Haftar sfida Erdgogan: 28 morti nel raid a una scuola militare a Tripoli

Le forze del generale della Cirenaica parlano di 'rappresaglia' per un bombardamento turco. Begli scorsi giorni Haftar ha dichiarato il jihad verso la Turchia

La scuola militare

La scuola militare

globalist 5 gennaio 2020
Una 'rappresaglia' per il bombardamento turco compiuto contro la 'brigata salafita 2010': così le forze del generale Khalifa Haftar giustificano il bombardamento di stanotte alla scuola militare di Tripoli. Una rappresaglia che è costata la vita a 28 studenti e ne ha feriti altri 18. La "Divisione informazione di guerra" delle forze del generale ha sostenuto che "l'aviazione ha preso di mira un raggruppamento di cento miliziani presso l'Accademia militare che si preparavano a partecipare ai combattimenti in corso e almeno 70 fra loro sono stati uccisi".
Immagini mostrano un piazzale con una decina di corpi a terra, pozze di sangue e quattro automezzi bianchi oltre a feriti che vengono curati in una struttura sanitaria. Il raid, assieme a un altro che avrebbe colpito di nuovo l'aeroporto internazionale Mitiga, è stato condotto mentre l'Italia e le altre potenze europee lavorano a una missione diplomatica che eviti un'escalation militare in Libia.
Ma soprattutto è stato sferrato poche ore dopo che Haftar, il quale da aprile cerca di conquistare Tripoli, ha lanciato una drammatica chiamata alle armi: un appello a tutti i libici contro un eventuale intervento militare di Ankara, dove il parlamento ha autorizzato il presidente Recep Tayyip Erdogan a inviare soldati per rafforzare il governo di Tripoli sostenuto dall'Onu.
"Noi accettiamo la sfida e dichiariamo il jihad e una chiamata alle armi", ha attaccato Haftar in un discorso trasmesso in tv, invitando "uomini e donne, soldati e civili, a difendere la nostra terra e il nostro onore". L'uomo forte di Bengasi ha quindi insultato Erdogan dandogli dello "stupido sultano" e ha accusato Ankara di essere intenzionata a "riprendere il controllo della Libia", che è stata una provincia dell'Impero Ottomano fino alla conquista coloniale italiana nel 1911.