Il segretario dell'Olp: "Il piano di Trump sulla Palestina è uno sfregio, l'Europa dica no"

Saeb Erekat è segretario generale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina: "Un colpo mortale inferto ad una pace giusta fondata sulla soluzione a due Stati. E’ una truffa non un accordo”.

Saeb Erekat segretario generale dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina)
Saeb Erekat segretario generale dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina)
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

28 Gennaio 2020 - 13.28


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E’ la memoria storica delle trattative di pace con Israele. L’uomo che ha anticipato le svolte più importanti nella politica palestinese. Oggi, Saeb Erekat è segretario generale dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina). A poche ore dalla presentazione ala Casa Bianca del “Piano del secolo” da parte del presidente Usa Donald Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu, in questa intervista in esclusiva concessa a Globalist, Erekat anticipa le prossime mosse della leadership palestinese e motiva il rigetto del Piano: “Il presidente Trump – afferma Erekat – spaccia per Stato un bantustan palestinese. Il cosiddetto ‘Piano del secolo’ è un colpo mortale inferto ad una pace giusta, duratura, fondata sulla soluzione a due Stati. E’ la truffa del secolo e non un accordo”.

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E poi l’appello all’Europa: “Non avalli questo sfregio, non si renda complice di un regalo fatto da Trump ai falchi di Tel Aviv”.

Tra poche ore alla Casa Bianca, Donald Trump con a fianco Benjamin Netanyahu ufficializzeranno il “Piano del secolo”, già abbondantemente anticipato dalla stampa mondiale. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, ha convocato per stasera una riunione straordinaria della dirigenza palestinese. Con quali intenti?

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“Chiamare alla mobilitazione generale contro un Piano che cancella il diritto del popolo palestinese ad uno Stato indipendente, con piena sovranità nazionale, entro i confini del ’67 e con Gerusalemme Est come sua capitale. Quel Piano è un regalo che Trump fa al suo amico Netanyahu e alla destra ultranazionalista israeliana. Quel Piano lede il diritto internazionale, ridefinisce unilateralmente i confini d’Israele, proclama l’annessione della Valle del Giordano, chiude qualsiasi negoziato sullo status di Gerusalemme. Il Piano Trump-Netanyahu è una sfida all’intero mondo arabo al quale chiediamo una presa di posizione netta di rifiuto. Se Netanyahu intende utilizzare questo Piano come copertura per avviare l’annessione dei Territori palestinesi, ciò porterà  al ritiro dagli accordi di Oslo, perché quel Piano è un tentativo di distruggere la soluzione a due Stati”.

Io penso che alla fine lo vorranno. È molto buono per loro”: Trump continua a professare ottimismo.

”È un ottimismo del tutto fuori luogo. Cosa sarebbe ‘buono’ per noi palestinesi? Uno staterello del quale non controlleremmo neanche i confini, depredato di terre e risorse idriche, senza Gerusalemme Est come capitale…Noi ci opporremo in ogni sede a questo scempio di legalità. Credo di aver accumulato una certa esperienza in materia di negoziati con Israele, e le posso assicurare che non esiste un leader palestinese e arabo, anche il più incline al compromesso, che possa sottoscrivere una pace con Israele che tagli fuori Gerusalemme. Il solo pensarlo, vuol dire chiamarsi fuori dalla realtà. Gerusalemme Est, con la Spianata delle Moschee, è il terzo luogo sacro dell’Islam, non potrà mai esistere uno Stato di Palestina che non avesse Gerusalemme Est come capitale. Il deal of century disconosce questa realtà, la cancella. I consiglieri del presidente Trump ritengono che con la scelta compiuta unilateralmente, la questione-Gerusalemme sia ormai definitivamente fuori dal negoziato, che alla fine i Palestinesi, presi per fame, dovranno prenderne atto. Ma un accordo di pace non può basarsi su di un ricatto. E nessun leader arabo, neanche il più vicino agli Stati Uniti, potrà mai acconsentire. Per noi palestinesi quello di Trump è il Piano della resa. Noi non lo accetteremo mai”.

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L’Europa è ancora legata, almeno ufficialmente, ad una idea di pace fondata sulla soluzione “a due Stati”. Ma esiste ancora uno spazio, e una volontà politica, per praticare questa soluzione?

