Sapete quante sono le donne leader in politica in Europa e nel mondo?

Quanti e quali Paesi sono guidati da una donna e i numeri, inoltre, che mostrano le ampie differenze in Parlamento tra componente maschile e femminile

Sanna Marin

Sanna Marin

globalist 11 dicembre 2019

Il 9 dicembre, Sanna Marin è stata nominata come nuova prima ministra del governo finlandese, a capo di una coalizione formata da cinque partiti, tutti guidati da donne. Secondo l’emittente di Stato finlandese Yle, il nuovo esecutivo sarà composto da 18 dicasteri, con 11 ministre (più Marin) e 7 ministri, dunque con una maggioranza di donne all’interno del governo.


Ma ci sono altri Paesi nell’Unione europea in una situazione simile? E a livello mondiale, quante sono le leader di governo e quante donne ci sono nei Parlamenti nazionali? Vediamo un po’ di numeri.  


In una tabella (qui consultabile) abbiamo raccolto la composizione dei governi – considerando solo i ministeri – dei 28 Stati membri dell’Ue, con l’aggiunta di Islanda, Norvegia e Svizzera.


A un primo colpo d’occhio, si nota subito che pochi Paesi europei hanno una donna come capo del governo. In totale sono solo sei su 31 (il 19,3 per cento): Austria (con Brigitte Bierlein), Belgio (Sophie Wilmès), Danimarca (Mette Frederiksen), Germania (Angela Merkel), Islanda (Katrín Jakobsdóttir) e Norvegia (Erna Solberg). A questi si aggiunge ora anche la Finlandia, con Sanna Marin. 


Un governo a maggioranza femminile, come quello che si prospetta per la Finlandia con Marin, non sarebbe una novità assoluta. Già oggi, tre esecutivi in Europa hanno più ministre che ministri: la Svezia di Stefan Löfven (12 donne e 10 uomini), la Francia di Édouard Philippe (9 donne e 7 uomini) e la Spagna di Pedro Sánchez (9 donne e 8 uomini), che ora sta cercando di formare un nuovo governo dopo le elezioni di novembre scorso. A questi tre si aggiunge lo stesso governo uscente finlandese, del dimissionario Antti Rinne, che aveva già una maggioranza femminile (11 ministre e 7 ministri).


Il Paese Ue con meno donne al governo è invece la Lituania (una sola ministra su 14), mentre in cinque hanno solo due ministre: Cipro, Estonia, Grecia, Malta e Ungheria. Lettonia, Romania e Belgio ne hanno invece tre a testa.


L’Italia di Giuseppe Conte ha invece sette ministre donne su 21 (un terzo), un numero identico a quello del Regno Unito di Boris Johnson. Con oltre il 40 per cento di ministre, ma sotto la maggioranza del 50 per cento, ci sono poi i Paesi Bassi di Mark Rutte e l’Austria di Brigitte Bierlein. Un caso particolare è quello del Consiglio federale svizzero, presieduto da Ueli Maurer, con gli altri sei membri divisi tra tre donne e tre uomini.


Con la nomina a prima ministra della Finlandia, Sanna Marin è diventata anche la leader di uno dei 36 Paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).


Se dai 28 Stati membri Ue (più i tre extra-Ue) si passa a quelli dell’Ocse, la percentuale di capi di governo donna non cambia (qui la tabella consultabile). Oltre alle sei leader europee viste prima (Austria, Belgio, Danimarca, Islanda, Germania, Norvegia, con la neoaggiunta della Finlandia), si aggiunge solo la Nuova Zelanda come Paese Ocse con a capo una donna (Jacinda Ardern). La percentuale resta più o meno la stessa, dal 19,3 per cento europeo al 19,4 per cento.


