Socialisti e Podemos firmano un accordo per un governo progressista in Spagna

Sanchez e Iglesias si uniscono per sbloccare la situazione e i franchisti di Vox tuonano: "Il Psoe abbraccia il comunismo bolivariano, alleato di un colpo di stato".

Sanchez e Iglesias

Sanchez e Iglesias

globalist 12 novembre 2019
Il leader socialista spagnolo Pedro Sanchez e il capo di Podemos Pablo Iglesias stretti in un abbraccio durante la conferenza stampa congiunta convocata oggi al Congresso per illustrare i termini dell'accordo fra le due forze politiche di sinistra per formare il prossimo governo spagnolo. È l'immagine altamente simbolica che caratterizza questa giornata di svolta in Spagna.
Dalle elezioni dello scorso 28 aprile e durante tutta la campagna elettorale per il voto di domenica scorsa fra i due leader è stata contrapposizione, a tratti durissima. Dopo la consultazione di primavera Sanchez non aveva acconsentito alla formazione di un governo che includesse ministri di Podemos, come quest'ultimo chiedeva, in particolare con un ruolo per Iglesias nell'esecutivo.
Ma dalle urne di domenica è emersa una situazione ancora più complicata di quella che Sanchez si era trovato ad affrontare in primavera, che ha reso necessaria maggiore flessibilità.
Vox tuona contro l'intesa - «Il Psoe abbraccia il comunismo bolivariano, gli alleati di un colpo di Stato, nel mezzo di un colpo di Stato», ha tuonato via Twitter il leader del partito spagnolo di ultradestra Vox, Santiago Abascal, commentando l'accordo con socialisti-Podemos. «Li riterremo responsabili di ogni danno che produrranno alla convivenza e all'ordine costituzionale. #EspañaSiempre», ha scritto Abascal.