”Per quanto ci riguarda, la risposta è sì. Altre soluzioni non ne esistono, almeno che non si spaccino per soluzioni il mantenimento dello status quo o la creazione di un bantustan palestinese spacciato come Stato. Uno Stato è tale se ha piena sovranità su tutto il proprio territorio nazionale, se ha confini certi, se ha il controllo delle risorse idriche. Altrimenti è una farsa che finisce per legittimare lo stato di apartheid che vige in Cisgiordania o la punizione collettiva inflitta da Israele a due milioni di palestinesi con l’assedio a Gaza che dura ormai da undici anni. Noi siamo pronti a tornare al tavolo del negoziato già da domani. Quello che chiediamo è che la trattativa sia fondata sulla legalità internazionale sancita da tre risoluzioni Onu. E’ chiedere troppo?. E’ tempo per la comunità internazionale, e in particolare per coloro che continuano a condividere “valori democratici” con Israele, come l’Unione Europea, di prendere misure in conformità con questa nuova realtà di Israele, uno Stato che viola sistematicamente i suoi obblighi sanciti diritto internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite, definendosi come uno Stato di apartheid. Sappiamo che in Israele esistono persone, associazioni, partiti che continuano a battersi per il dialogo e che cercano di opporsi a questa deriva fondamentalista. Riconosciamo e apprezziamo ciò che fanno, ma questo non può fornire una giustificazione all’Europa per non agire. Non è più tempo di dire “be’, certo, i governanti israeliani, i falchi, gli oltranzisti, si comportano come non dovrebbero, ma in Israele c’è chi la pensa diversamente, e questo è segno che la democrazia tiene”.Non sa quante volte mi sono sentito fare questo discorso, che era l’anticipazione del non agire. E’ come se l’Europa si fosse voluta autoassolvere. Così facendo ha finito per rafforzare i fondamentalisti e indebolire le voci critiche. Proseguire su questa strada sarebbe più che un errore. Significherebbe essere complici, alla luce del sole, di questo regime di apartheid che si fa Stato”.

Lei fa riferimento ad uno Stato palestinese entro i confini antecedenti la guerra dei Sei Giorni. Ma da quel luglio del 1967 sono trascorsi più di mezzo secolo e la realtà sul terreno è profondamente cambiata. Non c’è del vero in questa considerazione che viene fatta da politici israeliani, non solo della destra?

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”Questa realtà cambiata non è dovuta a eventi naturali ma a forzature unilaterali compiute nel corso di questi decenni da Israele. Cosa c’è di ‘naturale” nella colonizzazione della Cisgiordania, nella confisca di terre palestinesi, nella pulizia etnica portata avanti nei confronti dei palestinesi a Gerusalemme Est? La realtà non è immutabile. Quel che diciamo è molto semplice: le risoluzioni Onu sono la base di una seria trattativa, possono esserci modifiche, circoscritte, delle linee di confine ma esse vanno negoziate sulla base del principio di reciprocità. In questo senso, un vero deal of century già esiste, e realizzarlo significherebbe davvero cambiare il volto del Medio Oriente”.

E quale sarebbe pieno taumaturgico Piano?

”L’Iniziativa di Pace Araba. Quella accettata da tutti i Paesi che fanno parte della Lega Araba. L’Iniziativa che prevede la nascita di uno Stato palestinese indipendente, entro i confini del ’67, a fianco dello Stato d’Israele. La forza di quell’Iniziativa non sta solo nel fatto di rendere giustizia a un popolo che rivendica il proprio diritto all’autodeterminazione. La forza sta che su questa strada vi sarebbe la normalizzazione dei rapporti tra Israele e l’insieme dei Paesi arabi. Questa sì che sarebbe una svolta storica”.

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Gli Accordi di Oslo sono a rischio? Le agenzie internazionali hanno rilanciato una sua dichiarazione che va in questa direzione…

“Non ribaltiamo la verità dei fatti. Se Netanyahu darà il via all’annessione della Vallle del Giordano sarà proprio Israele “ad uscire ufficialmente dagli Accordi di Oslo”

Siamo comunque a un passaggio storico nel conflitto israelo-palestinese. In questo momento cosa si sente di chiedere alla comunità internazionale?

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Limmediato riconoscimento di uno Stato palestinese nei confini del 1967, con Gerusalemme est capitale. Ed è una richiesta che rivolgiamo in particolare all’Unione europea. Non siate complici della Truffa del secolo”.

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