La lotta di classe dello zar Boris Johnson

Molti gli elettori del leader Conservatore pensano che la lotta di classe sia una guerra santa tra poveri e che il nemico di classe sia il lavoratore straniero che ruba il lavoro agli indigeni.

Boris Johnson

Boris Johnson

David Grieco 13 dicembre 2019
Il risultato delle elezioni in Gran Bretagna ha reso evidente un fenomeno che noi di sinistra fatichiamo non poco a mettere a fuoco. Sto parlando della crisi della globalizzazione e dell'avvento di una sorta di nazionalismo sociale che ci sta riportando indietro al nazionalsocialismo di hitleriana memoria.
È il contrappasso di una globalizzazione che la sinistra ha sempre cavalcato ma che è stata paradossalmente avviata quarant'anni fa da Margareth Thatcher, dopo un trionfo elettorale che somigliava in modo impressionante al modo in cui Boris Johnson ha annichilito i laburisti di Jeremy Corbyn.
A suo tempo, la Thatcher uscì dalla grave crisi economica che affliggeva la Gran Bretagna svendendo il paese a chiunque, nuovi magnati arabi in prima fila. Da questo punto di vista, Johnson non potrà imitarla. Cercherà di fare accordi privilegiati con gli Stati Uniti, ma questi eventuali accordi saranno per forza condizionati dalla presenza o meno del suo omologo Donald Trump alla Casa Bianca.
Boris Johnson ha stravinto le elezioni al grido di "prima gli inglesi!", così come prima di lui avevano conquistato il potere il turco Erdogan, il brasiliano Bolsonaro e lo stesso Donald Trump. Per non parlare di Matteo Salvini, che aspetta come un falco di andare al potere in Italia con la sola frase "prima gli italiani".
Del resto, anche Salvini ha cannibalizzato la sinistra allo stesso modo. Non è un segreto che i suoi elettori provengano in larga parte dalla vecchia sinistra. Hanno scelto il Capitano perché hanno creduto, come gli elettori di Boris Johnson, che la lotta di classe sia una guerra santa tra poveri e che il nemico di classe sia il lavoratore straniero che ruba il lavoro agli indigeni.
Questo colossale equivoco sta conquistando il mondo e non è realistico pensare di poterlo fermare. Anche in Italia accadrà ciò che è già accaduto un po' dappertutto. I sovranisti vincono, governano e vengono giudicati come chiunque altro. Nel pianeta del Terzo Millennio non sembrano avere molte chances di successo visto che non hanno uno straccio di idea o di programma. Al loro avvento potrebbe purtroppo far seguito una crisi economica ancora più grave di quella che stiamo attraversando da più di dieci anni.
La sinistra cosa può fare nel frattempo? Secondo me, deve continuare a lavorare e a battersi per i temi cruciali legati alla nostra sopravvivenza: il lavoro, l'ambiente, e le nuove tecnologie che possono cambiare radicalmente il nostro modo di vivere. Ma deve soprattutto saper rinunciare ai vecchi slogan e al vecchio concetto di lotta di classe ormai irrimediabilmente pervertito dai sovranisti. La destra conservatrice di una volta non esiste più, sarebbe ora di sancirne l'estinzione, come quella della classe media e dei cosiddetti moderati.
Stiamo traversando il deserto, e questo deserto è veramente tale. Le carcasse delle nostre convinzioni biancheggiano sotto un sole cocente e fa caldo, tanto caldo. Se vogliamo arrivare dall'altra parte abbiamo bisogno di acqua, nient'altro che acqua. Come le sardine.