Il Canada di Justin Trudeau, su 36 ministeri, ha il 50 per cento di ministre, mentre una percentuale piuttosto elevata è raggiunta anche dalla Corea del Sud di Lee Nak-yon (41,6 per cento). Le percentuali più basse sono toccate dagli Stati Uniti di Donald Trump (solo due membri su 15 del suo gabinetto sono donne) e da Israele di Benjamin Netanyahu (tre ministre su 31).


Curiosità: Marin diventerà anche la più giovane leader di un Paese Ocse. Sulla base delle definizioni generazionali del Pew Research Center, il Guardian ha infatti calcolato che la neo prima ministra finlandese è l’unica millennial a capo di un governo Ocse, essendo nata dopo il 1981.


17 leader sono invece nati tra il 1965 e il 1980 – i cosiddetti membri della “generazione X” – mentre i restanti 18 sono baby boomers, nati entro il 1964. Tra questi, c’è anche l’italiano Giuseppe Conte (nato l’8 agosto 1964).


In generale, la rappresentanza politica femminile nel mondo è ancora bassa rispetto a quella maschile, nonostante ci siano stati dei miglioramenti negli ultimi anni. A certificare questo trend di crescita è stata l’Un Women (l’Agenzia delle Nazioni unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile), che sul suo sito ufficiale ha pubblicato alcune statistiche sulla partecipazione delle donne alla politica nel mondo.


«Solo il 24,3 per cento di tutte le parlamentari nazionali nel mondo erano donne al 1° febbraio 2019», scrive Un Women. «Un lento aumento rispetto all’11,3 per cento del 1995».


Insieme con l’Inter-parliamentary Union (un’istituzione interparlamentare che riunisce i Parlamenti di tutto il mondo), a marzo 2019 Un Women ha pubblicato l’infografica Women in Politics 2019, che fotografa in una mappa (qui consultabile in alta definizione) la presenza governativa e parlamentare delle donne in 188 Stati al 1° gennaio 2019. In quella data, 1.412 ministeri in tutto il mondo erano in mano a ministre, con “Affari sociali”, “Famiglia” e “Ambiente” come categorie più rappresentate.


Meno di un anno fa, le donne capo di Stato erano però solo 10 su 152 (il 6,6 per cento), mentre le donne a capo di un governo erano in percentuale ancora meno: 10 su 193, il 5,2 per cento. Le percentuali migliorano se si prendono in considerazione le presidenze delle Camere (55 su 279, 19,7 per cento) e le portavoci dei membri dei Parlamenti (180 su 638, il 28,2 per cento).


Come spiega Un Women, esistono poi ampie differenze tra le percentuali di donne in Parlamento nei vari Paesi del mondo. A febbraio 2019, quelle più alte erano nei Paesi del Nord (qui in media il 42,5 per cento dei parlamentari era composto da donne), seguiti da quelli delle Americhe (30,6 per cento), dell’Europa (28,6 per cento), dell’Africa sub-Sahariana (23,9 per cento), dell’Asia (19,8 per cento), dell’area araba (19 per cento) e di quella del Pacifico (16,3 per cento).


La finlandese Sanna Marin è oggi la leader più giovane alla guida di uno Stato membro dell’Ue e dell’Ocse. Un suo governo a maggioranza femminile non sarebbe però una novità assoluta nel nostro continente.


Ad oggi – se non si conta il governo uscente finlandese di Antti Rinne – già Spagna, Svezia e Francia hanno più ministre che ministri. Cinque Paesi, poi, hanno come capo di governo una donna: l’Austria, il Belgio, la Danimarca, la Germania, l’Islanda e la Norvegia.


Se si guarda ai 36 Paesi Ocse, rispetto a quelli già citati, soltanto la Nuova Zelanda di Jacinda Ardern è guidata da una donna.


A livello mondiale, seppure ci siano stati miglioramenti nel corso degli ultimi anni, la rappresentanza femminile nei Parlamenti è ancora molto bassa rispetto a quella maschile. Secondo le rilevazioni Onu aggiornate a febbraio 2019, all’epoca, su 100 parlamentari, quasi 25 erano donne: meno di una su quattro.