Israele, Ayman Odeh: "Siamo noi l'alternativa alla destra. Ora una battaglia di opposizione"

Umberto De Giovannangeli intervista Ayman Odeh, leader della Joint List, la Lista araba unita in Israele, alla luce della vittoria di Netanyahu

Ayman Odeh

Ayman Odeh

La sinistra in Israele affida il suo incerto futuro ad un arabo israeliano: Ayman Odeh, leader della Joint List, la Lista araba unita. Una unità che ha pagato visto che, a oltre il 90% delle schede scrutinate, la Joint List conquista 15 seggi alla Knesset, il Parlamento israeliano, due in più delle elezioni di settembre. Un risultato storico. A caldo Odeh ne parla con Globalist.


Quando sono stati scrutinati più del 90% dei voti, la Joint List conquista 15 seggi, consolidando il suo essere la terza forza nel nuovo Parlamento.


"Questo è il più grande risultato parlamentare dalla prima Knesset nel 1949. Un risultato tanto più significativo visto che siamo stati l’unico partito di opposizione a crescere rispetto alle elezioni di settembre”.


Da cosa è dipeso questo risultato?


“Dalla coerenza delle nostre posizioni. Da una opposizione netta alle destre e non solo a Netanyahu. L’ambiguità non paga, e Benny Gantz (il leader del partito centrista Kahol Lavan, ndr) ha pagato caro le sue oscillazioni. Si era accreditato come l’uomo che avrebbe unito Israele e invece ha condotto una campagna elettorale che ha diviso il fronte anti-destre”.


Lei fa riferimento all’affermazione di Gantz che se fosse stato lui a vincere non avrebbe imbarcato la Joint List nel suo governo?


“A questo, certamente, ma non solo a questo. Alla prova dei fatti, Gantz non ha saputo, o forse non ha voluto, presentarsi come il leader di un vero cambiamento, portatore di una visione radicalmente alternativa a quella delle destre. Ha rincorso Netanyahu cercando di accreditarsi come un moderato dalle mani pulite, ma sui grandi temi sociali e politici, ha fato prevalere la linea della continuità rispetto a quella della rottura. Una scelta che non ha pagato. Come non ha pagato il suo accodarsi a Netanyahu nell’accettare il cosiddetto ‘Piano del secolo’ di Trump. Quel piano è stato confezionato ad uso e consumo elettorale di Netanyahu, del quale il presidente Usa è non solo un convinto sostenitore ma anche amico personale. Giocare sulla difensiva è un errore che in politica può costar caro. Se oggi Netanyahu può gioire non è certo per aver ottenuto il sostegno degli arabi israeliani, ma per i risultati negativi ottenuti da Kahol Lavan e dalla sinistra sionista”.


La Joint List è oggi è il partito di opposizione più forte nel campo progressista. Come intende usare il consenso ricevuto?


"Dobbiamo diventare l'alternativa di principio alla mappa politica israeliana. Questo è l'inizio dell'ascesa di una vera sinistra Una sinistra che supera i vecchi steccati identitari, che unisce per la visione e le battagli che conduce al di là dell’appartenenza comunitaria. La Joint List nasce avendo come punto di riferimento la comunità araba israeliana (oltre il 20% della popolazione d’Israele, ndr) ma il risultato straordinario che abbiamo ottenuto in queste elezioni lo si deve al fatto che siamo riusciti a parlare anche ai cittadini ebrei israeliani progressisti, contrari alla deriva etnocratica della destra e insofferenti alla subalternità culturale, prim’ancora che politica, dimostrata dalla sinistra tradizionale. Ora il nostro impegno è quello di lavorare, fin da subito, per costruire relazioni con tutte le comunità israeliane che affrontano l'ingiustizia”.


Il voto premia Netanyahu. Da cosa nasce, a suo avviso, questo successo?


R)”Le componenti di questo risultato sono diverse: c’è la tempra di combattente di Netanyahu, l’aver condotto una campagna elettorale aggressiva a differenza del suo maggiore sfidante. Ma dietro questo risultato c’è anche un dato che deve far riflettere e inquietare: una parte d’Israele ha dato fiducia a un leader che tra qualche settimana potrebbe essere condannato per gravi reati di corruzione. Quel voto dice che tanti israeliani tra legalità e l’uomo forte, hanno scelto quest’ultimo”.


Il fronte delle destre sfiora la maggioranza dei 61 seggi (59) ma non la raggiunge. Torna decisivo Yisrael Beiteinu, il partito della destra nazionalista di Avigdor Liberman?


R)” Aggrapparsi a Lieberman sarebbe il suicidio politico per le forze progressiste israeliane. Lieberman non ha aumentato i suoi consensi e di fronte al successo di Netanyahu il suo potere d’interdizione è decisamente diminuito. Se la sinistra non vuole scomparire definitivamente, deve attrezzarsi ad una battaglia di opposizione. A questo non esistono scorciatoie”.