, Malta e Cipro, “altri Paesi ci stanno pensando, spero che i primi ricollocamenti possano iniziare già la prossima settimana. Non è una promessa, ma è inutile aspettare ancora”. ha dichiarato Johansson che a chi gli ha chiesto come questo sia compatibile con l’emergenza coronavirus ha risposto: “Bisognerà vedere se applicare misure specifiche per evitarne la diffusione”.

Chi invece si è rifiutato è il governo olandese. La ministra Broekers-Knol, del partito Vvd, guidato dal premier Mark Rutte, a margine del Consiglio Ue Affari interni ha dichiarato che la possibilità di accogliere i minori deve essere valutata “nel contesto della dichiarazione Ue-Turchia. I Paesi Bassi sono pronti a dare ogni supporto necessario alla Grecia, nell’inviare personale che possa aiutarli a identificare i migranti, la loro registrazione e qualsiasi cosa serva. Ma non siamo disposti a occuparci dei bambini”. Appellandosi all’accordo stipulato nel 2016 con Ankara sulla gestione dei flussi migratori, nonostante la sua palese violazione da parte del presidente Erdogan, il membro del governo di Amsterdam ha aggiunto: “Credo sia molto importante per l’Unione essere coscienti che la dichiarazione Ue-Turchia esiste ancora e dobbiamo lavorare duramente per mantenerla così”.

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Il futuro sulla politica migratoria della Ue rimane quantomeno incerto, e a sottolinearlo è proprio la Johansson stessa che ha detto: “La mancanza di una politica europea comune in materia di migrazione e asilo ci sta costando molto caro proprio in questo momento, vedendo quello che sta accadendo in Grecia”.

Mediterraneo, fuga disperata

Nel Mediterraneo centinaia di persone rischiano la vita per cercare scampo dalle guerre.  Al momento, secondo Alarm form,la piattaforma, istituita nel 2014 da reti di attivisti e rappresentanti della società civile in Europa e Nord Africa, per dare la possibilità ai migranti in difficoltà di diffondere il loro SOS, ci sono 110 persone in difficoltà su un gommone, nella zona Sar maltese.

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“Questa notte siamo stati contattati da 110 persone in pericolo su un gommone nella zona SAR maltese – ha scritto Alarm phone su Twitter – Ci hanno detto di essere fuggiti dalla Libia e di essere a mare da più di 30 ore. La barca si sta sgonfiando e hanno bisogno di immediato soccorso!”. In un secondo tweet, l’organizzazione ha detto di aver ricevuto un’altra richiesta di aiuto: “Vi prego, le nostre vite contano!” ha detto la persona al telefono. Alarm phone denuncia: “Mentre l’Europa protegge i suoi cittadini e i suoi confini, 110 persone sono lasciate a morire in mare”. E ancora: “Chiediamo soccorso immediato, Malta abbandoni questa politica di non assistenza!”.

Un SOS disperato che rischia di restare inascoltato da una Europa che al tempo del coronavirus non ha tempo e volontà di farsi carico dei più deboli e senza diritti. Neanche quello alla vita.

 

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